martedì, 3 Agosto, 2021

CASO CHIUSO

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Dopo quasi dieci anni, la Corte Suprema indiana ha disposto la definitiva chiusura dei procedimenti giudiziari aperti a carico dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati, nel 2012, di coinvolgimento nella morte di due pescatori indiani.
La notizia della chiusura del processo è riportata dai maggiori quotidiani indiani e immediatamente ha fatto il giro del mondo.

Il caso
La vicenda aveva fatto molto discutere in Italia e all’estero: il caso dei due fucilieri di marina italiani arrestati dalla polizia indiana ha rappresentato per anni la principale controversia tra Italia e India.
I militari italiani furono accusati di aver ucciso il 15 febbraio 2012, al largo della costa del Kerala, nella parte sud occidentale dell’India, Valentine Jelastine e Ajeesh Pink, due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano.
I fucilieri erano impegnati in una missione antipirateria, a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, a un tratto videro sempre più vicino il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua.
Sfortunatamente, i due pescatori della piccola imbarcazione morirono, mentre rimase ferito Freddy Bosco, l’armatore del peschereccio.
Nel corso di questi lunghi nove anni, i due marò sono stati liberati e riportati in Italia: nel gennaio 2013 i due marò furono autorizzati a trascorrere la detenzione all’ambasciata italiana a Delhi.
Nel settembre 2014, Massimiliano Latorre venne ricoverato per un’ischemia: le autorità indiane gli diedero il permesso per ritornare in Italia per motivi di salute.
In seguito, nel maggio 2016, anche a Salvatore Girone venne permesso il rientro in patria, in attesa del pronunciamento del tribunale internazionale del diritto del mare, a cui l’Italia si era rivolta.

La svolta avvenne nel luglio del 2020, quando il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, decise che la competenza giurisdizionale sul caso spettava all’Italia e aveva, altresì, disposto un risarcimento, pari a cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) a favore delle famiglie dei pescatori uccisi. 
Difatti, la Corte internazionale aveva definito “congrua” la somma pattuita con il governo italiano, stabilendo che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito dell’indennizzo che adesso è stato completato.
A questo punto la Corte suprema indiana ha chiuso il procedimento giudiziario.
Nello stesso tempo, a Roma è stato aperto un procedimento giudiziario, affidato al sostituto procuratore Erminio Amelio, che procederà alla conclusione delle indagini, auspicabilmente entro l’estate.

Le reazioni

Numerose le reazioni bipartisan del mondo politico.
Il Commissario europeo, Paolo Gentiloni ha espresso soddisfazione, definendo la chiusura del lungo contenzioso “un successo della diplomazia italiana”.
Dello stesso avviso, il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio che su Twitter scrive: “Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”.
Per il segretario del Pd, Enrico Letta: “la chiusura del procedimento in India contro i marò Girone e Latorre è la notizia che aspettavamo da tempo. Finalmente!”.
Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia, scrive: “Bene la decisione della Corte Suprema indiana sui nostri marò. Si chiude una vicenda triste che Latorre e Girone hanno vissuto con grande dignità. Militari che hanno fatto il loro dovere, non tutelati a dovere all’epoca dei fatti”.
Molto critiche le parole di Paola Moschetti, moglie di Latorre che all’Ansa dichiara: “Da nove anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma”.
Dello stesso tenore le parole di Vania Ardito, moglie di Salvatore Girone: “Abbiamo appreso ufficiosamente la notizia. Finalmente si è concluso un caso che si sarebbe dovuto concludere in nove giorni ma ci sono voluti più di nove anni”.

Paolo D’Aleo

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