domenica, 28 Novembre, 2021

Cile, vince la radicalizzazione della competizione politica

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È toccato al Cile andare alle urne per le elezioni presidenziali in un’anno che ha visto una serie di test elettorali molto importanti per l’America Latina. Il Paese era chiamato a votare dopo una serie di avvenimenti che si erano succeduti dall’ottobre 2019 quando, un po’ a sorpresa, dopo anni di Governi moderati di centro sinistra e centro destra che comunque avevano assicurato, la transizione democratica dal regime autoritario di Pinochet un gruppo di studenti e operai si era ribellato all’eccessivo costo dei biglietti della metropolitana di Santiago, necessaria per gli spostamenti di studio e di lavoro. Gruppo sparuto ma che poi aveva coinvolto larghi strati della popolazione fino ad arrivare a enormi manifestazioni di protesta in tutto il Paese. L’intervento repressivo delle forze dell’ordine aveva assunto dimensioni tali, con violenze, arresti e qualche vittima che aveva anche suscitato preoccupazione nel fedele alleato degli Stati Uniti oltreché in vari parti del mondo. L’ anno successivo si era svolto il referendum indetto dalla sinistra ma appoggiato anche dall’Esecutivo di centro destra per l’abolizione della vecchia Costituzione retaggio di Pinochet e l’approvazione della nuova. Sotto questa spinta si erano svolte le elezioni amministrative in varie città con l’ affermazione della sinistra. Il risultato del primo turno delle presidenziali di domenica scorsa è a dir poco sorprendente. Andranno al ballottaggio due candidati che sono ben lontani da quell’aplomb moderato che aveva contraddistinto gli ultimi Governi. Dai dati ancora provvisori (circa l’ottanta per cento delle schede scrutinate) in testa c’è il candidato dell’ estrema destra José Antonio Kast con il 28% seguito a breve distanza da Gabriel Boric, per il Fronte della sinistra, con il 26,5%.  Una vera radicalizzazione della competizione politica, superiore a quella che prevedevano i sondaggi che fotografa un Paese spaccato in due proposte programmatiche profondamente diverse e che non promettono nulla di buono per la continuazione della transizione democratica di un Paese che era riuscito a risollevarsi dopo l’era buia della dittatura militare. Molto staccati sono arrivati gli altri cinque partecipanti alla competizione elettorale . L’economista liberale Franco Parisi, che ha fatto campagna elettorale dai social risiedendo negli Stati Uniti, ha ottenuto il 14%, superando la democristiana Yasna Prevoste (12’5%) e il deludente candidato della coalizione di Governo Sebastian Sichel (11, 7%). Il 19 dicembre si terrà il ballottaggio e conterà molto l’orientamento degli elettori moderati che però si troveranno a scegliere tra due opzioni estreme. Quello che sembra soprattutto incredibile è l’ attuale successo di Kast che non ha mai nascosto le sue simpatie per il periodo di Governo di Pinochet, difendendo nel recente referendum la validità della Costituzione emanata dalla dittatura (e poi sostituita dopo il voto) , e dopo che nelle ultime prove amministrative il centro sinistra aveva conquistato la vittoria nelle principali città cilene. Curioso è stato anche il voto dei cileni residenti all’estero che ha premiato soprattutto Boric con l’eccezione di Israele, dove è prevalso Kast, il cui nonno era un soldato nazista.

 

Alessandro Perelli

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