domenica, 28 Novembre, 2021

Cop26, arriva l’allarme Onu: nuovo record dei gas serra

0

A cinque giorni dall’inizio della Cop26 a Glasgow, è arrivato l’allarme Onu di un nuovo record di emissioni inquinanti. Nonostante i lockdown imposti dalla pandemia, l’eccesso di gas serra nell’atmosfera, nel 2020, ha superato ancora una volta il limite massimo raggiunto. La tendenza è continuata nel 2021, peggiorando la già preoccupante situazione. Infatti, l’abbondanza di gas serra nell’atmosfera che intrappolano il calore ha raggiunto un tasso di incremento annuo superiore alla media 2011-2020.
La concentrazione di anidride carbonica (CO2), il più importante gas serra, ha raggiunto le 413,2 parti per milione nel 2020, un livello che è il 149% di quello preindustriale. Il metano (CH4) è al 262% e il protossido di azoto (N2O) al 123% dei livelli del 1750, quando le attività umane hanno iniziato a ‘disturbare’ l’equilibrio naturale della Terra. Il quadro allarmante è tracciato nel Greenhouse Gas Bulletin, il bollettino dei gas serra dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), l’agenzia meteorologica dell’Onu. I numeri si basano sul monitoraggio della rete Global Atmosphere Watch della WMO.
Il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas, ha avvertito: “Il Greenhouse Gas Bulletin contiene un chiaro messaggio scientifico per i negoziatori climatici alla COP26, siamo molto fuori strada.  All’attuale tasso di aumento delle concentrazioni di gas serra, infatti, entro la fine di questo secolo assisteremo a un aumento della temperatura di gran lunga superiore agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che puntava a un aumento contenuto tra +1,5 e +2 gradi al di sopra dei livelli preindustriali”.
Si prospetta, dunque, un difficile lavoro dei negoziatori della 26esima ‘Conferenza delle parti’, che vedrà riunite in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre, circa 25mila persone, tra leader, addetti ai lavori e giornalisti, per tentare di salvare il Pianeta da una catastrofe annunciata. Solo qualche giorno fa, la Bbc aveva svelato le pressioni giunte da Giappone, Australia, Arabia Saudita e Svizzera per ‘truccare’ le raccomandazioni Onu sul clima in vista del cruciale summit.
Il premier britannico, Boris Johnson, ha commentato: “Sarà un vertice molto difficile, sono molto preoccupato, potrebbe essere un fallimento”. In questa circostanza, Boris Johnson si gioca la sua credibilità politica come ospite dell’evento e di certo non ha gradito alcune defezioni eccellenti.
Vladmir Putin, ad esempio, ha già dato forfait. Incerta anche la partecipazione di Xi Jinping: considerando che Russia e Cina sono tra i sorvegliati speciali in fatto di clima, la loro assenza peserebbe come un macigno. Si attendono ancora le conferme del brasiliano Jair Bolsonaro e dell’indiano Narendra Modi.
Intanto, spaventa la realtà dei numeri. Il Bollettino dell’Agenzia Onu mostra che dal 1990 al 2020, il forzante radiativo, l’effetto di riscaldamento sul nostro clima, dei gas serra a lunga vita è aumentato del 47%, con la CO2 che è responsabile per circa l’80% di questo aumento. Finché le emissioni continueranno, la temperatura globale proseguirà ad aumentare, avverte l’Organizzazione meteorologica mondiale.
Data la lunga vita della CO2, il livello di temperatura che stiamo già osservando persisterà per diversi decenni anche se le emissioni si ridurranno rapidamente allo zero netto. Oltre all’aumento delle temperature, ciò significa più condizioni meteorologiche estreme tra cui calore e precipitazioni intense, scioglimento dei ghiacci, aumento del livello del mare e acidificazione degli oceani, accompagnati da impatti socio-economici di vasta portata.
Circa la metà della CO2 oggi emessa dalle attività umane rimane nell’atmosfera. L’altra metà è assorbita dagli oceani e dagli ecosistemi terrestri. Il Greenhouse Gas Bulletin segnala la preoccupazione che la capacità degli ecosistemi terrestri e degli oceani di agire come ‘pozzi’ per la CO2 possa diventare meno efficace in futuro, riducendo così la loro capacità di assorbire l’anidride carbonica e fungere da cuscinetto contro un aumento della temperatura ancora maggiore.
