domenica, 9 Maggio, 2021

Covid, il disagio fotografato in audizione in Parlamento

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La realtà che viviamo è stata fotografata in diversi momenti e da diversi osservatori. In questi giorni le immagini dell’Italia colpita dal Covid arrivano in audizione in Parlamento alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, ha affermato: “Il 2020 è stato un anno che ha accentuato una debolezza preesistente. Abbiamo avuto un’impennata di morti, che sono stati 746.000, con un valore che andiamo a ritrovare nella storia d’Italia solo nel 1942, 1943 e 1944, cioè gli anni della seconda guerra mondiale. Nel 2020 il saldo migratorio è risultato negativo. Nel complesso la popolazione ha perso 384.000 residenti. Un valore di quel livello lo si ritrova nella storia d’Italia solo nel 1918. Nell’anno della pandemia, inoltre, la povertà ha raggiunto nel nostro Paese i livelli più elevati da quando è disponibile la serie storica, cioè dal 2005”.
Però il Prof. Blangiardo non ha detto che la popolazione in Italia di ottanta anni fa era di circa 40 milioni rispetto ai 60 milioni circa di adesso, e non ha nemmeno quantificato l’incremento percentuale della mortalità derivante dal Covid.
Il presidente dell’Istat ha poi aggiunto: “La previsione sulla crescita del Pil, contenuta nel Def, che stimano per il 2021 un aumento del 4,1% è in linea con il valore previsto dall’Istat a dicembre. Lo scorso anno il prodotto interno lordo è stato di 153 miliardi inferiore al 2019, mentre nel 2022 il Pil sarebbe ancora inferiore di 18 miliardi, rispetto al 2019. Tra febbraio 2020 e febbraio 2021 il numero di occupati si è ridotto di 945.000 unità”.
Secondo l’Istat: “All’interno del Def il quadro programmatico riflette gli effetti del decreto legge sostegni e la revisione al rialzo pari a 30 miliardi dei fondi disponibili per le azioni programmate dal Pnre. La somma degli interventi dovrebbe avere sul 2021 e 2022 un impatto aggiuntivo del Pil pari a 0,4 punti percentuali. E’ opportuno sottolineare che l’effetto addizionale dovrebbe tradursi in circa 6,3 miliardi di Pil aggiuntivo della media 2021”.
Un altro dato significativo segnalato dall’Istat riguarda i matrimoni: “Nel 2020 i matrimoni in Italia sono diminuiti del 47,5% e in particolare quelli religiosi del 68%”.
Tiziano Treu, presidente del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, all’audizione sul Def davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha esordito: “È necessaria una strategia di uscita dalla crisi di medio periodo orientata alla riallocazione ottimale dei fattori produttivi, alla creazione occupazionale e agli investimenti pubblici e privati e alla domanda, in particolare, delle famiglie e dei soggetti più colpiti”.
Ponendo maggior attenzione alla crescita e ad una dettagliata strategia di medio-lungo periodo per uscire dalla crisi da Covid-19, Treu ha aggiunto: “Occorre un sostegno più forte alla crescita dell’occupazione, e chiediamo un’attenzione particolare, per far sì che questa crescita sia in grado di portare i livelli di occupazione ai livelli europei”.
Secondo Treu: “L’occupazione è il motore dello sviluppo soprattutto in un’economia sostenibile e basata sulla conoscenza e le competenze. Servono,dunque, anche misure più incisive per contrastare la povertà e il rafforzamento del reddito di cittadinanza”.
Il Cnel, inoltre, si è detto d’accordo con la scelta di proseguire, anche nei prossimi mesi, nel perseguimento di politiche espansive sia di sostegno alle imprese ed ai lavoratori colpiti dalla crisi, e sia per aumentare il volume degli investimenti.
Il presidente Treu ha ribadito: “Il bilancio pubblico, come affermato dal Ministro dell’Economia e Finanze, opera alla stregua di un grande ammortizzatore sociale e, contemporaneamente, di uno strumento per evitare la perdita di potenzialità produttive in settori chiave del Paese. I rischi dell’emersione di una nuova classe sociale di poveri e la gravità della situazione occupazionale. Entrambe queste problematiche, sono di drammatica rilevanza sociale e devono essere oggetto di specifica e maggiore attenzione nella impostazione del Def e del Pnrr. Le due condizioni fondamentali affinché ci si possa mettere sulla strada della ripresa sono il pieno successo della campagna vaccinale entro l’autunno e che ci sia una piena e rapida approvazione del Def insieme al Pnrr e la predisposizione di progetti dettagliati con tempi precisi”.
Treu ha sottolineato: “Le riforme richieste dall’Europa come necessarie a complemento degli investimenti sono ancora indicate troppo genericamente nel documento. Quella della P.A. è la riforma delle riforme per far calare gli investimenti nel territorio, la riforma del fisco deve essere più organica e comprendere una equilibrata distribuzione dei carichi. Ci auguriamo vengano affrettati i tempi”.
Poi, il Presidente del Cnel ha aggiunto: “In generale, nel Def si rileva un insufficiente raccordo degli obiettivi e delle misure indicate con quanto contenuto nel Pnrr. Il rischio di una perdurante bassa occupazione va scongiurato non solo per motivi di giustizia sociale, ma anche perché essa è un fattore che ostacola una efficace ripresa economica. Inoltre, servono impegni precisi e coraggiosi mirati all’l’innalzamento del tasso di occupazione verso i livelli dei Paesi dell’Ue che deve assumere una decisa centralità per i prossimi anni, con particolare riguardo ai giovani e alle donne. Il Cnel condivide le analisi generali e gli elementi positivi del Def sia con riferimento alla economia nazionale, con un buon andamento dell’industria manifatturiera e delle costruzioni, grazie alle agevolazioni per la riconversione energetica, sia al buon andamento dell’export, che può aumentare con la ripresa globale, oltre che ad un deficit inferiore alle attese per minori spese e maggiori entrate, anche per un aumento della tax compliance. L’assunzione di fondo del Def è che sia sufficiente la ripresa delle attività economiche e della domanda aggregata, che presumibilmente si manifesterà nei prossimi mesi a seguito dell’allentamento delle misure restrittive, per riassorbire il sottoutilizzo di ore lavorate e le perdite occupazionali sin qui accumulate. Vi è, tuttavia, ragione di dubitare che ciò basti per ripristinare la crescita e recuperare il terreno perso”.
Secondo Treu: “I motivi sono semplici. In primo luogo, l’evidenza delle passate crisi mostra come, in ciascun periodo di recessione prolungata, l’economia italiana sia uscita in ritardo, con un gap di produzione e occupazione associato ad un minor tasso di crescita. In secondo luogo, senza una profonda semplificazione della normativa sulle opere pubbliche, gli effetti degli investimenti pubblici saranno fortemente depotenziati dai vincoli burocratici”.
Infine, Tiziano Treu ha aggiunto: “Per quanto riguarda la riforma fiscale, ne occorre una organica da avviare subito, e una più decisa lotta alla evasione che è essenziale anche per restituire risorse alla collettività e per compensare almeno in parte gli oneri delle riforme stesse. Attraverso la istituzione di una Commissione di esperti, ha proseguito Treu, il Cnel sta elaborando una proposta complessiva, in parte già sottoposta al Parlamento, che verrà finalizzata in tempi brevi. Come ultimo aspetto, il Def 2021 sottolinea opportunamente che non va dimenticato l’equilibrio dei conti pubblici, a fronte della inevitabile crescita del deficit e del debito. Si ritiene peraltro che tale equilibrio sia raggiungibile nei prossimi anni via via che la economia recupererà terreno, in ciò facilitato dai bassi tassi di interesse e dall’andamento dell’avanzo primario. Tali affermazioni andrebbero avvalorate da elementi più precisi, tanto più che il nostro Paese intende ricorrere ampiamente ai prestiti del Ngeu, a differenza di altri paesi che non li utilizzano affatto. Anche la stessa conclusione risente di non pochi elementi di incertezza, legati all’andamento delle diverse variabili economiche in gioco e alla stessa capacità di effettiva implementazione delle misure previste dal Def e dal Pnrr nei prossimi anni. Per questo, in una ottica di strategia di medio periodo, il Def dovrebbe indicare misure fatte non di sostegni o incentivi, come il rinnovo degli esoneri contributivi per il sud e le donne, ma di politiche attive per il lavoro, per la ricollocazione dei lavoratori, per la riqualificazione delle competenze a sostegno della mobilità dei lavoratori per favorire e supportare la transizione verde, e in questa direzione sono da considerare il fondo nuove competenze, che pur sostenendo indirettamente le imprese che investono in formazione, tuttavia non risolve il problema della riqualificazione dei lavoratori, dell’incrocio tra domanda e offerta di competenze e della transizione formazione-lavoro. Anche le risorse a valere sul fondo ReactE e destinate alle politiche attive, seppur modeste, sono un altro passo nella giusta direzione, la cui efficacia tuttavia dipenderà dalla riorganizzazione dell’Anpal e dalla collaborazione Stato-Regioni”.
Secondo gli ultimi dati dell’Istat, le donne, che già lavorano nei settori più sensibili e che guadagnano molto meno degli uomini, sono state più colpite dal Covid-19 e dalla crisi economica che ne è seguita. Rispetto all’anno scorso sono stati bruciati circa 274 mila posti di lavoro occupati da donne. Per gli uomini invece questo calcolo si ferma a -151mila.
Dall’altra parte, le donne hanno dovuto incrementare il tempo dedicato alla cura della famiglia. In particolare, si sono spesso fatte carico di compiti aggiuntivi durante il lockdown e la chiusura delle scuole, sostituendosi in tanti casi agli insegnanti, o facendosi carico di parenti bisognosi di cura.
La dottoressa Elisa Ercoli, presidente di ‘Differenza Donna Ong’, ha rilasciato un’intervista all’Agenzia Sputnik, per spiegare gli effetti collaterali e le questioni di genere derivanti dal lockdown.
Secondo la dott.ssa Ercoli: “L’impatto, più che psicologico, è stato reale. Le donne che stavano vivendo un maltrattamento in famiglia hanno avuto nel lockdown una situazione di ancora più controllo e limitazione della propria libertà. Rimanendo tutti a casa sono scomparsi quei tempi di vita che lasciavano tempo non controllato dal maltrattante, almeno nel tragitto per accompagnare a scuola i figli, oppure per fare la spesa, oppure in casa ma senza il maltrattante che andava a lavorare. Quindi le donne stanno vivendo maggiore controllo, meno libertà ed anche maggiore dipendenza economica, infatti la crisi pandemica ha comportato una crisi economica che è stata massimamente pagata dalle donne perchè più precarie. In questa situazione generale il sentimento diffuso tra le donne maltrattate è di ancora più difficoltà ad uscire dalla violenza, ancora più difficoltà ad essere nelle condizioni di poter scegliere liberamente di lasciare il partner violento”.
Per quanto riguarda lo smart working ha spiegato: “Il gap di genere esistente ha incrementato, talvolta, il carico di lavoro per le donne dentro le mura domestiche. Non è un’opinione è una evidenza scientifica di dati che leggono una realtà. A dicembre 2020 l’Italia ha avuto 101.000 nuovi disoccupati di cui 99.000 sono state donne ed inoltre lo smart working per le donne ha significato lavoro, cura della casa, cura dei familiari, supporto per la DAD richiedendo un carico di lavoro e lavori di casa ancora maggiore rispetto al periodo precedente, periodo in cui i lavori di cura in Italia sono comunque sproporzionatamente svolti dalle donne in una percentuale pari all’80%”.
Il 55,9% dei posti di lavoro persi per gli effetti della crisi sanitaria in corso riguarda le donne.
In merito la presidente della Ong ha detto: “Se noi donne fossimo davvero considerate risorsa per l’intera tenuta del Paese non staremo in questa condizione. Diciamo che noi donne siamo risorsa per tutto il Paese, ma ci sono le discriminazioni di genere e l’organizzazione. La pandemia ha svelato le discriminazioni già attive da millenni. La violenza maschile è possibile in maniera così diffusa e senza controllo sociale proprio perché strutturale, collegata a tutte le altre forme di discriminazioni contro le donne: ghettizzazione nei lavori precari, Gender pay gap, tetto di cristallo, responsabilità sproporzionata nei lavori di cura secondo i ruoli tradizionali di genere. All’interno di queste discriminazioni contro le donne così diffuse in ogni ambito pubblico è unito queste alla organizzazione sociale ideata sui ruoli tradizionali, le donne hanno ostacoli continui alla affermazione della loro autonomia e sono spinte a continuare ad essere dipendenti dagli uomini anche economicamente. Oggi abbiamo la grande occasione del Ngeu che può darci l’opportunità di rivedere la nostra organizzazione sociale e le nostre infrastrutture perché le donne non siano più la cura non pagata, la sostituzione non pagata del welfare. Abbiamo bisogno di asili nido, oggi abbiamo una copertura nazionale del 12% e dobbiamo arrivare al 60%. Solo questa misura libererebbe forza lavoro delle donne e otterremo una crescita di Pil automatica. In più poiché molta occupazione sarà su digital e new green, settori tradizionalmente maschili, dobbiamo avviare una forte assunzione delle donne nel sociale che ci permetta di ribilanciare la sproporzione che provocherebbe non attuare misure di correzione. Insomma la valutazione dell’impatto di genere per ogni decisione e politica deve diventare una regola altrimenti non ne usciamo e ci riproveremo tutte e tutti oltre al fatto che le donne pretendono una piena cittadinanza che tarda a realizzarsi”.
Rispondendo al presidente dell’Istituto di statistica, Gian Carlo Blangiardo, secondo il quale la crisi sanitaria ed economica potrebbe influire negativamente, oltre che sul numero di decessi, anche sulla natalità, la dottoressa Ercoli ha detto: “La denatalità è un problema che l’Italia ha molto prima della pandemia e dipende dalla non occupazione delle donne. Più le donne avranno lavoro e diritti più potranno liberamente scegliere anche rispetto alla maternità”.
Infine ha affermato: “Le donne non sono vulnerabili in quanto Donne ma sono il più grande gruppo discriminato al mondo. Una vera democrazia si occupa di non lasciare indietro nessuno, tantomeno chi ha vulnerabilità”.
Basterebbe dare piena attuazione ai principi della nostra Costituzione, per creare quella giustizia sociale ed economica non pienamente raggiunta sia dai lavoratori che dalle donne. Ma è bene che il Psi anche in questo elabori proprie proposte politiche rispondenti alle esigenze della società attuale per difendere i più deboli.

Salvatore Rondello

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