venerdì, 16 Aprile, 2021

Caso Mineo. Dopo l’editto cinese, in 13 si sospendono

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Mineo-deputati-PDIl Pd di Renzi cambia di nuovo verso e sicuro delle sue decisioni molto democraticamente decide di sostituire l'”oppositore” Corradino Mineo, cacciandolo dalla commissione affari costituzionali. La strada per il Governo, che ha perso la conta sulle richieste di fiducia, sembra incagliarsi proprio per i dissensi interni messi a tacere in modo bulgaro o meglio, cinese, per riprendere il viaggio di Renzi in Cina da dove sarebbe partito l’editto.
Corradino Mineo, Senatore dissidente del PD, che in più occasioni ha espresso il suo parere contrario sull’Italicum e sulla riforma del Senato che vorrebbe rimanesse elettivo, viene tolto dalla Commissione Affari Costituzionali, dove queste due norme sono in discussione, e sostituito con Zanda molto più ‘in linea’ del collega, ma non è che uno degli episodi che stanno smuovendo le acque nelle correnti di casa Pd.

Precedentemente, per ragioni analoghe, ci sono stati ben altri due cambi: fuori Vannino Chiti e dentro Maurizio Migliavacca, e fuori Luciano Pizzetti, sottosegretario alle Riforme e dentro Roberto Cociancich. Ma il modus operandi renziano non si è fermato in casa sua: appena due giorni fa è stato messo a riposo Mario Mauro, dopo che l’ex ministro della Difesa votò l’ordine del giorno di Roberto Calderoli (Lega Nord), favorevole all’elezione diretta del Senato, in contrasto con la posizione dell’esecutivo.

Il gruppo ‘Popolari per l’Italia’ ha sostituito il proprio rappresentante in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama designando al suo posto il capogruppo Lucio Romano.
La risposta di Mauro non si è fatta attendere: “Questo governo ha gettato la maschera, non è il governo della speranza, ma degli agguati carogneschi sullo stile dell’eliminazione politica di Enrico Letta. È il governo del pugnale fiorentino, un governo che vive di intrighi e che ha potuto realizzare questo con la collaborazione e la complicità di Casini e alcuni membri del mio gruppo”.

Ma l’epurazione di Mineo rischia seriamente di rompere gli argini del fiume delle dissidenze, perché in segno di protesta contro l’editto cinese, si sono autosospesi 13 senatori del PD ponendo così l’Esecutivo sulla graticola perché rischia di non avere più i numeri necessari per governare. All’appello possono mancare infatti: Paolo Corsini, Massimo Mucchetti, Vannino Chiti, Felice Casson, Nerina Dirindin, Maria Chiara Gadda,Maria Grazia Gatti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni, lo stesso Mineo, Walter Tocci, Lucrezia Ricchiuti, Renato Turano e Francesco Giacobbe.

Se da una parte la Boschi e la Finocchiaro serrano i ranghi nel nome delle riforme, dall’altra Fassina e Civati riaprono i loro il fuoco contro il segretario del Partito.
Su tutto resta una decisione che stupisce non tanto nei modi, ma nei fatti: da sempre i dem avevano puntato il dito contro le epurazioni di pentastellati e forzisti per poi cogliere la volta buona per imitarli.

Una decisione che oltretutto va contro la Costituzione in quanto non c’è vincolo di mandato per il parlamentare e contro cui è intervenuto anche il senatore socialista, Enrico Buemi: «È abnorme che il governo, che già dovrebbe tenersi fuori dalle riforme istituzionali che sono di competenza parlamentare, arrivi ad ottenere la rimozione, dalla commissione di merito competente, di chi in modo democratico e in linea con l’articolo 67 della Costituzione manifesta il proprio dissenso. E’ qualcosa che non si registra nella storia repubblicana, e credo, nella storia della monarchia». Una vicenda su cui il senatore socialista ha invitato a riflettere: «Intendiamoci non mi preoccupo per l’immediato, però per il futuro vedo in atto delle potenziali derive che spingono verso una sintesi autoritaria. I segnali sono quelli: oggi magari le forze in campo sono democratiche, ma potrebbero arrivare altri che democratici non sono. La coercizione della volontà – ha concluso Buemi – è inammissibile, fuori discussione: è qualcosa che accade solo nei regimi autoritari di destra e di sinistra».

In ogni caso, poi, la decisione di rimuovere l’ostacolo Mineo va a cozzare con lo stesso regolamento del Pd, così come ha ricordato il Senatore del Pd, Massimo Mucchetti: «Il regolamento, all’articolo 2, esalta il pluralismo interno e sulle questioni costituzionali garantisce la libertà di voto anche quando questo risulti difforme dalle deliberazioni dell’assemblea del gruppo – scrive il senatore sul suo blog – La logica chiede di rispondere al seguente quesito: che cosa accadrà in futuro quando dei senatori del Pd maturassero idee differenti da quelle del Capo e della sua maggioranza su qualche materia che il Capo ritenga rilevante? I dissidenti verrebbero spostati da una commissione all’altra? Vi sembra seria l’epurazione continua?».

Se sembrano tutti allarmati dalla decisione di Renzi di scansare Mineo su suggerimento della Boschi, l’unico a restare impassibile sulla decisione, sembra proprio lui, Corradino Mineo che se l’aspettava da tempo e già dopo la messa a riposo di Mauro aveva dichiarato: “Io sono sereno come una pasqua. Non temo niente. Il vincolo di mandato non esiste in generale, e in particolare non esiste sulle materie costituzionali”

Maria Teresa Olivieri

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