martedì, 3 Agosto, 2021

Che Dio ce la mandi buona

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Quando incominciai ad interessarmi di politica, la prima cosa a cui pensai fu “impegnarmi per aiutare gli agricoltori ad organizzarsi in cooperativa, anche per contrastare il comportamento furfantesco dei commercianti e per cercare di trattenere il valore aggiunto, dalla raccolta del prodotto alla commercializzazione. I primi comizi ascoltati nella Piazza del mio paese mi fecero capire che i partiti, democrazia cristiana, partito comunista, partito socialista e partito liberale gareggiavano a conquistare proseliti per il proprio modello di società. Gli oratori, i candidati e gli attivisti erano strumenti di tali modelli. La mia adesione al partito socialista non derivò dalla conoscenza di capi, ma dall’attrazione che esercitavano su me, figlio di emigrante e appartenente a una famiglia di agricoltori, i valori che il partito pubblicizzava, con comizi, manifesti e convegni. Ogni partito spiegava come dovevano essere la società del domani, il rapporto tra le classi sociali e quello tra le varie zone del Paese.

 

Le divisioni nei partiti derivavano da valutazioni contrastanti su aspetti particolari non sulla visione generale. Le coalizioni di Governo si formavano su accordi programmatici chiari e pluriennali, per cui l’azione amministrativa veniva agevolata. I cambiamenti di alleanze (dal centrismo al centrosinistra e da questo al compromesso storico) erano provocati da avvenimenti politici importanti interni e internazionali. Dalla fine del secolo scorso, per colpa del populismo, del giustizialismo e dell’assassinio della democrazia, teleguidato dai poteri forti e massonici, siamo arrivati alla Repubblica delle banane. Partiti nati senza modello di società, ma, inconsapevolmente o furbescamente, utilizzando errori del sistema democratico. Se ci domandiamo che tipo di società vogliono i 5S, la Lega, il PD, FI, FdI e Iv, per risposta abbiamo solo critiche ai partiti concorrenti e qualche espressione populista. Purtroppo, il bombardamento televisivo ha provocato il dominio del particolare sul generale e la trasformazione delle immagini in messaggi sociologici. Gli episodi dolorosi di cui ogni giorno leggiamo ( femminicidi, bullismo, stupri, delitti familiari, abusi su minori, esigenza di consumare droghe, ecc) sono la conseguenza dell’essiccamento dei valori o addirittura della loro sostituzione con disvalori, figli di padri noti (moralismo, populismo, modernismo, conformismo e ignoranza politica). Gli effetti di questa degenerazione li stiamo sopportando da molto tempo e in modo particolare dalle ultime elezioni, quando per formare un Governo si dovette ricorrere ad un non politico.

 

Di Conte, non si è ancora capito da quale Circolo provenisse e quale fosse la sua visione del futuro. Dal Conte 1 si passò al Conte 2 e non si capì la differenza programmatica e fu indicato il cambio del colore: da giallo-verde a giallo-rosso. Poi, è arrivato Draghi, indicato come un demiurgo, un’altra dimostrazione dell’assenza della vera politica. Ci hanno insegnato che un bravo tecnico può essere di aiuto ai politici, ma non sostituirli. Se ciò avviene, vuol dire che non ci sono politici. Fukuyama ci ricorda che dopo le crisi, si verificano sempre conseguenze impreviste e teme che dal virus Covid 19 possano scaturire anche rischi per le democrazie. A mio avviso, il nostro Paese non ha mai avuto l’esigenza di alta politica come nel momento attuale, in cui deve affrontare due evenienze: la trasformazione della natura dell’economia e le grandi somme da spendere. Quando si prevede la variazione dell’incidenza dei settori economici nella formazione del PIL, sorge la necessità di adeguare anche la formazione dei giovani alle nuove esigenze, modificando eventualmente la politica scolastica. Potrebbe essere necessario trasformare alcune facoltà, che stanno creando solo disoccupati. Già si parla dell’importanza della conoscenza dell’scienza, dell’economia, della tecnologia, della matematica (Stem) e del digitale. In alcuni Stati, come la Gran Bretagna, il problema viene già affrontato. Nel valutare il pnrr ho riscontrato una visione non lungimirante. Dare contributi per migliorare l’effetto ambientale delle abitazioni è positivo, ma ai fini dell’occupazione il vantaggio è a tempo determinato. Gli interventi che garantiscono il futuro sono quelli che producono beni e servizi, dei quali la richiesta crescerà. Purtroppo, il nostro Paese ha sempre trascurato la ricerca scientifica e snobbato chi invocava l’aumento degli investimenti in tale settore. Dovremmo puntare a non essere più Paese importatore di tutti i beni necessari per lo smartworking e per le nuove tendenze socio-economiche e tecnologiche. Un altro settore in cui bisogna investire è l’agricoltura. Infine, bisogna destinare una somma per favorire il rientro delle imprese italiane che hanno sede all’estero. Pensare che gli auspicabili miglioramenti della pubblica amministrazione e della giustizia, produrranno miracoli economici è illusorio. Infine, non so come giudicare il fatto che dovranno essere assunte, a tempo determinato, 20.100 persone per accompagnare la gestione del Recovery fund. Speriamo bene e controlliamo gli intrallazzatori.

 

Luigi Mainolfi

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