Il Segretario generale dellOmm ha detto: “Sono più di semplici formule chimiche e cifre su un grafico. Hanno importanti ripercussioni negative per la nostra vita quotidiana e il nostro benessere, per lo stato del nostro pianeta e per il futuro dei nostri figli e nipoti”.
Il rallentamento economico del COVID-19 non ha avuto alcun impatto percepibile sui livelli atmosferici dei gas serra e sui loro tassi di crescita, sebbene si sia verificato un calo temporaneo delle nuove emissioni.
Il prof. Taalas ha aggiunto: “La quantità di CO2 nell’atmosfera ha superato il traguardo di 400 parti per milione nel 2015. E solo cinque anni dopo, ha superato le 413 ppm. L’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per secoli e nell’oceano ancora più a lungo. L’ultima volta che la Terra ha sperimentato una concentrazione paragonabile di CO2 è stata 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura era di 2-3°C più calda e il livello del mare era di 10-20 metri più alto di adesso. Ma allora non c’erano 7,8 miliardi di persone. Molti paesi stanno ora fissando obiettivi carbon neutral e si spera che la COP26 vedrà un sensibile aumento degli impegni. Dobbiamo trasformare il nostro impegno in azioni che avranno un impatto sui gas che guidano il cambiamento climatico. Dobbiamo rivisitare i nostri sistemi industriali, energetici e di trasporto e l’intero nostro stile di vita. Le modifiche necessarie sono economicamente accessibili e tecnicamente possibili. Non c’è tempo da perdere”.
Il rapporto annuale dell’agenzia con sede a Ginevra misura la concentrazione atmosferica di anidride carbonica, metano e protossido di azoto, i gas che stanno riscaldando il pianeta e scatenando eventi meteorologici estremi come ondate di calore e piogge intense.
Occorre un grande aumento degli impegni fattivi e perseveranti, non solo in vista della prossima conferenza Cop26 in cui si pone l’obiettivo di rafforzare l’azione per affrontare il riscaldamento globale secondo l’accordo di Parigi.
Sulla Cop bisogna sapere che nel 1992 le delegazioni di 154 Paesi si riunirono per la prima volta a Rio de Janeiro, in Brasile, per redigere la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Da allora i firmatari della convenzione, formalmente denominati “parti”, si sono incontrati ogni anno per discutere su progressi e sfide (nel 2020 il vertice non ha avuto luogo a causa della pandemia). Cop significa, appunto, conferenza delle parti (“Conference of the parties”). La prima si svolse a Berlino nel 1995 e gettò le basi dello storico protocollo di Kyoto, firmato due anni dopo (ma entrato in vigore solo nel 2005). Per la prima volta, impegnava le nazioni industrializzate al taglio delle emissioni.
Ma nacquero subito i primi problemi. L’allora presidente americano George Bush ritirò  l’iniziale adesione data dal predecessore Bill Clinton, azzoppando  l’accordo.
La Cop26, 26esima riunione annuale, sarà ospitata dal Regno Unito in partenariato con l’Italia (dove diversi eventi, come il Youth4Climate e la PreCOP26, si sono tenuti all’inizio di ottobre).
Le incertezze su questo incontro hanno fatto arrabbiare la sovrana britannica che ha detto: “Ho sentito parlare di Cop26, ancora non so chi arriverà. Nessuna idea. Sappiamo solo di persone che non vengono. È davvero irritante quando parlano, ma non fanno”. Così, Elisabetta II ha ricordato che i Windsor sono tradizionalmente molto sensibili alle questioni ambientalistiche e sarà proprio la Regina ad inaugurare il summit. Chi ha tutto da guadagnare (o da perdere) dal vertice è senz’altro Boris Johnson. Dopo la Brexit, tutti gli occhi sono puntati su di lui e sulla sua capacità di far tornare la Gran Bretagna di nuovo protagonista sulla scena mondiale. Le  prospettive rimangono complesse per il numero uno di Downing Street e l’impennata della pandemia nel paese non facilita il compito.

Sul sito ufficiale del vertice, sono elencati gli obiettivi del 26esimo vertice:
• Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C
• Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali
• Mobilitare finanziamenti pari ad almeno 100 miliardi di dollari all’anno
• Collaborare

La 25esima Conferenza delle Parti, ospitata dal governo cileno e condotta a Madrid a dicembre 2019, si è conclusa, malgrado le estenuanti negoziazioni, con un nulla di fatto. La finalizzazione delle regole tecniche dello storico accordo di Parigi continua a essere il nodo principale sul tavolo. Le questioni aperte sono molteplici, a partire dall’allineamento di tempi e format degli impegni nazionali sul clima (i cosiddetti Ndc) e dai requisiti di trasparenza per la contabilità delle azioni messe in atto dai vari paesi, magari attraverso procedure di peer-review multilaterale. C’è poi il nodo dei cosiddetti mercati del carbone che consentono agli Stati virtuosi (che riducono le emissioni più del previsto) di rivendere i loro crediti a quelli meno virtuosi. I paesi in via di sviluppo temono che questi scambi consentano ai paesi ricchi di evitare il taglio delle emissioni grazie all’acquisto di crediti. Dall’altra parte, i più ricchi paventano che quelli in via di sviluppo potrebbero inglobare le riduzioni di emissioni vendute come crediti, aggiungendole ai loro obiettivi interni e, di fatto, conteggiandole due volte. C’è poi il problema dei vecchi crediti accumulati nell’ambito del protocollo di Kyoto: grandi inquinatori come Brasile, India, Australia e Russia potrebbero sfruttarli per raggiungere i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni senza troppo sforzo, vanificando di fatto lo spirito dell’intesa di Parigi. Infine, il tema sempre scottante dei finanziamenti. La Decisione di Parigi (non vincolante, a differenza dell’Accordo) faceva esplicito riferimento all’impegno a regime, da raggiungere entro il 2020, di 100 miliardi di dollari l’anno per i paesi in via di sviluppo, impegno finora non rispettato (anche se Biden ha annunciato di voler raddoppiare il contributo Usa).
L’emergenza Covid ha rallentato e ostacolato i progressi sul clima (anche se i lockdown hanno temporaneamente diminuito le emissioni). La Cop26 si svolge inoltre in un momento molto delicato per i rapporti internazionali. La Brexit ha calato un freddo sipario tra Regno Unito e Unione europea. Non ultimi, i contrasti tra Mosca e fronte occidentale, culminati nella chiusura della missione russa presso la Nato. Usa e Cina (da soli responsabili del 40% dei gas planetari) sono ai ferri corti e il partenariato sulla sicurezza (Aukus) negoziato di recente tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti per arginare l’influenza cinese nell’Indo-pacifico ha fatto infuriare la Francia. La crisi energetica, infine, sta mettendo in ginocchio i giganti asiatici, ponendo il mondo di fronte a scelte urgenti e complesse.
In fatto di clima, i paesi che continuano a indossare la maglia nera sono sempre gli stessi. Da anni la Cina mantiene il primato di nazione più inquinante al mondo con la maggior quantità di emissioni, seguita dagli Stati Uniti. Cina, Brasile, Russia e Australia, in particolare, sono considerati veri e propri ‘Stati canaglia’ dai ricercatori di Paris Equity Check, gruppo che determina quanto le traiettorie dei paesi sono in linea con l’accordo del 2015. Le politiche di questi quattro paesi, affermano gli scienziati, sono su una traiettoria tutt’altro che allineata con Parigi. A conti fatti, il riscaldamento globale implicato nei loro piani porterebbe il pianeta verso un drammatico +5°C; un dato che ha origine nella continua dipendenza di queste economie dai combustibili fossili.
Mario Draghi, durante lo Youth4Climate, a Milano, uno degli eventi organizzati dall’Italia come partner della Cop26, ha ammesso: “Siamo consapevoli che dobbiamo fare di più, molto di più”.
Il 30 e 31 ottobre si svolgerà a Roma il vertice del G20, che concluderà l’anno della presidenza italiana ed il premier ha già annunciato: “Anticiperemo alcune delle negoziazioni che si terranno a Glasgow”.
