martedì, 26 Ottobre, 2021

Covid-19, i chiarimenti dell’Inps per i congedi

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Studio Inps
PIÙ CONTAGIATI COVID-19 NELLE PROVINCE CON PIU’ OCCUPATI
È cresciuto più velocemente il numero dei contagiati da virus Covid-19 nelle province in cui è più elevato il numero di rapporti di lavoro nelle attività essenziali, cioè quelle attività che non sono state bloccate e hanno continuato a essere svolte anche dopo le misure di lockdown introdotte dal governo. Tale evidenza suggerisce inoltre, in modo indiretto, che le misure di lockdown hanno limitato la diffusione del contagio, e questo effetto di contenimento è minore nelle province dove le limitazioni erano meno stringenti a causa della maggiore quota di rapporti di lavoro essenziali. È quanto emerge da uno studio recentemente effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps, pubblicato nella sezione del sito Inps “Studi e Analisi”. Lo studio analizza i dati provinciali della protezione civile sulla dinamica dei contagiati Covid-19 dal 24 febbraio al 21 aprile, e i dati amministrativi di fonte Inps relativi alla quota dei rapporti di lavoro nei settori considerati essenziali dai due provvedimenti restrittivi del marzo 2020 emessi dal governo Italiano. Dall’analisi affiora che, se nel primo periodo la curva del contagio cresce nello stesso modo fra le province, dal 22 marzo, quando è stato emanato il provvedimento più restrittivo di lockdown, il contagio sale di più nelle province con più rapporti di lavoro nei settori essenziali rispetto a dove tali settori sono meno rappresentati, per poi decrescere più lentamente dall’inizio aprile, quando il numero generale dei contagiati ha iniziato a diminuire. Negli ultimi giorni considerati lo studio mostra come nei settori che si collocano sopra la fascia mediana dei settori essenziali, in cui cioè è maggiore il numero dei lavori appartenenti ai settori essenziali, vi sono in media 10 contagiati in più al giorno, un numero non trascurabile dato che la media provinciale giornaliera dei contagiati dopo il 22 marzo è di 37 (l’impatto è circa il 25% della media).La differenza risulta ancora più marcata se si considera anche la densità di occupazione a livello provinciale. Infatti, aggiungendo tale elemento all’analisi emerge che l’impatto dell’esposizione a settori essenziali risulta essere leggermente più elevato rispetto al caso di considerare solo i settori essenziali (13 contagiati in più al giorno contro 10).


Covid-19

CONGEDI: CHIARIMENTI INPS SULLE MODALITA’ DI FRUIZIONE
Sono da più parti pervenuti all’Inps quesiti sulle modalità di richiesta del congedo Covid-19 (di cui all’articolo 23, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e sulla compatibilità dello stesso con la fruizione di altri tipi di permesso o congedo da parte dell’altro genitore appartenente allo stesso nucleo familiare. L’Istituto al riguardo fornisce tutti i chiarimenti del caso con il messaggio del 15 aprile scorso, n. 1621.
Una condizione fondamentale ai fini della fruizione della misura è che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore.
L’Ente di previdenza chiarisce, inoltre, che i lavoratori dipendenti che non abbiano usufruito del congedo parentale nel periodo ricompreso dal 5 marzo fino alla fine della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole, ma che si siano comunque astenuti dall’attività lavorativa (dietro richiesta di permesso o ferie), possono presentare domanda di congedo Covid-19 riferita a periodi pregressi a partire dalla data del 5 marzo e per un periodo massimo di 15 giorni.
Durante il periodo di sospensione delle attività scolastiche, il congedo Covid-19 può essere richiesto anche in modalità frazionata a giorni, con le stesse formalità del congedo parentale, alternandolo con l’attività lavorativa ovvero con altre tipologie di permesso o congedo (ad esempio, ferie, congedo parentale, prolungamento del congedo parentale, giorni di permesso ai sensi della legge 104/1992, etc.). Il messaggio illustra nel dettaglio anche i casi di compatibilità e incompatibilità del congedo.
Proprio a tale proposito l’Inps ha recentemente emanato il seguente comunicato stampa: “A seguito del D.P.C.M. del 10 aprile 2020, che ha previsto l’ulteriore proroga del periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, sono prorogati fino al 3 maggio 2020 anche i termini per la fruizione dei quindici giorni di congedo per emergenza Covid-19 per la cura dei figli. Si ricorda che il congedo può essere fruito da uno solo dei genitori oppure da entrambi, ma non negli stessi giorni e sempre nel limite complessivo, individuale e di coppia, di quindici giorni per nucleo familiare. La fruizione, inoltre, è subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia un altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore”.


