venerdì, 14 Maggio, 2021

Conte ha spianato la strada a Draghi

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Se domani scopriamo che l’inquilino del fatiscente condominio di periferia, che si manteneva a malapena per tirare a campare, ma solo perché non aveva nessuna voglia di lavorare, ha azzeccato il numero vincente con una fortunata giocata al Lotto, guadagnando, finalmente, una cifra colossale, ecco che subito lo osanniamo come fosse un campione di sapere. Il mondo è fatto così, ma noi italiani abbiamo una predisposizione particolare ad inchinarci al dio denaro: andiamo ben oltre il detto latino pecunia non olet! Dove c’è odore di quattrini, infatti, in un battibaleno si forma una coda di pellegrini gaudenti che vanno a giurare eterna fedeltà a chi ne possiede, e a chiedere i consigli più banali, come il nome di un analgesico contro il mal di testa. Forse è con questa consapevolezza che nel suo discorso in Senato, Giuseppe Conte, quando ha chiesto la fiducia, ottenendola solo parzialmente (156 voti), si è rivolto undici volte direttamente ai ‘cittadini’, nominandoli, come se stesse in mezzo al ‘popolo sovrano’ e non nella sede parlamentare più nobile e antica, il Senato della Repubblica. Altre volte nella storia abbiamo assistito a comportamenti simili e sappiamo come è andata a finire! Se poi sommiamo, a causa della pandemia, il numero incredibile di DPCM che hanno imposto restrizioni di libertà sociali, sentiamo un formicolio diffuso e i brividi alla schiena. È forse questo che ha indotto il Quirinale a dare quell’incarico esplorativo al Presidente della Camera che, gettata la spugna, ha aperto la strada a Mario Draghi, il quale con poche parole e senza mai rivolgersi al popolo oggi è Presidente del Consiglio al posto di Conte? Un capo, per definizione, non imbraccia mai il fucile, semmai lo fa il soldato; ecco che, invece, ‘Giuseppi’, anziché mediare, come avrebbe richiesto il suo ruolo, ne ha fatto una questione personale ed ha sbarrato le porte a Matteo Renzi, che ha promosso la fulminante ascesa dell’ex Presidente della BCE. È un po’ come se inconsciamente l’Avvocato del Popolo avesse chiesto direttamente ai cittadini l’autorizzazione a poter gestire i miliardi del Recovery Fund, consapevole, in questo caso, che avrebbe dovuto, invece, condividerne con loro la destinazione. Poi, sapendo di mentire, ha avuto la sfrontatezza di promettere ai partiti una legge elettorale proporzionale; sapendo di mentire perché era al corrente che il DPCM, in questo caso, non lo permetteva. Accidenti, anche i muri sanno che la legge elettorale, evidentemente, con l’emergenza pandemica non c’entra nulla. Ma quando ci si abitua a decidere tutto quello che ci passa per la testa con un semplice tratto di penna, come tentare di far passare ‘fischiettando‘ 306 manager per gestire le risorse del Recovery Fund, oggettivamente diventa difficile avere una linea di demarcazione tra quello che si può e quello che non si può fare. Forse è anche per questo che Mario Draghi ha trovato la strada spianata.

 

Angelo Santoro e Enrico Buemi

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