domenica, 19 Settembre, 2021

Caselli e mani pulite

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Per parafrasare il titolo “Le verità rovesciate di Caselli”. Se vi erano dubbi sulla faziosità del magistrato in pensione credo l’articolo chiarisca. Caselli dice che la stagione di “Mani pulite e delle inchieste sui rapporti tra mafia e politica, segnò un forte recupero di legalità…” ma la “luna di miele è durata poco perché la novità di una magistratura che cercava finalmente di applicare la legge anche ai potenti non poteva lasciare costoro indifferenti tant’è che reagirono con vigore. Da qui la crociata anti giudiziaria”. Ora dal momento che questa è una lettera di Caselli, non vi è dubbio che non si tratti di una ricostruzione giornalistica ma proprio delle sue parole e pensieri. Anzitutto la lettura del momento lascia comprendere una certa confusione nel procuratore Caselli. Iniziamo l’analisi dal fatto che quel clima di cui parla nasce non già da processi celebrati con esiti scritti, quanto piuttosto da una moltitudine di indagini con numerosi arresti che solo in minima parte troveranno, anni dopo, conferma nei processi mentre molti altri finiranno nel nulla. Non possiamo tralasciare il fatto che se di legalità si parla, il procuratore dovrebbe affermare in punta di diritto dove stia la legalità nell’uso della detenzione preventiva ai fini dell’ottenimento di dichiarazioni a carico di questo o quel politico giusto per confermare l’impianto accusatorio dell’indagine. Ma di più, il procuratore dovrebbe dirci se trova “opportuno” che un procuratore che indaga riceva un “prestito in una scatola di scarpe” da un imprenditore che poi indagherà e costringerà a “confessare”. Certo si dirà che questo non c’entra col concetto di legalità. Ed e’ vero ma, ricordare per non dimenticare, l’impatto mediatico dell’inchiesta Mani Pulite, al netto dei reati che pure vi sono stati, non aveva alcuna attinenza col “recupero di legalità” quanto piuttosto con la voluta e ricercata “imposizione di una visione morale“ rappresentata da soggetti che, facendo il loro lavoro, cercavano prove a favore delle proprie indagini. Quando, caro Caselli, nel pieno di Mani Pulite ti sei levato pubblicamente per “denunciare la stortura espressa con i toni da stadio” che vedeva l’opinione pubblica esaltare il lavori delle procure? Perché anche questa è legalità. In un Paese democratico in cui vige il principio di innocenza, accettare il tifo da stadio verso queste indagini, è una stortura della legalità che, oltre al rispetto generale delle regole, prevede anche il rispetto delle regole alla base di un giusto processo. Per le quali un cittadino ha analoghi strumenti per difendersi rispetto all’accusa (le procure) e se una parte gode dell’esaltazione mediatica ed anzi la invoca pubblicamente (il famoso editto pubblico di Borrelli, Di Pietro e c. ) significa alterare la legalità di un processo e ledere i diritti di un cittadino indagato. A maggior ragione quando poi, come accaduto, tale cittadino indagato esce assolto nel processo. Quindi non fu un recupero di legalità ma l’affermazione di una presunta superiorità morale che tanti danni ha creato nel nostro sistema giudiziario e di cui vediamo oggi gli effetti ogni giorno più inquietanti! Ma c’è un’ultima affermazione di Caselli che consegna il suo pensiero in modo chiaro ed inquietante. Ad un certo punto dice che si presenta “ la novità di una magistratura che cercava finalmente di applicare la legge anche ai potenti”!! I termini che si tengono insieme ed inquietano sono “novità e finalmente”. Dunque fino a poco prima di Mani Pulite la magistratura non applicava la legge ai potenti. In termini di legalità occorre intendere che, i potenti facevano evidentemente (secondo il concetto di “finalmente”) pressioni sui magistrati affinché la legge non fosse loro applicata. Se così è vero, quali magistrati o quali politici sono stati perseguiti e condannati per aver “taciuto oppure omesso reati se reati vi furono”? Si dirà che era il “clima” che rendeva impossibile. Bene, ma in quel clima vi erano anche magistrati che hanno fatto carriera. Quindi la carriera l’hanno fatta (non tutti e non per tutti solo quelli che fino a prima di Mani Pulite “non perseguivano” i politici!!) quei magistrati che si sono assuefatti a quel clima? Quindi, si sono assuefatti per carriera oppure hanno fatto carriera a loro insaputa perché comunque inseriti in quel clima e non potevano fare diversamente? Chi non ha fatto carriera perché ha perseguito i politici? Aspetto i nomi per chiarezza e correttezza!! Ma sempre rimanendo sul tema legalità e moralità, il “finalmente” espresso da Caselli è un giudizio di merito o qualitativo. Nel caso come spiega che molte indagini di quel periodo e quelle seguite nel corso degli anni – sempre seguite con “toni da stadio” mai pubblicamente contestati da Caselli e colleghi – sono finite con assoluzioni dopo anni di gogna mediatica ingiusta ed alla prova dei fatti ingiustificata? Chiudo per chiedere se nel concetto di legalità che afferma si possa riconoscere anche il concetto di un altro procuratore del periodo di Mani Pulite – tal Davigo le cui vicende recenti lasciano spazio a dubbi sul corretto approccio di legalità e moralità !!- secondo il quale non esistono imputati innocenti ma solo giudici che non sono riusciti nel proprio lavoro!!! Mi viene in mente una frase che talvolta un noto personaggio pubblico esprimeva nei suoi programmi “Orrore!”. Era Enzo Tortora e suggerisco a Caselli di rileggere quella vicenda e raccontarci cosa e se ha imparato qualcosa. Ad alcuni suoi colleghi, a proposito, è valsa come apripista ignobile verso una luminosa carriera!!! Ma la giustizia non ha fatto salti in avanti ma parecchi indietro. La cronaca testimonia!

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