lunedì, 6 Dicembre, 2021

Conti pubblici. Francia e Italia sotto esame

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Renzi_Merkel_Hollande-smMatteo Renzi si schiera con il presidente francese François Hollande: «Non siamo scolaretti», dice rispondendo alle rampogne della Cancelliera Angela Merkel che aveva criticato la decisione di Parigi di sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil – oggi è al 4,4% – invitando i Paesi con i conti in rosso a ‘fare i compiti’, ma poi, quasi a voler rimarcare una differenza in positivo, ha ripetuto il ritornello delle settimane precedenti, ribadendo che l’Italia rispetterà « il vincolo del 3 per cento».

«Se la Francia ha deciso così – ha aggiunto – avrà i propri motivi e io sto dalla parte di François Hollande e Manuel Valls»

Nella ribellione della Francia agli accordi sul Fiscal Compact – la seconda volta di Parigi – il presidente del consiglio italiano, in visita ufficiale in Gran Bretagna, si è schierato con i cugini d’Oltralpe anche perché lo stesso governo italiano ha bisogno di ottenere il via libera dei ‘rigoristi’ al rinvio del pareggio di bilancio al 2017. Insomma se da una parte è vero che l’Italia si terrà sotto il 3%, è vero anche che dovrebbe stare ben più sotto di quel limite e che così facendo conta di utilizzare il differenziale – una decina di miliardi l’anno – per tentare di far ripartire l’economia.

Il problema vero dell’Italia è rappresentato dal debito pubblico, uno stock enorme che sfiora il 136% del Pil e che secondo Mediobanca, arriverà al 145% entro il 2015. Un macigno su cui pesa come un incubo lo spread, ovvero il differenziale sui tassi di interesse decennali dei nostri Btp rispetto ai Bund tedeschi, oggi poco sotto i 140 punti, ma che se dovesse riesplodere come un anno fa, ci manderebbe a zampe all’aria perché diverrebbe implicitamente impossibile il rimborso agli investitori.
Una situazione che, complice la deflazione che aggrava il rapporto deficit/pil, si è aggravata con l’arrivo del governo Renzi.  Dal 22 febbraio 2014, il debito è infatti cresciuto con un ritmo che non si registrava dal 1994: + 141,20 euro pro capite ogni mese, con un totale di circa 36 mila euro a testa.

Crescita debito Italia 94-2014

Imparagonabile la situazione francese, che ieri ha registrato la soglia dei 2.000 miliardi di euro di debito, pari al 95,1% del Pil. Insomma Parigi si può ancora permettere qualche azzardo e difatti tra ieri e oggi lo spread tra gli Oat francesi a dieci anni e gli analoghi Bund tedeschi, è rimasto pressoché inchiodato a un differenziale di 35 punti nonostante l’annuncio di Hollande. Segno che gli investitori, tutto sommato, ancora si fidano delle promesse francesi e dei conti italiani.

Le frasi pronunciate da Renzi hanno insomma più che altro il compito di intervenire a livello mediatico, di far vedere che il governo non si è arreso ai ‘rigoristi’, in poche parole più fumo che arrorsto perché già così l’Italia col rinvio del pareggio di bilancio si è esposta parecchio e deve ancora sapere se da Bruxelles arriverà una bacchettata o un sostanziale via libera. Certo è che né Hollande, né Renzi, né tantomeno Merkel possono permettersi di litigare e sono costretti a trovare un’intesa, com’è giusto che sia, pena l’esplosione del sistema con guai per tutti.

Da Londra il presidente del Consiglio italiano porta a casa la piena convergenza del premier inglese David Cameron sulla linea anticrisi che dovrebbe seguire l’Europa, una convergenza scontata perché da sempre Londra non vuole né un’Europa unita troppo forte né tantomeno una solida moneta unica. Anche in questo caso si è registrato il solito diluvio di frasi-sciocchezza, per riempire di aria i social network. «Abbiamo bisogno di un’Europa più snella e più smart», ha detto Renzi incrociando la stampa al suo arrivo a Downing Street e Cameron ha usato quasi le stesse parole per sollecitare «un cambiamento in Europa», che deve essere «più flessibile». Nel primo pomeriggio il presidente del consiglio ha poi tenuto un discorso alla Guildhall, il Comune della City, dove ha illustrato il percorso delle riforme in Italia in dieci punti.

Quanto alle eventuali decisioni prese a Londra sulle cose serie, ovvero in merito al conflitto con l’Isis e alle situazioni esplosive in Siria e Libia, non è emerso nulla.

Armando Marchio

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