lunedì, 10 Maggio, 2021

Confindustria boccia il recovery plan

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Il governo ha incontrato la Confindustria per il Recovery Plan. Le principali osservazioni fatte dall’Associazione degli industriali riguardano il coinvolgimento delle parti sociali nella governance, l’attuazione delle riforme strutturali, gli effettivi impatti sul Pil e sull’occupazione, l’attuazione di politiche attive del lavoro, il problema delle misure attuative per le opere infrastrutturali.
In una nota, si legge: “Confindustria, prima ancora di entrare nel merito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in questo primo incontro con il Governo ha posto quattro questioni prioritarie inerenti il metodo. A ispirarle è esclusivamente l’interesse nazionale affinché il Pnrr, un’occasione storica e irripetibile per il Paese, raggiunga la massima efficacia”.
Secondo Confindustria: “La governance necessaria per una puntuale ed efficiente realizzazione del Piano, ad oggi non ancora delineata, dovrebbe prevedere modalità di confronto strutturato e continuativo con le parti sociali e un loro coinvolgimento lungo tutto il processo di esecuzione dei progetti. Confindustria ha manifestato la piena disponibilità a continuare su questa metodologia di confronto al fine di rendere efficace e credibile il Pnrr nell’interesse del Paese”.
La prima osservazione è la mancata conformità con le linee guida indicate dalla Ue, aggiornate venerdì scorso a seguito della consultazione tra Commissione, Governi e Parlamento Europeo.
Confindustria fa notare: “Le linee guida prescrivono infatti, in maniera puntuale che ogni riforma strutturale e linea di intervento delle 6 missioni strutturali venga declinata secondo una stima precisa degli obiettivi quantitativi che si intende ottenere rispetto alle risorse impegnate. Questo perché la Commissione stessa possa verificarne l’attuazione, sia nell’arco della durata del Piano che negli step intermedi, scongiurando così il rischio di revoca dei fondi o, peggio ancora, la restituzione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza inoltre deve avere una stima chiara degli obiettivi sull’occupazione o in assenza di un quadro generale di priorità, compatibilità e obiettivi, ogni valutazione rischia di ridursi ad una mera somma di richieste, in nome dei diversi interessi economici e sociali”.
Confindustria ha concluso: “Infine non è chiaro che tipo di riforma degli ammortizzatori sociali intende fare il governo e per le politiche attive la proposta è troppo centrata sui Centri pubblici per l’impiego”.
Immediata è stata la replica del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli: “All’interno del Piano nazionale ripresa e resilienza sono dettagliati tutti gli step, l’intensità, le annualità e la messa a terra degli investimenti. L’execution sarà fondamentale, dobbiamo esserne ossessionati. Per questo è importante costruire una cabina di regia in grado di far marciare i progetti il più speditamente possibile, senza intoppi burocratici”.
Questa affermazione del ministro Patuanelli è sconcertante. Che senso ha costruire una cabina di regia per far marciare i progetti, quando la cabina di regia esiste già ed è il Consiglio dei ministri. Se un governo è manifestamente incapace a formulare un Recovery Plan ed ancor meno a gestirlo, farebbe bene a dimettersi e consentire la nascita di un nuovo Governo più affidabile e capace di governare il Paese e gestire i fondi che l’Unione europea mette a disposizione.
Sembra incredibile che Paolo Gentiloni (commissario Ue) e Roberto Gualtieri (ministro dell’Economia), entrambi italiani, entrambi del Partito democratico, non riescano a dialogare per l’elaborazione di un Recovery Plan conforme alle indicazione dell’Unione europea.

Salvatore Rondello

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