domenica, 28 Novembre, 2021

Ci vuole la buona politica

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Mi sto convincendo che le ultime elezioni in Islanda, in Germania e quelle precedenti in altri Paesi del Nord Europa stanno provocando considerazioni politiche utili a far maturare le necessarie conquiste concettuali per tentare di fare uscire l’Italia dalla baraonda populista e dal vuoto progettuale. La forte presenza delle donne nelle istituzioni, come in Islanda, viene vista come un fatto eccezionale, mentre è tipica dei paesi nordici ed è frutto delle esperienze pratiche della “socialdemocrazia reale”, tanto disprezzata dagli “intellettuali di sinistra” di casa nostra. L’emancipazione delle donne in quei paesi è un elemento centrale di una emancipazione generale. Anche il diverso numero di governi avuti, negli ultimi 15 anni, è indicativo: 10 in Italia, 1 in Germania, 4 in Francia, 5 nel Regno Unito, 4 negli Stati Uniti. Gli episodi di trasformismo e le lotte interne agli schieramenti, che stanno caratterizzando le elezioni amministrative di 1349 comuni, tra i quali Roma, Napoli, Milano, confermano la differenza tra la qualità della nostra politica e quella di altri Paesi. Spero che il confronto tra i vari Stati serva a fare aumentare l’esigenza di una seria visione politica e di una rifondazione dei Partiti, che devono essere funzionali ad affrontare le nuove esigenze della società e le nuove caratteristiche dell’economia. In molti Paesi la Politica ha adeguato la concretizzazione degli ideali ai cambiamenti socio-economici, da noi è diventata “non politica”, caratterizzata da egoismi regionali, miopia, calcoli e ignoranza generale. E’ aumentata la distanza tra la complessità dei fenomeni e la qualità degli strumenti che dovrebbero gestirli. Michele Tiraboschi sostiene che “Il modello fordista è finito”. Perciò, deve rinascere la politica e, come sostiene Benzoni, “ Bisogna ripartire dai territori, dove nascono le catene globali dei valori e non solo per le industrie, ma anche per servizi e agricoltori”. Queste parole mi fanno ricordare che il Partito socialista, nel 1892, a Genova, nacque grazie alla confluenza di gruppi provenienti da tutte le Province italiane (anche da Avellino-Montella), mentre gli attuali Partiti sono nati in laboratori o sono stati costruiti con gli scarti riciclati, sotto la spinta del populismo, di logge e di interessi precostituiti. I fatti stanno dimostrando che i Partiti senza radici ideali e improvvisati non hanno vita lunga. Esempi si sono avuti anche in Grecia e in Spagna, dove Podemos è crollato dopo una vita breve e si torna all’alternativa tra socialisti e popolari. Purtroppo, la maggioranza del popolo italiano, vittima di un’informazione, specie quella televisiva, a servizio di chi ha interesse ad avere un popolo confuso, disorientato e attratto dalle sceneggiate, sembra rassegnata e insensibile ad ogni tentativo di iniziative tese a riscoprire la buona politica. Conte ha dimostrato che la forma è più redditizia della sostanza e che una grande percentuale dei telespettatori valuta l’aspetto del dicitore, non la sostanza dell’intervento. Senza una visione, la politica è inutile e l’eventuale azione è un passatempo, come sostiene Joel A. Barker. Per la maggioranza, che sostiene il Governo attuale, Lega, Leu, Articolo Uno, Forza Italia, 5S, PD e IV, è difficile fare sintesi. Perciò, come sostiene Cassese, si fanno molti decreti che leggi, per evitare l’esplosione dei contrasti e le polemiche tra le varie forze, che non hanno niente in comune. In questi giorni, si ripete la previsione di aumento del PIL del 6%, come mezzo per provocare un effetto tranquillizzante sull’opinione pubblica. Non si spiegano se le cause che lo producono sono fisiologiche e durature o transitorie. L’economia politica insegna che la crescita di alcuni settori può essere temporanea e quando si ferma produce un effetto moltiplicatore negativo, con la riduzione dell’occupazione e del PIL. L’edilizia ha questa caratteristica. Da molti mesi, grazie ai bonus e al rimborso del 100% del costo dell’opera, stiamo assistendo a un’esplosione della crescita degli interventi. Prima o poi la domanda drogata finirà, con conseguenze disastrose. Intanto, la disoccupazione è al 9%, l’inflazione sta crescendo e la vita per le famiglie diventa sempre più difficile. Perciò, dobbiamo agire.

Luigi Mainolfi

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