venerdì, 16 Aprile, 2021

Centro-sinistra e visione di prospettiva

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Senza andare troppo indietro nel tempo, se vogliamo analizzare senza tanti fronzoli, seppur in estrema sintesi, la storia della sinistra italiana degli ultimi 35 / 40 anni, capiamo ben presto il perché oggi l’area politica di centro-sinistra vive o sopravvive di tormenti e di mancanza di una visione condivisa.
Premetto, opportunamente, che la sinistra non è mai stata maggioranza in Italia, e aggiungo men che meno nel nostro Trentino. Pur avendo contribuito in maniera sostanziale e generosa al progresso conosciuto dal nostro Paese dal secondo dopoguerra ad oggi. Oggi, però, l’elettore italiano riformista, progressista e laico vive un comprensibile disorientamento, non capisce e il suo disagio è intuibile e palpabile.
Non vado a ricercare colpe ed eventuali colpevoli del come e perché siamo giunti a questa infausta attuale situazione. Sarebbe inutile e acuirebbe i malumori. La frantumazione in troppi partiti e partitini rende debole l’area politica che cerchiamo di analizzare e capire. Il Partito Democratico, nato a suo tempo per unire e con un annunciato obiettivo maggioritario, in realtà non solo ha perso in questi anni significativi consensi nell’elettorato, ma è teatro di scontri quotidiani non compresi dai cittadini. Ancor più in un momento in cui le energie, le intelligenze e i valori dovrebbero in primis unirsi per sconfiggere la pandemia che ci ha colpiti e proporre linee guida per il futuro vicino e lontano delle nostre comunità.
E allora, cosa fare? Cosa e chi può presentare un’ipotesi politica percorribile, che sappia affascinare e ridare fiducia agli italiani e che possa essere presentabile, anche e soprattutto, alle giovani generazioni. Qui, nostro malgrado, c’è subito un…ma. Noi italiani siamo affezionati e gelosi di ogni primogenitura, specie in politica. Basta guardare i molti partiti creati ad personam. Il tutto aiutato certamente da una legge elettorale che non facilita certamente le aggregazioni.
Tornando alla nostra storia, l’Italia a mio modesto avviso paga la mancanza da sempre della presenza sul proscenio della politica di un soggetto social-democratico o liberal-democratico. Tali filoni di pensiero e grandi incubatori di valori universali, sono stati e sono validi e riconosciuti protagonisti in Europa e in molte altre parti della Terra. Questa identità politica in Italia è mancata, o quantomeno ha avuto saltuariamente solo qualche vano tentativo di affermarsi.
Il PD, oggigiorno, in tutta onestà, di che anima si alimenta e di quale prospettiva vive? Credo che gli stessi Matteo Renzi, quanto mi ha deluso, e Carlo Calenda, che su certe valutazioni e proposte stimo, ci starebbero bene in una componente social-democrazia liberale. Ma c’è da chiedersi quanto valgano per loro Italia Viva e Azione? Quanto “costerebbe” loro politicamente e personalmente chiudere i loro due partitini? Qui sta per me uno dei noccioli importanti della questione, il vero problema da risolvere chiamato l’eccessiva personalizzazione della politica, che porta inevitabilmente alla frantumazione del consenso e, quindi, del Parlamento.
Chi ha oggi la credibilità politica per lanciare un progetto social-democratico e liberale che sappia unire convintamente i riformisti italiani? Bisognerebbe che tutti, dal PD ad Azione, dal PSI a Italia Viva, dai Verdi a LEU, facessero un passo indietro e in maniera umile e propositiva si mettessero attorno ad un tavolo. Coinvolgendo i giovani, le menti più aperte al mondo e alla modernità, le donne, il variegato universo del lavoro, della cultura, della scienza e della tecnica. Cosa facile? Tutt’altro. Ma, a mio modesto avviso, è l’unica strada da percorrere per sconfiggere, oggi e ancor più nel tempo a venire, le più infauste e ingannevoli forme di populismo rappresentate dal M5S, dalla Lega e dall’ipotetico partito di Beppe Grillo e del già premier Conte.
L’attuale Governo presieduto dal prof. Mario Draghi lo considero un intervallo necessario e speriamo proficuo concesso alla politica al fine di rigenerarsi. Un’opportunità storica da non perdere, da non lasciar scorrere nella speranza che tutto si risolva per amor di provvidenza. Il tempo è quello giusto e sufficiente, ci vogliono intelligenze lungimiranti e grande forza di volontà. Le parole usate dal Presidente Draghi nel suo discorso con cui ha chiesto la fiducia del Parlamento italiano, le ritengo fondamentali per una piattaforma politica di prospettiva liberal-socialista. I suoi ripetuti richiami alla decisiva sconfitta del virus, al dare garanzie alla salute di tutti i cittadini, ai bisogni dei più deboli, alla dignità dei meno abbienti e degli anziani, alle credibili risposte da dare alle giovani generazioni e alla loro istruzione, al sostegno alle imprese più meritevoli ed più evolute, agli investimenti infrastrutturali improrogabili, al ruolo dell’Italia e dell’Europa verso uno sviluppo sostenibile e verso la pace, la dicono lunga sul come questa fase politica può essere fruttuosa per un’area riformista e solidale.
Faccio un passo in più, e guardo al mio Trentino. Lancio un invito – messaggio a chi ricopre ruoli di riferimento nella nostra politica locale. Consapevoli, tutte e tutti, che in politica il tempo vola e però, nello stesso tempo, non ci sembra mai abbastanza (!). Perché non promuovere da subito in in Provincia di Trento quel tavolo di una rinnovata coalizione, che prima umilmente ho citato, in previsione delle elezioni provinciali del 2023? Un passaggio elettorale il cui esito non può più dipendere dal pensiero e dalle convinzioni di pochi (!). Ci sarebbe tutto il tempo, per l’appunto, per coinvolgere molte persone, delle nostre città e delle nostre valli. Motivando ancor più i cittadini attraverso quello strumento democraticamente necessario chiamato elezioni primarie. La politica, anche con l’auspicata sconfitta del Covid-19, deve tornare ad essere credibile, deve saper stimolare entusiasmo e partecipazione, deve saper provocare il rispettoso confronto, deve saper costruire progetti e risposte convincenti. In una parola creare visione del nostro futuro.
Altrimenti, temo, che anche da noi l’affluenza al voto calerebbe ulteriormente e la gente si allontanerebbe ancora di più dalla politica.
Ritengo che il soggetto politico prima da me qui indicato, che voglio chiamare polo liberal-socialista, avrebbe tutto da guadagnarci da una situazione così coinvolgente e da una proposta così ben costruita.

 

Paolo Farinati

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