domenica, 9 Maggio, 2021

Cinque stelle e Lega per me pari sono

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Il comportamento di Lega e Cinque stelle sul ritiro del vitalizio a Ottaviano Del Turco, purtroppo ormai in fin di vita, funestato da Parkinson, Alzeimer e tumore, frutto dell’agonia pluriennale di un’assurda persecuzione giudiziaria, finita con un’assoluzione piena per i reati di associazione per delinquere, corruzione, concussione, tentata concussione e falso, ma paradossalmente con una condanna per induzione indebita, é indegno di un paese civile. Si tratta in realtà di una condanna illogica.

Come può reggere un tale reato senza la presenza di almeno uno di quelli per i quali é stato assolto? Mistero. Ma andiamo oltre. Parte dai presidenti di Camera e Senato Boldrini e Grasso, nel 2015, la decisione di approvare una delibera per togliere i vitalizi ai parlamentari condannati con pene superiori ai 2 anni. Si tratta di un escamotage elettorale al quale si associano quasi tutti sull’onda della propaganda antipolitica dei Cinque stelle, non contenti di avere abolito i vitalizi e di averli riformati anche retroattivamente, cioè incostituzionalmente, per coloro che già li percepivano. Riconteggiandoli in termini esclusivamente contributivi, cosa che non avviene per nessun altra categoria. L’ansia giustizialista e antiparlamentare dei grillini, che peraltro contestano la delibera perché volevano di più, fa proseliti a sinistra nonostante il presidente emerito della Corte costituzionale Mirabelli, avesse subito avvertito su Il Messaggero. «La revoca o la sospensione del trattamento pensionistico nei confronti degli ex parlamentari che abbiano subito una condanna penale, quale che sia l’entità della pena che viene presa in considerazione, si configura come una pena accessoria. Ci si domanda allora se non valga anche in questo caso il principio costituzionale di stretta legalità: le pene e anche le pene accessorie non possono che essere disposte da una legge». Insomma, una semplice delibera dell’ufficio di presidenza non basta. E’ lo stesso e si procede. Oltretutto questa delibera, che non si trasforma in legge, come ovvio, si applica solo per i parlamentari e per nessun altro cittadino. Nessuno che abbia subito una condanna penale superiore ai due anni viene privato del trattamento previdenziale. Nemmeno i mafiosi. Ma quel che ancor più sconcerta é l’applicazione di questa delibera verso un uomo in fin di vita. E sottoposto a otto anni di torture giudiziarie e mediatiche che ne hanno minato il corpo e la mente. Ieri si é svolta una seduta dell’ufficio di presidenza del Senato e Cinque stelle e Lega si sono mostrati inflessibili. Valga per tutti la barbara dichiarazione dell’esponente Cinque stelle Buffagni che ha testualmente affermato su Il Tempo, il 9 aprile del 2021, “ai vitalizi di Del Turco alla gente non importa nulla”. Alla gente forse non importava nemmeno che un innocente venisse condannato. I tribunali del popolo a cui vorrebbero sottometterci costoro li abbiamo sperimentati in regimi autoritari e sanguinari. Gli imperatori romani che segnavano con pollice all’ingiù la morte dei gladiatori, come le tricoteuses che urlacchiavano per le condanne a morte durante il terrore, erano drammaticamente e festosamente popolari. Per non parlare della condanna di quel Tale ad opera di Pilato o di quella di Enzo Tortora da parte di una magistratura criminale. Del Turco ha fatto scelte, già a partire dal 1994, diverse dalle mie. Anzi, non alzò un dito per difendere molte candidature socialiste dall’attacco dei giacobini del tavolo progressista. Poi aderì al Pd. Mi hanno distinto da lui scelte di fondo. Ma per lui come per qualsiasi altro perseguitato politico sarei pronto a morire, uso l’enfatica frase erroneamente attribuita a Voltaire. Quello che la sinistra italiana ancora non capisce è che anche le battaglie impopolari vanno combattute se sono nel segno della libertà e del rispetto del diritto. Sempre, quando la vittima è un amico, ma anche, e direi ancora con maggiore forza, quando é un avversario. Perché se nel primo caso il sospetto é che alla difesa di un principio si possa assommare quella di una comunità, nel secondo caso la lotta per affermare un diritto é pura idealità. Anima della nostra anima.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Il garantismo dovrebbe essere il distintivo delle moderne democrazie, e di chi si professa liberal riformista, ma vi sono partiti che danno invece l’idea di appuntarselo o meno a seconda delle proprie convenienze politiche, o per assecondare gli umori popolari del momento, un comportamento altalenante che mi pare di aver talora visto spuntare anche in mezzo a quanti si proclamano impropriamente liberal riformisti, a conferma della profonda differenza tra l’esserlo realmente o il solo dichiararlo.

    Ma del resto è capitato anche che la politica, o meglio una sua parte, si sia dimostrata d’accordo nell’applicare le norme con effetto retroattivo, onde neutralizzare l’avversario, e quando si creano tali precedenti derogatori può risultare poi difficile “interrompere la corsa”, e si corre inoltre l’ulteriore rischio che quando la politica si piega a logiche “esterne”, abdica cioè al proprio primato, perda mano a mano credibilità (semmai anche tra chi ne aveva prima applaudito le “deroghe”).

    Paolo B. 12.04.2021

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