mercoledì, 16 Giugno, 2021

Christian Vannozzi
Matteo Renzi e l’Arabia Saudita

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Nessuna regola vietata, nessun atto illecito, perché non c’è alcuna regola che vieti a un senatore un atto bilaterale, per un incarico privato che non ha la valenza di incompatibilità con l’incarico di Senatore. Tutto apposto quindi, chiunque, da Senatore può anche avere incarichi per Fondazioni o Agenzie che fanno riferimento ad altri Paesi, così pare, ma le domande continuano a essere molte, non solo giuridiche ma soprattutto etiche e politiche, specialmente se la persona in questione è un ex Presidente del Consiglio e un esponente della commissione Affari Esteri, quindi con conoscenze pubbliche che può sfruttare per il suo tornaconto privato.

Spesso si fa riferimento alla pura legge in maniera spartana, cosa giusta, senza dubbio, per la quasi totalità dei casi, ma ogni legge ha una zona grigia sulla quale è chiamato a intervenire il giudice, che in base alle circostanze può interpretare in maniera estensiva o meno la legge o la condotta dell’imputato. Tutto questo nella politica spesso viene dimenticato, e si lascia la sentenza ai regolamenti interni della Camera e del Senato, senza capire che proprio chi ha questi incarichi di responsabilità dovrebbe dare l’esempio nel rispetto non solo giuridico, ma anche, e soprattutto, morale delle norme, senza trovare con astuzia i cavilli che portano ad eludere la regola per il proprio tornaconto personale.

Cosa poi, ancor più grave. Rimane il fatto che il tutto si sia consumato quando l’ex Premier aveva appena fatto scoppiare un crisi di Governo, lasciando così il suo Paese allo sbando per curare i propri interessi personali. Già solo per questo un rappresentante del popolo non può che perdere la faccia davanti all’opinione pubblica, quell’opinione che spesso viene utilizzata, quando fa comodo, per abbattere i nemici politici, cavalcata da giudici giustizialisti che sanno quando e dove colpire, venendo manipolata facendole sapere i dettagli che fanno più comodo, tralasciando gli altri.

Certo non è questo il caso in questione, perché ormai i cittadini italiani sanno chi è Renzi e già quando era Premier hanno ben pensato di liquidarlo, perché la mancanze di umiltà e il non accettare mai i consigli della base, e degli alleati politici di certo non paga, come non hanno pagato le riforme sul lavoro che hanno portato al Jobs Act e alla Buona Scuola, due pilastri del Governo renziano che lasciano ancora strascichi rovinosi sui lavoratori e sugli studenti italiani, in primis la cancellazione dell’articolo 18, conquista storica della Sinistra italiana, all’epoca guidata dal PSI.

Poiché non si può sperare nel rigore etico e morale dei nostri Senatori, non rimane altro, per il legislatore, che fare una vera e propria legge che vieti tali accordi bilaterali per i senatori in carica. In modo che questi possano, e debbano, concentrarsi su quello che è il loro mandato istituzionale, e non portare avanti iniziative economiche per il proprio tornaconto finanziario, allargando le incompatibilità di mandato e stabilendo il principio dell’aspettativa sia nel lavoro pubblico che in quello privata quando si accetta una carica istituzionale, perché i cittadini che votano i propri rappresentati devono avere degli eletti che lavorano per coloro che li hanno investiti della loro fiducia, e non per loro stessi, difendendo il loro lavoro e non lucrando su imprese e alleanze portate avanti con Paesi che disprezzano il lavoro e i sindacati, e che non hanno il rispetto dei diritti umani, quegli stessi diritti umani e del lavoro che i nostri rappresentati sono chiamati a difendere.

 

Christian Vannozzi
Direzione Federazione Metropolitana Psi Roma

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