lunedì, 12 Aprile, 2021

I dati Cig Covid e pensioni. Naspi e Dis-coll, i nuovi importi 2021

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Inps
NASPI E DIS-COLL: I NUOVI IMPORTI MASSIMI 2021
Con la circolare n. 7 del 21 gennaio scorso l’Inps ha reso noti gli importi massimi degli assegni di disoccupazione spettanti ai percettori di Naspi e Dis-Coll nel 2021. I massimali delle indennità Inps sono stati definiti per il nuovo anno anche per il trattamento di integrazione salariale, l’assegno ordinario e assegno emergenziale per il Fondo di solidarietà del Credito, nonché per l’assegno emergenziale per il Fondo di solidarietà del Credito Cooperativo e per l’indennità di disoccupazione agricola e l’assegno per le attività socialmente utili.
I nuovi importi massimi dei trattamenti previdenziali sopra citati, compresi l’indennità di disoccupazione Naspi e Dis-Coll, vengono applicati a partire dal 1° gennaio 2021.
I nuovi massimali Inps 2021 per la Naspi
Come riporta l’Inps, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione Naspi, per il corrente anno, è pari, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 94 del 12 maggio 2015, a 1.227,55 euro.
L’importo massimo mensile del predetto trattamento, per il quale non opera la riduzione di cui all’articolo 26 della legge n. 41/1986, non può in ogni caso superare, per il 2021, la cifra di 1.335,40 euro. In caso contrario, alle somme eccedenti tale limite corrisposte ai lavoratori, che danno luogo a trattamenti da commisurare ad una percentuale della retribuzione non inferiore all’80 per cento, vengono applicate le aliquote contributive prefigurate a carico degli apprendisti previsti dalla legge 41/86.
I nuovi massimali Inps 2021 per la Dis-Coll
Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 15, comma 4, del decreto legislativo n. 22/2015, la retribuzione da prendere a riferimento per il computo della indennità di disoccupazione Dis-Coll è invece pari a 1.227,55 euro per il 2021, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 83 del 27 aprile 2015.
L’importo massimo mensile della predetta prestazione non può in ogni caso superare, per il 2021, la cifra di 1.335,40 euro.
L’indennità Dis-Coll è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati – derivante dai rapporti di collaborazione – relativi all’anno solare in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno solare precedente, diviso per il numero di “mesi di contribuzione, o frazione di essi”, ottenendo così l’importo del reddito medio mensile.
A seguito di indirizzo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, reso con nota del 21 aprile 2015, esclusivamente ai fini della determinazione della misura e della durata del trattamento, per “mesi di contribuzione o frazioni di essi” si intendono i mesi o le frazioni di mese di durata del rapporto di collaborazione.
Pertanto, il reddito imponibile ai fini previdenziali – che rappresenta la base di calcolo della prestazione – dovrà essere diviso per un numero di mesi, o frazione di essi, corrispondente alla durata dei rapporti di collaborazione presenti nel periodo di riferimento sopra individuato, anno solare in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e anno solare precedente.

 

Cig Covid e pensioni
CHIARIMENTI INPS SU NOTIZIA BUCO DA 16 MILIARDI
Su 3,5 milioni di domande di cassa per Covid presentate dalle aziende il 97,3% è stato accolto, 271mila sono state respinte e 88mila sono ancora in lavorazione, 60mila delle quali inoltrate tra dicembre e gennaio. Il numero di pagamenti effettuati è 16,9 milioni a fronte di 17,2 milioni di richieste.
I dati arrivano dall‘Inps, che sottolinea come “il numero di lavoratori coinvolti nelle domande in lavorazione non può essere determinato fino a quando non pervengono dalle aziende gli Sr41, e non può essere 1,2 milioni come erroneamente sostenuto da un quotidiano della capitale, basandosi su una stima priva di metodo”.
A ciò, intanto, era scattato un ulteriore allarme in scia ad alcune affermazioni di Guglielmo Loy, Presidente del Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps che sorveglia l’Istituto di previdenza per conto di lavoratori e imprese. Dei 20 miliardi di disavanzo nelle casse dell’Inps “ben 15,7 miliardi” sono un buco creato dalla Cig Covid, una misura straordinaria introdotta dal governo quando ha chiuso il Paese. E che però è stata anticipata dall’Ente attingendo ai suoi fondi. Se non viene ripianato, quando si tornerà all’ordinario l’Inps rischia di non avere le risorse, che ricordo sono frutto di contributi di imprese e lavoratori, per erogare le prestazioni. O doverle ridurre. Anche le pensioni? “E’ un ipotesi estrema, non certo peregrina”, aveva detto intervistato da la Repubblica.
A tale proposito, l’istituto di previdenza ha recentemente chiarito che “Non esiste alcun allarme per il pagamento delle pensioni e delle altre prestazioni dell’Inps che possono essere finanziati attingendo, sulla base di vari strumenti che le legge mette a disposizione, a risorse della Stato”.
“Nel corso del 2020, si legge in una nota dell’Ente, il legislatore ha previsto che Inps finanziasse con proprie risorse finanziarie alcune delle misure economiche finalizzate al contrasto degli effetti economici della pandemia. Al contempo, inevitabilmente si sono registrate minori entrate contributive per effetto della contrazione delle attività produttive e del rinvio dei termini di pagamento dei contributi introdotto allo scopo di venire incontro alle esigenze finanziarie delle aziende e dei lavoratori autonomi. La stima di questi effetti è ampiamente riportata nell’assestamento del bilancio preventivo 2020 e nel bilancio preventivo 2021, approvati dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Istituto”.

 

Recupero automatico di quote di pensione indebite
LE ISTRUZIONI DELL’INPS PER I SOGGETTI CREDITORI
Le procedure relative al pagamento mensile dei trattamenti pensionistici,, che impongono tempistiche di elaborazione anticipate, possono comportare, in caso di decesso del titolare della pensione, il versamento a favore dei creditori pignoratizi di quote di pensione indebite..
Sorge, quindi, il diritto di credito a favore dell’Inps anche per le quote di pensione prelevate e versate a favore di soggetti terzi in qualità di creditori. Nel caso in cui il terzo percettore di quote indebite sia una persona giuridica, titolare di flussi di versamento mensili, l’Istituto provvede al recupero in automatico dei propri crediti mediante compensazione delle somme spettanti su tali flussi.
Il messaggio Inps del 18 gennaio scorso, n. 194 al riguardo precisa che il recupero delle somme viene effettuato sul totale degli importi spettanti al creditore attraverso il sistema “Unipaga”. Nell’ipotesi in cui i flussi mensili siano incapienti rispetto all’importo da recuperare, la compensazione avviene anche nei mesi successivi fino al definitivo saldo.
L’Inps invia mensilmente in automatico all’indirizzo email del soggetto creditore presente in “Unipaga” un prospetto riepilogativo. Al fine di estendere tale invio, l’Istituto invita le società interessate a effettuare la registrazione, comunicando il proprio indirizzo di posta elettronica ordinaria alla casella unipaga.gdp@inps.it, specificando nell’oggetto “Unipaga – inserimento/aggiornamento indirizzo mail creditore”.

 

Carlo Pareto

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