lunedì, 6 Dicembre, 2021

COVID, maneggiare con cura

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Sotto la protezione dell’ombrello COVID, si stanno facendo cose turche, tanto per sdrammatizzare l’argomento che segue vi voglio suggerire di rivedere la farsa “Nu turco napulitano”, scritta a fine Ottocento da Eduardo Scarpetta, e interpretata da Totò agli inizi degli anni Cinquanta nel film “Un turco napoletano”. La farsa racconta di Pasquale che, nella sua bottega, attende un lavoratore straniero promessogli dall’onorevole Cocchetelli, il quale vuole ingraziarselo in vista delle prossime elezioni. Nella lettera del deputato si fa cenno che il lavorante turco è un eunuco, e per questo motivo Pasquale lo retribuisce con un compenso spropositato.
La morale è che Pasquale è gelosissimo della moglie Giulietta e della figlia Lisetta, quest’ultima innamorata di un giovane poeta; Pasquale, però, è stato obbligato a prometterla in sposa al nipote di don Ignazio: il guappo e prepotente Carluccio, detto l’ “uomo di ferro”.
La farsa di Eduardo tratta con cura argomenti molto delicati, ma con una giusta dose di ironia riesce a rendere piacevole al pubblico la commedia.

Dunque, iniziamo. La preoccupazione che abbiamo oggi è che quella stessa farsa di Scarpetta, non venga messa in scena per davvero dai nostri governanti che, approfittando del Coronavirus, magari decidono di portare a compimento in pochi mesi quel piano di cambiamenti socio-economici che erano stati programmati nei prossimi cinque anni.
Nessuno eccepisce il fatto che molte cose andavano fatte nel nostro Paese, ma si ha l’impressione che l’attuale classe dirigente sia inadeguata a maneggiare con cura cambiamenti economici e sociali tanto importanti in così poco tempo. Mi riferisco a quella riforma delle Stato, ambizione dei politici degli ultimi decenni, mai riuscita. Sarà il COVID a dare quella spinta decisiva perché ciò accada? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo, però, è il numero considerevole di ordinanze che ci ritroveremo per sempre, un po’ come le accise sulla benzina per i costi sostenuti durante la guerra d’Abissinia. Drammatico problema italico dove tutto si dispone e mai nulla si cancella, perché nessuno si assume la responsabilità di farlo.
Una riforma dello Stato – credibile – dovrebbe infatti partire dallo sfoltimento di leggi arrugginite negli anni e rendere il nostro Paese moderno come, per esempio, la Francia e la Germania, dove le leggi sono dieci volte meno delle nostre e di conseguenza le amministrazioni più snelle e efficaci.

I cambiamenti non possono prescindere dai rinnovamenti della sanità e della scuola, in primis, che sono apprezzate esclusivamente per le capacità e l’abnegazione del personale sanitario e scolastico, non certo per gli interventi della politica che puntualmente entra a “gamba tesa” sui due fronti; aggravata dall’incapacità di una classe dirigente governativa che, ahimè, tratta cose che non conosce. Un po’ come il bonus vacanza, tanto per citare un episodio che poteva e doveva essere di aiuto alle strutture turistiche nazionali. Sarebbe stato sufficiente coinvolgere nella decisione il Presidente dell’Associazione albergatori, nulla di più.
È difficile tradurre ai nostri lettori il burocratese di decisioni “ridicole”.

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