lunedì, 12 Aprile, 2021

Covid-19, ulteriore periodo di cassa integrazione

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Effetto Covid
INAIL: MENO INFORTUNI MA PIU’ MORTI SUL LAVORO
Sono stati di recente resi noti gli Open data Inail 2020 riguardanti gli infortuni e le malattie professionali, dai quali è emerso un calo degli incidenti e un riscontrato aumento di morti sul posto di lavoro. I dati, come l’Istituto ha sottolineato, sono stati fortemente influenzati dall’emergenza Covid, che inevitabilmente ha avuto un impatto anche su questo comparto.
Meno infortuni ma più morti
Stando a quanto riporta l’Inail, le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto (554.340 in totale) tra gennaio e dicembre 2020 sono diminuite del 13,6% in confronto all’analogo periodo del 2019. Di queste, 1.270 hanno avuto esito mortale, facendo registrare un incremento del 16,6% rispetto all’anno precedente. In flessione, invece, risultano le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 45.023 (-26,6% rispetto al 2019).
A tale proposito, come riportato sul sito Inail, va detto che “nei numero complessivo degli infortuni sono comprese anche le comunicazioni obbligatorie effettuate ai soli fini statistici e informativi da tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, degli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento”.
Come ribadisce l’Istituto, però, “i dati del 2020 sono fortemente influenzati dall’emergenza Coronavirus”, che ha letteralmente travolto il mondo del lavoro, cambiando abitudini e impegni di molti professionisti (la maggior parte dei quali sono stati costretti a casa a seguito dei vari lockdown, per interruzione dell’attività o ricorso al lavoro cosiddetto agile).
I fattori che hanno concorso a far lievitare gli infortuni
Il confronto tra le denunce di infortunio Inail del 2020 e quelle del 2019 risente principalmente di alcuni fattori che hanno fortemente condizionato l’aumento dell’anno scorso, ovvero:
la sospensione su tutto il territorio nazionale tra il 9 marzo e parte del mese di maggio, ai fini del contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus, di ogni attività produttiva considerata non essenziale;
la contestuale chiusura dei plessi scolastici e la difficoltà incontrata dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime nel periodo post-lockdown, che si sono tuttavia rivelati determinanti solo per il calo delle denunce di infortunio in complesso;
l’inclusione, a partire dalla rilevazione del marzo 2020, delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa e in itinere, alle quali sono dedicati specifici comunicati mensili, che ha avuto un impatto significativo sull’andamento dei decessi finora rilevati, che risultano per questo motivo in deciso avanzamento.
Non a caso, tra i comparti economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si è distinto per la notevole ascesa delle denunce di infortunio in occasione di lavoro durante quasi tutto l’anno, nello specifico: +206% su base annua (dai più di 27.500 casi del 2019 agli oltre 84.000 del 2020), con punte di oltre il +750% a novembre e tra il +400% e il +500% a marzo, aprile, ottobre e dicembre, nel confronto con i mesi dell’anno precedente. Solo a gennaio e nel periodo estivo si registrano decrementi compresi in un intervallo tra il -5% e il -17%. Nel 2020, inoltre, quasi i tre quarti delle denunce di questo settore hanno riguardato il contagio da Covid-19.
Gli operatori sanitari, infatti, non si sono mai fermati durante l’emergenza, al contrario, sono rimasti in prima linea e – pertanto – risultano essere – ancora oggi – tra le categorie più esposte al rischio.

 

Accompagnamento alla pensione
DURATA DELLA PRESTAZIONE
La legge di bilancio 2021 ha prorogato fino al 2023 il periodo di permanenza nella prestazione di accompagnamento alla pensione (articolo 4, comma 2, legge 28 giugno 2012, n. 92).
Pertanto – ha recentemente precisato l’Inps – come specificato con il messaggio del 20 gennaio scorso, n. 227, per le nuove decorrenze delle prestazioni di esodo, fino al 2023 (ultima decorrenza ammessa 1° dicembre 2023, con risoluzione del rapporto di lavoro il 30 novembre 2023) il periodo massimo di fruizione può essere elevato fino a sette anni.
La legge prevede che nell’ambito di processi di ristrutturazione, di situazioni di crisi, di riorganizzazione aziendale, di riduzione o trasformazione di attività di lavoro, possano essere erogate prestazioni di accompagnamento alla pensione a totale carico del datore di lavoro.
Secondo quanto prefigurato dall’articolo 4, commi da 1 a 7-ter, legge 28 giugno 2012, n. 92 e successive modifiche, la prestazione di accompagnamento alla pensione è rivolta ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e ai dirigenti in esubero, tenendo conto di specifici requisiti.
L’accordo aziendale (necessario nella fattispecie) diventa efficace dopo la validazione dell’Inps, che rilascia al datore di lavoro un prospetto con l’informazione sull’onere stimato mensile del programma di esodo annuale, ai fini della stipula della fideiussione bancaria.
La prestazione di esodo è liquidata dal mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda. Tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della prestazione non deve sussistere soluzione di continuità.
Il trattamento di esodo viene calcolato come la pensione alla data della cessazione del rapporto di lavoro, esclusa la contribuzione correlata che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo. Il pagamento è corrisposto per 13 mensilità ed è disposto, come per la generalità delle pensioni pagate dall’Istituto, in rate mensili anticipate. Il regime fiscale della prestazione è quello della tassazione ordinaria.
Le modalità di gestione della prestazione di esodo sono state illustrate con le circolari Inps del 1° agosto 2013, n. 119 (prestazione a favore dei lavoratori iscritti alle gestioni pensionistiche private), 11 luglio 2014, n. 63 (prestazione a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici) e 6 dicembre 2014, n. 90 (prestazione a favore dei lavoratori iscritti alla Gestione dello spettacolo e degli sportivi professionisti). La corresponsione della prestazione cessa alla scadenza e non è prevista la trasformazione automatica in pensione. L’interessato deve, quindi, presentare in tempo utile la domanda di pensione.
Per accedere alla prestazione, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato devono maturare i requisiti minimi contributivi e anagrafici per il diritto alla pensione (la più prossima tra anticipata, vecchiaia o secondo i requisiti prefigurati dal comma 15-bis, articolo 24 della legge 22 dicembre 2011, n. 214), entro massimo sette anni dalla cessazione del rapporto di lavoro (articolo 1, comma 160, legge 27 dicembre 2017, n. 205; messaggio 17 gennaio 2018, n. 201).
La prestazione, a totale carico del datore di lavoro, prevede accordi aziendali stipulati, nei casi di eccedenza di personale, tra i datori di lavoro che impieghino mediamente oltre 15 dipendenti e le organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello aziendale. Sono ammessi alla prestazione anche i dirigenti in esubero dopo un processo di riduzione di personale conclusosi con un accordo firmato da un’associazione sindacale per la stipula di un contratto collettivo di lavoro della categoria.
Il datore di lavoro deve provvedere alla presentazione di una fideiussione bancaria a garanzia della solvibilità degli obblighi assunti nei confronti dei lavoratori e dell’Istituto di previdenza, che includono il versamento della provvista per la prestazione e per la contribuzione correlata, redatta secondo un apposito schema allegato al messaggio Inps del 20 gennaio 2016, n. 216. A seguito della comunicazione di accettazione della garanzia fideiussoria, il datore di lavoro presenta alla agenzia territoriale Inps di competenza (di residenza del lavoratore o sede polo, se esistente) le richieste di prestazione per ciascun lavoratore.
La domanda di prestazione di esodo (isopensione), sottoscritta dal lavoratore e dal legale rappresentante dell’azienda, deve essere redatta utilizzando il modulo Ap97.

 

Lavoratori dipendenti
I VALORI UTILI PER IL CALCOLO DEI CONTRIBUTI
Con la recente circolare Inps del 29 gennaio scorso, n.10 l’Istituto ha comunicato, relativamente al 2021, i valori del minimale di retribuzione giornaliera, del massimale annuo della base contributiva e pensionabile, del limite per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi, nonché gli altri valori utili per il calcolo dei contributi dovuti in materia di previdenza e assistenza sociale per i lavoratori dipendenti iscritti alle gestioni private e pubbliche.
Nella circolare sono stati, inoltre, definiti i minimali di retribuzione 2021 da applicare alle diverse categorie di lavoratori, tra cui quelli iscritti al Fondo Volo e al settore pesca, nonché ai lavoratori dello spettacolo e agli sportivi professionisti, e i massimali contributivi per i direttori generali, amministrativi e sanitari delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere del settore pubblico.

 

Covid-19
ULTERIORE PERIODO DI CASSA INTEGRAZIONE
La legge di bilancio 2021 detta nuove disposizioni sui trattamenti di integrazione salariale connessi all’emergenza epidemiologica da Covid-19.
In particolare, è stato introdotto un ulteriore periodo di trattamenti di Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo), Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd), Assegno ordinario (Aso) e Cassa integrazione speciale operai agricoli (Cisoa).
Il periodo aggiuntivo – precisa al riguardo l’Istituto di previdenza – può essere richiesto da tutti i datori di lavoro che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili al Covid-19, a prescindere dal precedente utilizzo degli ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre 2020.
È possibile altresì richiedere la concessione della cassa integrazione e dell’assegno ordinario, per periodi decorrenti dal 1° gennaio 2021, per una durata massima di 12 settimane. I trattamenti di Cigo devono essere collocati nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 marzo 2021, quelli di assegno ordinario e Cigd tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021.
Per quanto attiene la cassa integrazione speciale operai agricoli, invece, è possibile richiederla per una durata massima di 90 giorni, nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2021. Con il messaggio Inps del 29 gennaio scorso, n. 406, l’Istituto ha fornito le prime informazioni sulle novità normative e impartito le istruzioni per la presentazione delle domande, rimandando a una prossima circolare tutti i dettagli.
La Cassa Integrazione Guadagni
E’ un Ammortizzatore sociale previsto dalla legislazione italiana che consiste in una prestazione economica erogata dall’Inps. Integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori che si trovano in precarie condizioni economiche a causa di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

 

Carlo Pareto

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