lunedì, 18 Ottobre, 2021

Caso Aukus, Macron trova l’accordo con Biden

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Dopo una settimana di reprimende francesi contro Washington in seguito al caso Aukus, Joe Biden e Emmanuel Macron sono tornati a parlarsi. È stato il capo della Casa Bianca a telefonare al capo dell’Eliseo per chiarire.
Nella dichiarazione comune diffusa al termine della telefonata, il presidente Usa conviene col francese che “la situazione avrebbe beneficiato di consultazioni aperte” con gli alleati europei, prima di annunciare la nuova intesa di sicurezza anti-cinese con Australia e Gran Bretagna. Ma, soprattutto, parlando di cose concrete, Macron ottiene l’impegno degli Usa a “rafforzare il proprio sostegno alle operazioni militari anti-terrorismo della Francia nel Sahel”. Un patto che va a compensare, almeno in parte, la perdita del contratto miliardario per la produzione di sottomarini che i francesi avevano siglato con l’Australia e che il governo di Canberra ha stracciato preferendo i partner di Aukus, Usa e Regno Unito. Macron e Biden avranno un bilaterale a fine ottobre in Europa, a margine delle riunioni del G20 in programma a Roma il 30 e 31 ottobre.
Il punto di tutta questa storia è che l’Unione Europea non ne esce bene. Ancora una volta non sfoggia una politica estera comune, pur sentendosi trascurata, delusa ed umiliata dal comportamento degli Stati Uniti in quanto alleato della Nato.
Al di là delle dichiarazioni di solidarietà alla Francia fatte dalla Commissaria Van der Leyen, sembrerebbe che l’Ue abbia deciso di lasciare la questione a Macron e al suo chiarimento a ‘tu per tu’ con Biden. Tuttavia, bisognerebbe anche considerare che, spesso, sulle questioni di politica internazionale, la Francia se ne è andata per conto suo senza coinvolgere sufficientemente l’Ue.
L’affaire Aukus è dunque diventata una questione bilaterale tra Usa e Francia. Direttamente è la Francia che ne trarrebbe vantaggi e svantaggi e non tutta la Ue.
Da tempo, l’impegno Usa nel Sahel è una richiesta dell’Eliseo che spinge questo dossier su tutti i tavoli di discussione europei e internazionali. C’è un’altra cosa che Macron avrebbe ottenuto dal presidente degli Stati Uniti: “il riconoscimento della importanza di una difesa comune europea più forte e con maggiori capacità, che contribuisca positivamente alla sicurezza transatlantica e globale e sia complementare alla Nato”. È un altro punto a favore per il capo dell’Eliseo: il progetto di difesa comune è da sempre caro ai francesi, adesso sarà prezioso nella campagna elettorale per le presidenziali del 2022, al di là della sua fattibilità concreta.
I 27 dovrebbero infatti elaborare una politica estera comune per realizzare un vero progetto di difesa europeo, ma anche con l’affare Aukus hanno mancato questo appuntamento per un ritardo che invece andrebbe colmato al più presto.
Non a caso, la premier danese Mette Frederiksen ha detto chiaramente di non capire assolutamente le critiche francesi al comportamento di Biden su Aukus, difendendo la lealtà del presidente Usa all’Alleanza Atlantica e, di fatto, dando voce alle perplessità delle altre cancellerie europee, rimaste in silenzio mentre da Parigi lanciavano bordate contro Washington.
L’alleanza a tre nell’Indo-Pacifico in funzione anti-cinese, l’intesa di cui i leader Ue hanno appreso dai media proprio nel giorno in cui l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell si apprestava a presentare il debole piano europeo per quell’area strategica, uscito di fatto ‘bruciato’ da Aukus, lo sgarbo Usa che ha lasciato tutti a bocca aperta in Europa, seminando strascichi di tensione, diventa alla fine un affare franco-statunitense. Fattore che dimostra quanto fosse preponderante la questione dei sottomarini su tutto il resto. Secondo alcune voci, Macron potrebbe ricavarne altre commesse militari, magari per il tramite del premier indiano Narendra Modi, con cui ha già parlato.
Ad ogni modo, dopo il giorno del chiarimento, l’Ue ha tirato un sospiro di sollievo poiché non c’era nessuna intenzione di seguire la mossa francese contro Washington, era evidente che fosse un atteggiamento da ‘Cicero pro domo sua’. L’ha capito anche il premier britannico Boris Johnson, che al premier francese ha detto: “Macron, datti una calmata”.
Ora a Bruxelles possono riprendere i piani di preparazione del Consiglio Ue-Usa su commercio e tecnologia previsto per il 29 settembre a Pittsburgh in Pennsylvania. Il commissario europeo Thierry Breton, francese, si era fatto portavoce della richiesta dell’Eliseo di rimandare il vertice in seguito alle polemiche su Aukus, ma gli altri paesi Ue hanno fatto muro, stretti tra le pressioni di Parigi e l’indisponibilità a rovinare i rapporti con gli Usa. Portavoce di questa posizione è per esempio il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis.
Il commissario, dopo averne parlato con i colleghi della squadra von der Leyen nella riunione settimanale, ha detto: “Siamo solidali con la Francia, ma consideriamo gli Usa, il Regno Unito e l’Australia come alleati e amici ed è importante che alleati e amici si parlino”.
Dopo il chiarimento, spariscono anche le ombre sul vertice Ue-Usa della prossima settimana, prova del nove sulla capacità dell’Ue di ottenere concessioni da un alleato che, oggettivamente, ha qualcosa da farsi perdonare. Ma, da quanto trapela, il summit, che ha l’obiettivo di concordare standard congiunti su temi come i semiconduttori e l’intelligenza artificiale, non dovrebbe essere una riunione decisiva.
La nota comune diffusa dopo la telefonata tra Biden e Macron annuncia anche il ritorno dell’ambasciatore francese a Washington dalla prossima settimana: Parigi l’aveva ritirato in seguito allo scontro su Aukus (l’ha ritirato anche dall’Australia).
La partita è ancora aperta per l’Ue, che tuttavia avrebbe bisogno di un maggiore spirito unitario tra i suoi membri. Attualmente, Biden dimostra di saper tenere banco nella nuova partita aperta sulla geopolitica.

 

Salvatore Rondello

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