martedì, 3 Agosto, 2021

Claudio Novembre
Socialisti e futuro, verso la Conferenza Programmatica

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La Conferenza Programmatica del 3-4 Luglio prossimi a Roma è l’occasione giusta per ribadire la necessità della presenza dei socialisti nella società oggi più che mai.
L’ Italia nel 2021 ha ancora bisogno dei socialisti. Non è tempo di smobilitare ma di rilanciare. L’Italia ha bisogno di un partito socialista di grandi ideali e di buoni programmi che sempre di più ponga al centro del proprio agire e del proprio pensiero tre parole chiave: merito, diritti, uguaglianza e che ne combatta con altrettanto vigore altre tre: privilegio, corporazioni, povertà.
La cultura laica e socialista può ancora essere determinante negli scenari futuri dell’imminente implosione della mai nata Terza Repubblica soprattutto se assolve fino in fondo al suo compito storico che poi è anche il compito del futuro: parlare ai bisogni più profondi del paese in un’ottica di valorizzazione del merito, di vera uguaglianza delle opportunità, di lotta contro le povertà materiali e immateriali, di tutela ed allargamento dei diritti civili e sociali, di innovazione nei contenuti della politica e nei modi del fare politica.
Se non lo fanno i socialisti non lo fa nessuno.
I problemi profondi del nostro Paese devono essere affrontati con le riforme concrete dell’oggi e non con i facili proclami propagandistici oppure con neo-moderatismi di maniera o vetero-conservatorismi che affliggono larga parte della politica italiana (da destra a sinistra).
Bisogna provarci ancora anche se il compito è davvero arduo per noi così piccoli. Provare ancora a dare un contributo per innovare la sinistra in senso profondamente riformista cambiando per davvero quello che non va con gli strumenti che si hanno a disposizione.
Come scriveva il grande economista Federico Caffè: “Il riformista preferisce il poco al tutto, il realizzabile all’utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata trasformazione radicale del sistema”.
Il tema quindi di fronte a tutti noi è certamente quello di dover per forza di cose rappresentare e testimoniare il patrimonio ideale e storico del socialismo italiano e la presenza organizzata di una forza di sinistra dichiaratamente riformista, socialista, laica ed europea ma il nostro ruolo non si può esaurire in questo.
Il problema dell’oggi, a differenza forse degli ultimi anni, non è più soltanto quello di resistere o di provare a mettere insieme dirigenti e militanti del vecchio e glorioso PSI ma è, piuttosto, perché dal mio punto di vista ve ne sono le condizioni, provare a navigare in mare aperto per dare una prospettiva valida e una forza solida ad uno spazio partecipato fatto di voci libere, capace di lottare insieme per le riforme sociali e civili che servono a questo Paese, per lottare ancora contro un conformismo dilagante che oggi potremmo definire “conformismo populista”, così come del resto è sempre stato nella storia dei socialisti.
L’obiettivo in altre parole è provare a parlare ai cittadini italiani di oggi per quello che sono. Pochi ci seguiranno perché siamo socialisti, molti ci cominceranno a seguire e ad apprezzare e socialisti sicuramente lo diventeranno se affrontiamo con grande determinazione le contraddizioni irrisolte della società in cui viviamo provando ad immaginare anche soluzioni pratiche, utili e comprensibili comunicate in modo semplice e diretto.
Si deve capire che noi ci siamo, ci siamo per chi ha di meno (meno opportunità, meno possibilità, meno reddito, meno diritti) ma anche per chi ha di più (più talento, più voglia di fare, più voglia di attivarsi).
Tanti giovani diventeranno socialisti se saremo in grado di dire cosa vorremo fare per dare un sostegno adeguato al reddito di giovani che passano da un lavoro precario ad un altro ancora più precario;
di come vogliamo contribuire a cambiare uno stato sociale per garantire nuove sicurezze ad una società che cambia sempre più velocemente;
