mercoledì, 16 Giugno, 2021

Cartabia(nca)

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Cartabia(nca) è un modo di dire usato per sottolineare la libertà di movimento nell’affrontare un’impresa o un progetto.

 

Purtroppo non si può affermare che lo spazio lasciato al tecnico di turno al Ministero della (In)Giustizia, che pure aveva a cuore – ipse dixit – la situazione dei praticanti avvocato, abbia giovato alla futura classe forense.

 

Il neo Ministro

La Cartabia si è dimostrata parte attiva di un consolidato sistema vessatorio realizzato dalla casta forense in combutta con il sistema delle scuole di formazione e non ultimo delle case editrici nazionali. 

Ad aggravare la situazione ha contribuito un Parlamento inattivo e privo di concrete iniziative politiche su l’annoso argomento dell’esame di abilitazione forense, prono alla becera partitocrazia ed ai potentati soci-economici che soffocano il Paese, avvilendo i giovani e ritardandone l’accesso al mondo del lavoro.

 

La non riforma

Grazie alla “non riforma” si è derogato ad un penoso esame di stato, realizzando una pessima alternativa. La stessa, già al primo step telematico, aveva lasciato a casa oltre 4000 candidati a causa di un problema tecnico del sistema di registrazione ministeriale. Oggi, a pochi giorni dall’inizio della sessione orale, le corti di Appello sembrano aver tutto sotto controllo, anche in assenza di linee guida chiare, concrete ed applicabili, in maniera omogenea ed uniforme, alle oltre 26.000 individualità che parteciperanno a questa speciale sessione di abilitazione.

 

Nuove problematiche

Si temono nuove problematiche che potevano essere evitate utilizzando il buon senso, qualità poco nota dalla realtà istituzionale in oggetto.

Già oggi le prime criticità sono legate all’operatività del decreto 31 del 2021, recante misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato durante l’emergenza epidemiologica da Covid 19, poiché i criteri di valutazione sono gli stessi delle tre prove scritte previsti dalla legge 247 del 2012 e non certo adeguati alla nuova modalità di svolgimento d’esame.

Dunque è remota l’idea di una valutazione concreta ed omogenea. 

 

Dissennatezza

A conferma della dissennatezza istituzionale basta sottolineare il fatto che in Italia si diventa medici, farmacisti, psicologi, veterinari ed odontoiatri solamente arrivando alla laurea. Per fare l’avvocato, oltre al “pezzo di carta”, sono necessari 18 mesi di tirocinio, una scuola di formazione ed un esame di abilitazione tutt’altro che meritocratico. 

 

Il mondo delle Associazioni

Fondamentale è stato il ruolo delle associazioni dei praticanti le quali hanno raggiunto un obiettivo impensabile fino a pochi anni addietro, ossia l’auto-coscienza del mondo pre-forense. Associazioni come AIPAVV, tra le prime a mettere in campo la revisione dell’esame forense, a chiedere la centralizzazione dei quesiti per non lasciare nessuna discrezionalità in capo alle commissioni o, ancora, un solo orale abilitante, hanno dato speranza a giovani e meno giovani ingabbiati in un circolo vizioso, spesso clientelare ed improntato al familismo amorale. Purtroppo la rivolta, rimanendo tale, non ha avuto sbocchi concreti ed è stata facilmente soggiogata. Oggi, infatti, è tristemente noto come la deroga Cartabia si sia dimostrata uno specchio per le allodole, necessario a smorzare i toni della polemica costruttiva che i giovani praticanti avevano alimentato sui social e innanzi le Corti d’Appello d’Italia. Nonostante tutto, però, ciò conferma la bontà della “pericolosità sociale” raggiunta dai giovani aspiranti avvocati.

 

Nuovi Orizzonti

Questa sconfitta, ormai alle battute finali, apre nuovi orizzonti di confronto politico necessari a rompere il circolo vizioso che le scuole di formazione, spesso partecipate da illustri professori – avvocati, magistrati e professori universitari -, hanno alimentato. Se queste ultime hanno il monopolio della formazione post-laurea, che rende la stessa inutile, diventa prioritario ripensare il percorso universitario in Giurisprudenza.

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Riguardo l'Autore

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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