venerdì, 16 Aprile, 2021

Cina tra espansione economica e repressione interna

0

Mentre a livello internazionale la Cina comunista continua la sua espansione economica sostanziata da una sempre maggiore presenza finanziarie con investimenti significativi in Africa e nei Balcani e dal recente accordo commerciale con l’Unione Europea, a livello interno genera strumenti di controllo repressivo di qualsiasi manifestazione di dissenso come nel caso dell’ex colonia britannica di Hong Kong. Ne fa ampiamente testo la “legge sulla sicurezza nazionale” , norma approvata nei mesi scorsi che ha provocato la fuga all’estero dei principali esponenti dei manifestanti per l’autonomia amministrativa di Hong Kong e centinaia di arresti. Lunedì è iniziato il processo a 47 attivisti accusati, proprio per l’ entrata in vigore di questa normativa , di atti contro l’integrità dello Stato e di cospirazione. Ma né la legge né la pandemia da coronavirus che ha causato parecchie restrizioni alla possibilità di riunirsi hanno impedito a centinaia di cittadini di manifestare davanti al tribunale la loro protesta chiedendo il proscioglimento degli accusati. La polizia ha impedito loro di accedere all’ aula dell’ udienza che nella prima giornata è durata 14 ore tanto che alcuni avvocati difensori non hanno retto e sono stati portati in ospedale. Nell’ aula ,del resto, non vi era posto che per poche persone tanto che anche i rappresentanti consolari di Regno Unito, America e alcuni Stati europei sono rimasti fuori per sostenere gli imputati. Il pugno di ferro usato dai funzionari del Governò di Pechino non sembra però, per il momento, spegnere i motivi del dissenso e ora alza il tiro pensando addirittura di vietare, a quelli che considera traditori dell’interesse nazionale, la partecipazione alla vita amministrativa dell’ ex colonia britannica. L’ intenzione sembra di essere quella di escludere dalle consultazioni locali, recentemente rinviate per la pandemia, coloro che “non giurano fedeltà al Governo Centrale” . E così ,mentre si assiste ad un vero processo politico, camuffato da Stato di diritto, e i 47 imputati rischiano pene che arrivano fino all’ ergastolo, viene ormai negata anche la parvenza del principio “un Paese, due sistemi” che avrebbe dovuto contrassegnare la restituzione di Hong Kong da parte del Regno Unito alla Cina. Intanto cinquemila delegati, giovedì 4 marzo hanno raggiunto Pechino per partecipare alle Lianghui, le due sessioni della Assemblea nazionale del Popolo e della Conferenza politica consultiva che costituiscono una specie di summit del Partito comunista cinese. Nei due giorni previsti per i lavori vi sarà una passerella per i massimi dirigenti del regime e da Xi Jimping sono previsti nuovi elementi che confermino la già proclamata autosufficienza cinese con la dichiarata ” abolizione della povertà” , ma anche ulteriori conferme della volontà di chiudere definitivamente gli spazi di autonomia per Hong Kong aumentando la repressione nei confronti dei suoi cittadini che non si adegueranno. Ciò anche in palese disinteresse delle preoccupazioni che da varie parti del mondo si levano a questo proposito, considerate intromissioni negli affari interni.

 

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply