domenica, 17 Ottobre, 2021

Corte dei Conti, necessaria una riforma per l’8 per mille

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Corte dei conti-8xmilleNel 1990 la Chiesa cattolica riceveva 200 milioni di lire. Nell’anno in corso è arrivata a toccare vette oltre il miliardo di euro. Questa e altre anomalie hanno fatto mettere sotto la lente della Corte dei Conti l’otto per mille, la quota di imposta, ricavata dall’Irpef che la Repubblica Italiana ripartisce – in base alle scelte dei contribuenti – fra lo Stato stesso e varie confessioni religiose (Chiesa cattolica, valdesi, comunità ebraiche, evangelici luterani e battisti, ortodossi, buddhisti, induista e avventisti, chiese cristiane avventiste del settimo giorno e pentecostali, ndr). Secondo i magistrati “è opportuna una rinegoziazione” del sistema introdotto nel 1985 che risulta “opaco, senza controlli, senza informazione per i cittadini, discriminante dal punto di vista della pluralità religiosa” e i cui fondi – nonostante la congiuntura di consistente riduzione della spesa pubblica – si sono incrementati in modo considerevole e costante.

DISTORSIONE – I magistrati tributari hanno rilevato come “i beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata. Su ciò non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati”. Si tratta di una distorsione enorme, considerato che nel corso degli anni sempre meno contribuenti hanno espresso la loro scelta: per esempio, nel 2011 alla Chiesa Cattolica è andato il 37,9% delle scelte espresse, ma la quota effettivamente distribuibile arriva a toccare l’82,2%. Per lo Stato, dal 6,1% si passa al 13,3%.

Fonte: elaborazione della Corte dei conti su dati dell'Agenzia delle entrate

Fonte: elaborazione della Corte dei conti su dati dell’Agenzia delle entrate

CONTRIBUTI INGENTI E SCARSA TRASPARENZA – Secondo quanto messo alla luce dalla Corte, i contributi alle confessioni risultano ingenti, “tali da non avere riscontro in altre realtà europee, avendo superato ampiamente il miliardo di euro per anno”. Si parla infatti di 1,2 miliardi all’anno. Inoltre, i magistrati contabili hanno rilevato la mancanza di trasparenza poiché “sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute”.

Fonte: elaborazione della Corte dei conti su dati dell'Agenzia delle entrate

Fonte: elaborazione della Corte dei conti su dati dell’Agenzia delle entrate

STATO DISINTERESSATO A SUA QUOTA COMPETENZA – Ma anche il comportamento ‘pubblico’ sembra essere piuttosto censurabile: “Lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”. Secondo l’indagine della Corte, l’anno scorso la Chiesa cattolica ha speso oltre 3 milioni e mezzo in spazi pubblicitari Rai, contro i 30mila di quella valdese.

Silvia Sequi 

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