Covid-19 – Lavoratori distaccati in Paesi Ue

VALIDITA’ FORMULARI A1
Le misure adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno comportato forti restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori in Europa.
Con il messaggio del 15 aprile scorso, n. 1633 l’Inps recepisce i chiarimenti forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in merito alla determinazione della legislazione applicabile e alla validità delle certificazioni A1 già rilasciate ai lavoratori distaccati in paesi Ue.
Pertanto, nell’ipotesi in cui il lavoratore distaccato fosse costretto a rimanere nel paese ospitante, la validità dei formulari A1 con scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020 deve ritenersi estesa fino al termine dello stato di emergenza fissato al 31 luglio 2020.
Inoltre, anche relativamente alla determinazione della legislazione applicabile sulla base del concetto di “attività prevalente”, i formulari A1 rilasciati dalle istituzioni appartenenti allo Spazio economico europeo, ai sensi dell’articolo 13 del regolamento (CE) 883/2004 prima dell’emergenza epidemiologica, dovranno ritenersi validi a prescindere dalle variazioni della soglia percentuale dell’attività complessivamente svolta determinatasi a causa delle citate restrizioni alla mobilità.

Settori essenziali
ANALISI INPS DEI RAPPORTI DI LAVORO SUI DATI UNIEMENS
E’ stata recentemente pubblicata sul sito web dell’Istituto di previdenza una nota della Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps che ha analizza le differenze strutturali fra l’insieme dei lavoratori in settori essenziali e settori bloccati (come definiti dal Dpcm del 22 marzo), al fine di fornire informazioni al dibattito pubblico e al policy maker. Utilizzando i dati sull’universo dei rapporti di lavoro della banca dati Uniemens per il 2018, la quota dei rapporti di lavoro in settori essenziali ammonta a circa il 50% del totale, e pertanto il rimanente 50% fa riferimento a lavori bloccati. La nota mostra che la distribuzione per genere fra i settori essenziali e bloccati è relativamente omogenea, così come la distribuzione per ripartizione geografica. La categoria dei giovani è invece fortemente sovra rappresentata nei settori bloccati (32% vs21%), mentre la categoria adulti e soprattutto anziani è sovra rappresentata nei settori essenziali. Per quanto attiene la professione, l’incidenza degli operai (64% vs53%) e degli apprendisti (7% vs5%) è decisamente superiore nei settori bloccati e viceversa per gli impiegati e quadri/dirigenti. Nei settori bloccati vi è anche una marcata sovra rappresentazione dei contratti a tempo determinato (39% vs27%), del part time (37% vs31%), e dei lavoratori stranieri (18% vs14%). Per quanto concerne i salari totali, cioè percepiti in tutto il rapporto di lavoro nel 2018, si mostra come per i settori bloccati essi ammontino in media a €13.716, circa il 32% in meno dei settori essenziali. Per i salari mediani la differenza è anche maggiore, pari al 58% (8.997 vs14.239). I salari settimanali medi risultano essere nei settori essenziali il 15% più elevati di quelli dei settori bloccati (512 vs445), e quelli mediani di circa il 7%. Per spiegare le differenze osservate fra i salari totali e quelli settimanali occorre tener conto che nei settori bloccati, rispetto ai settori essenziali, vi è un numero di settimane lavorate decisamente inferiore, sia per i valori medi (26 vs32) che per quelli mediani (23 vs33). Anche in termini di disuguaglianza essa è più elevata nei settori bloccati, soprattutto in riferimento alla coda bassa della distribuzione, dovuto al fatto che il decimo percentile dei redditi è decisamente inferiore nei settori bloccati in confronto al valore dei settori essenziali. Le differenze evidenziate nella nota a sfavore dei settori bloccati sono da attribuirsi ad alcuni settori in particolare: costruzioni, alloggio e ristorazione; attività artistiche, sportive e intrattenimento, su altre attività di servizi L’evidenza statistica proposta mostra in modo netto che i lavoratori impiegati nei settori bloccati appartengano alle categorie più deboli della forza lavoro, con salari totali e settimanali e settimane lavorate inferiori, quindi con carriere più frammentate, con una maggiore incidenza di contratti a tempo determinato e part time e con una maggiore presenza di giovani. Pertanto, sotto l’ipotesi che la crisi pandemica in atto colpirà più duramente i lavoratori nei settori bloccati, ciò potrà implicare un ulteriore peggioramento delle dinamiche di disuguaglianza, di povertà sul posto di lavoro (working poor) e di instabilità lavorativa.

Carlo Pareto

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