domenica, 9 Maggio, 2021

Consiglio Europeo, è scontro per i vaccini

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Nel Consiglio Europeo, il vaccino Pfizer è stato al centro di un dibattito piuttosto acceso sulla distribuzione di 10 milioni di dosi che verranno consegnate in anticipo, nel secondo trimestre 2021, anziché più avanti nel corso dell’anno come era previsto originariamente. Alcuni Paesi dell’Est Europa, insieme all’Austria, che hanno puntato più su AstraZeneca e che ora si trovano in difficoltà, spingono perché queste dosi aggiuntive non vengano distribuite pro quota in base alla popolazione, perché in questo modo non verrebbe colmato il gap che si è venuto a creare tra i diversi Stati dell’Ue.

 

L’Europa e i singoli Stati

La notizia è arrivata agli organi di stampa da una fonte diplomatica europea. La questione della distribuzione di questi 10 mln di dosi viene discussa da qualche tempo nello Steering Committee, dove i Paesi si mettono d’accordo, insieme alla Commissione, sui vaccini anti-Covid, che l’Ue ha ordinato centralmente, per conto degli Stati membri che li hanno poi acquistati. Il problema nascerebbe dal fatto che originariamente, mentre la Commissione raccomandava di distribuire le dosi esclusivamente in base alla popolazione, gli Stati membri hanno introdotto elementi di flessibilità, in base alla situazione epidemiologica e ad altri fattori.
La dirigente generale alla Salute, Sandra Gallina, ha spiegato: “In commissione Cont all’inizio di questa settimana, è successo che non pochi Paesi, quando si è trattato di compilare gli ‘order form’, gli ordinativi alle aziende, hanno scelto di comprare meno dosi di alcuni vaccini di quelle alle quali avrebbero avuto diritto, in base alla popolazione. Questa tendenza, piuttosto diffusa, ha messo in difficoltà la Commissione, perché trattava con le case farmaceutiche per grandi quantitativi di vaccini, altrimenti non sarebbe stata “interessante” per le case farmaceutiche. A colmare il gap e “assorbire” l’inoptato sono stati alcuni Paesi, tra cui la Germania, che ha comprato 30 mln di dosi del vaccino di Pfizer/BioNTech, una decisione che ha fruttato a Berlino l’accusa di aver esulato dallo schema Ue, quando invece, assorbendo dosi che altri Stati non volevano, ha permesso alla Commissione di chiudere i contratti a condizioni vantaggiose per tutti. Risultato: ci sono diversi Paesi, inclusa l’Austria di Sebastian Kurz, che hanno puntato più su AstraZeneca che su altri vaccini. Va ricordato che all’epoca gli Stati compravano vaccini che ancora non c’erano e che i sieri a m-Rna, i più innovativi e anche i più costosi, erano guardati con un certo sospetto. Sulla carta, il vaccino AstraZeneca presentava diversi vantaggi, a partire dal costo (il prezzo è una frazione dei preparati a m-Rna, più cari) e dalla maggiore ‘maneggevolezza’ (non d eve essere conservato in supercongelatori). Come ha detto il presidente francese Emmanuel Macron a fine gennaio ad alcuni media internazionali. Nessuno aveva previsto che i vaccini più complicati funzionerebbero meglio. Il guaio è che AstraZeneca, sul cui vaccino diversi Paesi si erano orientati in misura maggiore, ha tagliato brutalmente le consegne all’Ue, mancando finora tutti gli obiettivi previsti dai contratti, a differenza di Pfizer/BioNTech e Moderna che invece stanno onorando gli impegni”.

 

In arrivo il vaccino J&J

Nel secondo trimestre dovrebbero arrivare all’Ue anche 55 mln di dosi del vaccino Janssen (J&J), ma la casa Usa inizierà le consegne solo nella seconda metà di aprile, oltre un mese dopo l’ok dell’Ema e della Commissione. La speranza è che con la casa Usa non si ripeta il disastro AstraZeneca.
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha raccomandato ai Paesi di distribuire i 10 mln di dosi aggiuntive di Pfizer/BioNTech ai Paesi che si trovano più in difficoltà. Anche l’Austria lo è, non oggi ma in prospettiva. Da parte del cancelliere Sebastian Kurz non è stato posto “alcun veto” alla proposta della Commissione, e anche “un altro leader” non avrebbe eccepito sulla proposta della Commissione e della presidenza portoghese.