L’Unione europea si è posta obiettivi ambiziosi: riduzione delle emissioni di gas del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e raggiungimento di zero emissioni nette nel 2050.
Il capo del governo italiano ha ricordato: “Senza il coinvolgimento delle maggiori economie mondiali non potremo rispettare gli accordi di Parigi e contenere il riscaldamento globale entro un grado e mezzo. L’Italia ha stanziato il 40% delle risorse nel nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza per la transizione ecologica. Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota dei rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità”.
C’è poi il nodo della dipendenza dell’Europa dalle importazioni di gas, cosa che ci rende vulnerabili (il caro bollette lo dimostra). Per questo, a Bruxelles si ragiona sempre di più sulle energie rinnovabili.
Ursula von der Leyen ha detto: “La scienza ci dice da anni che dobbiamo accelerare la transizione verso un’economia a zero emissioni di carbonio. Ora, l’economia sta aggiungendo un altro motivo per farlo, ovvero l’aumento dei prezzi dell’energia”. Secondo la numero uno della Commissione europea: “La risposta agli effetti generati dai rincari di questa commodity ha a che fare con la diversificazione dei fornitori, ma anche con il mantenimento del ruolo del gas naturale come combustibile di transizione, e dobbiamo discuterne in profondità. E naturalmente occorre accelerare la transizione verso l’energia pulita”.
In un anno mai così tempestato da eventi climatici avversi, l’ampio rapporto sul clima stilato dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental panel on climate change, Ipcc) ha dato conto della tendenza drammatica dei fenomeni in atto.
L’Ipcc ha avvertito che gli attuali cambiamenti climatici “non hanno precedenti” nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Il pianeta è stato probabilmente più caldo nell’ultimo decennio di quanto sia mai stato negli ultimi 125mila anni.
Anche i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono al punto massimo degli ultimi due milioni di anni mentre agricoltura e combustibili fossili stanno portando anche i livelli di protossido di azoto e metano ai massimi da 800mila anni a questa parte.
Nel rapporto dell’Ipcc si legge: “Non c’è dubbio che l’intervento umano abbia riscaldato l’atmosfera, gli oceani e le terre emerse. Anche nel migliore dei casi, alcuni dei cambiamenti, per esempio, l’incremento del livello dei mari, resteranno irreversibili per millenni”.
L’Ipcc ha affermato che è possibile evitare lo sforamento della soglia degli 1,5° C se saranno adottate misure drastiche e immediate.
Il cambiamento climatico provocato dall’uomo colpisce già ogni regione del pianeta. Le inondazioni estreme, la siccità, gli incendi, le ondate di calore e le tempeste sono destinate ad aumentare di frequenza e gravità se il riscaldamento continuerà.
Il monito di Antonio Guterres è stato il seguente: “E’ un codice rosso per l’umanità. I campanelli d’allarme sono assordanti e le prove sono inconfutabili: le emissioni di gas serra dovute alla combustione di combustibili fossili e alla deforestazione stanno soffocando il nostro pianeta e mettendo a rischio immediato miliardi di persone. Il riscaldamento globale sta interessando ogni regione della Terra, con molti dei cambiamenti che stanno diventando irreversibili. Dunque, non c’è più tempo da perdere. Se uniamo le forze ora, possiamo evitare la catastrofe climatica. Conto sui leader del governo e su tutte le parti interessate per garantire il successo della Cop26”.
Il segretario generale Onu si riferiva all’ultimo rapporto del Palazzo di Vetro sul clima, che ha messo nero su bianco indicando la più fosca delle previsioni: “Se non riduciamo le emissioni di Co2, per il Pianeta sarà la catastrofe”. Ecco dunque l’importanza della Cop26, il vertice sui cambiamenti climatici che riunirà, a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre, i rappresentanti di 197 paesi. Obiettivo: azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C.
Un risultato tutt’altro che scontato visto che, in fatto di clima, accordi e promesse sono stati finora costantemente disattesi.

 

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply