martedì, 19 Ottobre, 2021

Costruito, non nato

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Dall’inizio dell’anno, ci sono state moltissime manifestazioni, per rievocare la nascita del Partito Comunista Italiano, e sono stati pubblicati articoli sull’evento. Cosa normale, anche per rispetto verso i milioni di italiani, che, nel corso degli anni, vi avevano aderito. Un fatto storico, però, andrebbe analizzato in modo corretto, senza trascurare gli effetti provocati e le prospettive fatte abortire. Che i comunisti non avessero interesse a far emergere la verità è comprensibile, ma che gli altri, specie quelli che sono passati per il PSI, si comportassero allo stesso modo è incomprensibile. Il PCI non nacque, ma fu costruito su ordine di forze non italiane. A Livorno, dal 15 al 21 gennaio 1921, ci svolse il Congresso del Partito Socialista. Si confrontavano diverse posizioni, cosa normale per un Partito democratico. In Partiti, basati su ideologie, non sono ammesse diversità di opinioni. In quel Congresso, una componente rispondeva alla forza che governava il Comintern, Internazionale Comunista. C’era anche un rappresentante del Cominter, Rakosi, che, su ordine di Mosca, dava indicazioni ai delegati loro aderenti. Alla fine, ordinò di espellere la componente riformista di Turati. Serrati, che cercava di mediare per evitare la rottura, fu neutralizzato da Kabakciev. A Livorno il gruppo che rispondeva alla volontà di Mosca decise di espellere i riformisti, per avere un Partito fedele ai capi sovietici e per eseguire quanto deciso dal Congresso del Cominter dell’anno precedente. Si continua a sostenere che la causa della scissione fu la mancanza di un impegno meridionalista del Partito Socialista e una preferenza per la categoria dei lavoratori sindacalizzati del Nord. Una falsità storica e culturale sostenuta dai tifosi di Gramsci. La differenza dipendeva dalla facilità ad organizzare gli operai del Nord e di creare un sindacato e dalla difficoltà di aggregare al Sud gli affittuari e i conduttori di fondi di proprietà di nobili o della Chiesa. Comunque, Salvemini, non Gramsci, era capo della corrente meridionalista e quando ruppe con Turati non seguì i fedeli del Comintern, ma cercò di fondare un Partito meridionalista, “socialista nei fini e liberale nel metodo”. Secondo me, c’è un altro aspetto che chiarisce lo scarso peso del meridione nel PSI. Il Mezzogiorno era un territorio a vocazione agricola, mentre il Settentrione, grazie a una borghesia, non soggetta ai nobili e al Clero, aveva già una struttura industriale. Inoltre, poiché la proprietà terriera era diffusa, fu facile organizzare (vedi Emilia-Romagna) Cooperative, Casse di mutualità e Casse rurali. Cosa difficilissima al Sud, dove i latifondisti erano un ostacolo alle innovazioni. Passiamo agli effetti della scissione del PSI. Ho sempre ritenuto utile immaginare come sarebbe stata l’evoluzione del nostro Paese, se a Livorno non fosse stata provocata la scissione del Partito Socialista. Il Partito, libero dai condizionamenti imposti dal Partito Comunista sovietico, si sarebbe evoluto in una logica europea, arrivando ad avere caratteristiche simili a quelle della SPD e dei Partiti Socialisti del Nord Europa. Panebianco ci ricorda che, attualmente, nei confronti della Germania e delle altre Nazioni europee, l’Italia è nelle condizioni peggiori. Condizioni che sono la conseguenza di cambiamenti influenzati da avvenimenti politici del passato. Forse il Vaticano, senza la minaccia che “i cavalli dei cosacchi si sarebbero abbeverati alle fontane di San Pietro”, non avrebbe incoraggiato la nascita di un Partito clericale, come la DC, neutralizzando il popolarismo di Don Sturzo. Panebianco ci ha anche ricordato che, attualmente ,il nostro sistema esalta e favorisce la mancanza di coesione all’interno dei partiti. Le scandalose vicende relative al mondo della Magistratura sono conseguenza del comportamento del PCI, che lo utilizzava come un’arma e un luogo dal quale avere aiuti e rinforzi. Se, attualmente, l’Italia è diventata il Paese dei partiti deboli, che, non avendo un modello di società, procedono con improvvisazioni. Il fatto che, tranne il PSI, nessuna formazione politica ha l’omologo nel Parlamento Europeo è uno dei motivi della nostra scarsa considerazione politica. Questa realtà è l’effetto di un processo, che viene da lontano. Non è esagerato dire: è iniziato a Livorno, nel gennaio del 1921.

 

Luigi Mainolfi

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