di quali strumenti pensiamo di adottare nelle università e sul mondo del lavoro per valorizzare il merito e combattere le sacche di piccoli e grandi privilegi una volta che abbiamo assicurato condizioni di partenza più eguali possibili per tutti;
di quali scelte dobbiamo necessariamente fare per investire tanto in educazione, scuola, ricerca scientifica e innovazione tecnologica;
di come vogliamo cambiare il Sud di questo paese così bisognoso, ancora nel 2021, di infrastrutture importanti, di sostegno al rischio economico dei più dinamici e di una cultura della legalità nuova;
di come lavoriamo per veder riconosciuti i diritti di ognuno ad essere persone libere sul posto di lavoro così come nella società, dalla sicurezza negli ambienti di lavoro al riconoscimento pieno del proprio orientamento sessuale;
di come operiamo per liberare questo paese dalle mille caste e dalle migliaia di burocrazie che imprigionano la crescita e il dispiegarsi di energie positive nell’economia così come negli altri campi della vita sociale;
di come aiutiamo le mamme e i papà di questo paese migliorando i servizi sociali per l’infanzia;
di come riformiamo i meccanismi di funzionamento della magistratura e rendiamo più efficiente il sistema giudiziario;
di come rilanciamo il ruolo del pubblico, che non vuol dire solo Stato, e la sua capacità di investire in modo paziente sul futuro e sull’innovazione nella società della post pandemia globale.
E si potrebbe continuare all’infinito. La Conferenza Programmatica sarà il primo passaggio utile per dire con forza cosa vogliamo fare e su quali basi e quali programmi costruire il nostro futuro e da qui in avanti dare voce in tutte le occasioni possibili ai nostri temi e alle nostre proposte.
C’è bisogno però di lavorare e di lavorare ancora sempre con più incisività e passione anche su altri piani:
– il piano storico-culturale (coltivare la memoria e valorizzare la storia del socialismo italiano e le storie dei socialisti italiani spesso poco conosciute e col rischio di essere dimenticate; investire ancora di più in formazione politica);
– il piano dell’organizzazione del “fare politica” (immaginare nuove modalità di adesione; dare più spazio alla partecipazione attiva e far contare sempre di più gli iscritti sul modello SPD; investire più energie e risorse sulla comunicazione soprattutto via social provando anche qui ad essere più corsari e ad entrare di più nelle contraddizioni del nostro tempo);
– il piano delle alleanze sociali (rafforzare il confronto e la collaborazione con le tante realtà sociali, associative, culturali, sindacali, di categoria presenti e attive sui territori del nostro Paese; il primato della politica, a cui crediamo, si legittima e si rafforza solo se la politica ha le antenne dritte per recepire i segnali che provengono dalla società e nello stesso ha l’umiltà di mettersi in ascolto con chi opera spesso da solo e sul campo senza grandi supporti).
Penso infine che il PSI ritroverà lo spazio che merita anche se saprà continuare ad esprimere, come sta già facendo, con sempre più forza una leadership collettiva in cui il peso e la presenza delle nuove generazioni e delle donne sia importante e riconoscibile soprattutto rinvigorendo e riqualificando sempre di più la tradizione del “socialismo municipale”. Per noi ripartire dai territori e dai piccoli comuni non è uno slogan ma la nostra stessa vocazione.
In poche parole va lanciata una sfida al futuro a tutto tondo, dimostrando che il socialismo italiano può poggiare sempre di più su gambe giovani che hanno molto da dire e da fare sull’avvenire di questo nostro amato Paese e che bene sapranno interpretare i problemi e le sfide che ci attendono.
La politica ha bisogno di bandiere, di simboli, di ideali grandi altrimenti diventa nella migliore delle ipotesi buona amministrazione. La politica ha bisogno di partecipazione e di coinvolgimento soprattutto dei ceti popolari. Questo in Italia non avviene più da circa trent’anni. Dobbiamo tornare a farlo. I socialisti possono e devono farlo. Sempre avanti!!

 

Claudio Novembre

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