 

Vaccini distribuiti equamente

Secondo la fonte Ue: “Tutti otterranno una parte di quei 10 mln di dosi e se verranno distribuiti equamente saranno sufficienti a colmare il differenziale. Se invece venissero distribuiti pro rata, allora nessun gap verrebbe colmato. In linea di principio, vogliamo che tutti i Paesi vaccinino allo stesso ritmo, quindi i differenziali andrebbero colmati, nell’interesse di tutti. Ora, bisognerà vedere come andrà la discussione. Non mi aspetto un dibattito sui numeri oggi: la questione è se menzioneranno la questione della distribuzione nella dichiarazione finale (nella bozza circolata ieri non se ne fa cenno) oppure se non verrà citata e verrà demandata allo Steering Group per concluderla il prima possibile. L’Austria, a differenza di altri Paesi, non ha gap attuali nelle dosi, ma li avrebbe in futuro, nel secondo trimestre, e per questo spinge per modificare la proposta preparata dalla Commissione e dal Consiglio. Ma non è il solo Paese che avrà gap nel prossimo trimestre. Si tratta di un problema europeo, ma al momento il dibattito è molto emotivo, perché con la pandemia di Covid-19 che imperversa, spinta anche dalla diffusione delle varianti del Sars-CoV-2, e con le dosi di vaccino che scarseggiano un po’ dappertutto, non è politicamente facile per un capo di governo spiegare ai suoi concittadini che ha rinunciato a delle dosi in favore di altri Paesi. Vediamo come va la discussione”.

 

La conferenza stampa di Sebastian Kurz

Sabato scorso il cancelliere Sebastian Kurz ha indetto una conferenza stampa per annunciare di aver scoperto solo nei giorni scorsi che le dosi di vaccini ottenute con i contratti dell’Ue non sono state distribuite in base alla popolazione e ha definito il sistema “un bazar”. Alla sua contestazione si sono uniti anche Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia. E i sei Paesi hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per sollevare il problema.
La Commissione europea in realtà ha chiarito che il sistema era noto, come ben sa il funzionario austriaco che siede alla vice presidenza del comitato direttivo Ue che si occupa proprio della gestione dei contratti dei vaccini.

 

La posizione di Bruxelles

Da Bruxelles hanno fatto notare che il meccanismo è noto da mesi: alcuni Paesi non hanno sottoscritto tutti i vaccini a cui avevano diritto e altri hanno acquistato le dosi extra. In particolare, hanno riportato i media, diverse capitali, tra cui Vienna e Sofia, hanno scelto di scommettere molto sul più economico AstraZeneca, mentre Germania, Francia e altri Paesi hanno acquistato le dosi extra di vaccini a mRNA più costosi rifiutati da questi ultimi. L’Italia invece si è limitata a prendere le dosi che le spettavano in base alla popolazione, né più né meno.
La Commissione ha sottolineato tuttavia di aver voluto una rigorosa distribuzione proporzionale, ma i governi nazionali europei hanno optato per un approccio più flessibile. “Spetterebbe agli Stati membri trovare un accordo se volessero tornare alla base proporzionale”, aveva affermato l’esecutivo europeo in una dichiarazione.
In Austria, nel frattempo, l’opposizione accusa Kurz di aver intrapreso una lotta a livello Ue per distrarre dalle carenze del proprio governo sul fronte della campagna vaccinale.
A Bruxelles, comunque, ieri sera il comitato direttivo dell’Ue sui vaccini non è riuscito a concordare il meccanismo per la distribuzione delle 10 milioni di dosi aggiuntive Pfizer-BioNTech. Secondo alcuni diplomatici, l’inghippo è dovuto in parte all’insistenza dell’Austria che lamenta la presunta ingiustizia. Anche se dai numeri non risulta: al 23 marzo il 17,8% della popolazione adulta austriaca ha ricevuto almeno la prima dose, meglio della media Ue del 16,9%. E meglio di molti Paesi che secondo Vienna dovrebbero condividere con lei parte della propria quota, tra cui Germania (15,6%), Italia (15,8), Francia e Spagna (entrambe 16,4). I numeri di Vienna superano di gran lunga quelli di chi è davvero in difficoltà, quali Bulgaria, solo il 6,5%, e Lettonia, 6,7%.

 

Alla ricerca di un accordo

Ci sarà un altro incontro del comitato direttivo nel tentativo di trovare un terreno comune tra la coalizione dei sei a guida austriaca e il resto dell’Ue. Il presidente Michel vorrebbe che la questione si risolvesse in quella sede per evitare di portare il negoziato al tavolo del vertice Ue in programma nel pomeriggio.
Se l’Unione Europea fosse un’unica nazione, anche questo problema si sarebbe risolto più facilmente.

 

Salvatore Rondello

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