domenica, 26 Settembre, 2021

Cattolici e socialisti

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Lo scioglimento della Sinistra Cristiana nel Dicembre 1945, ritenutasi non adeguatamente valutata o interpretata, segna l’inizio dell’errato dogma della inconciliabilità fra cattolici e socialisti fino a quel momento sfatato dalla presenza delle posizioni dei cristiani per il socialismo che si rifiutavano di dedurre la propria scelta rivoluzionaria dal fatto di essere cristiani e perciò si proclamavano “marxisti e cristiani” nello stesso tempo.

Il rapporto tra la chiesa ed il socialismo e’ sempre stato un rapporto complesso originato nel contrasto verificatosi in Italia fra le esigenze dei cattolici fedeli alla tradizione della chiesa e quelle del proletariato già permeato delle istanze marxiste a cominciare dalla fine dell’ottocento con l’incipiente industrializzazione e gli agglomerati operai.
L’anticlericalismo socialista e l’antisocialismo cattolico sono entrambi stati caratterizzati da una identica mentalità manichea e da eguali settorismi.
Diversamente da quanto affermato, i sostenitori della corrente del “socialismo cristiano” considerano il socialismo come una conseguenza logica del cristianesimo, una dottrina la cui specificità e’ inseparabile dalle prospettive religiose che l’ispirano.
Si chiamano cristiani socialisti i cristiani convinti della incompatibilità immediata o a termine, teorica e politica, del socialismo di una determinata scuola e del cristianesimo.
La fede religiosa non e’ di ostacolo alla visione socialista del mondo al pari di quanto errata sia la ritardata presa di coscienza della proletarizzazione moderna da parte della chiesa che ha causato la perdita di credibilità presso i ceti operai che trovano fuori di essa un nuovo coagulo associativo per le proprie rivendicazioni.
La verità è che la fede religiosa non è di ostacolo alla visione socialista del mondo giacche’ la stessa ambisce ad una società egualitaria giusta diversa della precedente ingiusta.
Certo il socialismo anticlericale rifiuta ogni messa in mora dell’ideologia al pari di quanto i democratici cristiani accettarono del socialismo il realismo politico scisso dalla filosofia del materialismo storico.

Inevitabilmente le lotte operaie costringono ad elaborare dottrinalmente il problema poiché nell’esperienza plebea la generica solidarietà cristiana con gli umili diventa una precisa scelta della classe proletaria contro il padronato in una ottica cristiana di un nuovo modello di società egualitaria.
Inevitabile e’ asserire che la realtà bracciantile ed operaia risulta interna alla condizione umana cattolica volta a rendere meno disumani e feudali rapporti tra le classi.
E’ errato, pertanto, considerare l’organizzazione ufficiale cattolica come ausiliaria alla classe padronale. Il socialismo cristiano altro non e’ che un’etica di giustizia umana per la classe contadina ed operaia.

La scelta socialista inevitabilmente risulta interna alle convinzioni religiose di una vita di giustizia ed amore. Il socialismo e’ un umanitarismo di carattere etico che richiama messianicamente i regno di giustizia da realizzarsi sul piano storico.
Il socialismo italiano da sempre risulta ipotecato dall’anticlericalismo massonico con l’ala massimalista che la considera come una condizione essenziale alla militanza e quella riformista più tollerante.
Erroneo, pertanto, risulta considerare insanabile la distinzione fra proletariato credente e non credente con una errata concezione del socialismo come corollario di ostilità e negazione della religione.
L’assioma per cui il socialismo deve essere un partito economico, politico e sociale aconfessionale risulta errato in quanto la lotta di interessi di classe, che portano all’abuso del forte sul debole, non contrasta naturalmente al credo religioso di quanti ad esso aderiscono.
Il socialismo che abbraccia l’uomo ed i suoi bisogni materiali non preclude quelli spirituali presentando consonanze con l’ispirazione liberal-cattolica o democratico-borghese piuttosto che fermarsi al carattere pagano delle sue manifestazioni ed all’esaltazione della forza in contrasto coi principi del cristianesimo.
Necessita preliminarmente prendere coscienza di classe fra una elite cattolica per stabilire le prospettive di una esperienza di fede con una scelta di classe.
Il “Compagno Gesu’” e’ il dispiegamento di un’esigenza che si apre ai valori assoluti dell’uomo e dello spirito che pone le premesse per un dialogo fra socialisti e cattolici con liberta’, pace e giustizia che rappresentano nel concetto suo il patrimonio umano e, quindi, il messaggio cristiano.
I diritti di Dio sono anche i diritti degli uomini che si pongono a servizio della pace come valore etico e religioso comprensivo degli altri valori. La religione e’ un elemento dinamico di evoluzione sociale e non in contrasto con lo spirito popolare delle repubbliche socialiste.

Il manicheistico slogan “Cristo o Barabba” risponde ad una concezione integralistica cattolica dettata da una complessita’ di fattori psicologici, storici e politici in una separazione fra politica e religione che penalizza l’unita’ dei lavoratori cattolici o meno.
Risulta oggettivamente impossibile negare di riconoscere elementi positivi e degni di approvazione nel fattore religioso volto a trovare una piattaforma comune alla costruzione di una societa’ socialista fatta di comprensione e di ricerca reciproca dei valori ed una intesa dei fini comuni sui valori necessari ed indispensabili per l’umanita’ in un futuro senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Necessita rovesciare l’identificazione tradizionale cattolica fra legittimo e giusto abbracciando una liberta’ di religione con una di coscienza. I punti nodali della cultura proletaria mirano alla costruzione di una societa’ piu’ giusta non vivendo una contraddizione tra la solidarieta’ con le classi lavoratrici in una logica di tolleranza fra analisi materialistica della realta’ e spiritualista.
L’ideologia cristiana non puo tollerare solidarieta’ con il sistema capitalistico. Scopriamo un modo nuovo di leggere la bibbia dal punto di vista dei poveri e delle classi che esprimono lotta sociale aiutando gli elementi cristiani ad unirsi alla classe operaia svincolandosi dai miti nell’ottica che la politica e’ un concreto lavoro di una esperienza di fede come una scelta di classe.
Il partito unico dei cattolici risulta, pertanto, una costruzione intellettuale riduttiva della libertà individuale al pari di quanto non lo sia quella del partito unico dei non credenti.

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