venerdì, 16 Aprile, 2021

Craxi, Draghi e la cultura liberalsocialista

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Dedico questo mio modesto omaggio alla memoria del nostro caro Compagno, Segretario e Presidente Bettino Craxi nel giorno che sarebbe stato del suo 87° compleanno.
Che io ricordi, non ho mai celebrato con una mia personale dedica il compleanno di Bettino. Viene spontaneo chiedersi perché lo faccia quest’anno! È semplice! Perché nel nostro Paese è accaduto un fatto eccezionale e straordinario: la nascita di un governo a guida liberalsocialista, la “migliore” in campo, sia perché di matrice socialista, sia perché personificata dal prof. Mario Draghi, uomo dalle “mani sapienti e competenti”; uomo di grande prestigio nazionale, europeo ed internazionale. “Governo di salute pubblica”,è stato definito, con lo scopo, appunto, di portar fuori l’Italia dalla “palude” sociale,politica e culturale in cui è sprofondata, e dall’emergenza sanitaria ed economica da cui è sopraffatta.
Io vedo molte analogie, pur con certe nette differenze, non solo nella guida e nelle intenzioni di governance, ma anche nell’impronta personale e nel contesto della realtà nazionale, europea ed internazionale tra gli anni ’80 di Craxi e questi di Draghi.
Ambedue, Craxi e Draghi, appartengono alla cultura liberalsocialista. Ambedue hanno un profilo politico di alto livello; sono, pur con sfumature caratteriali differenti, espressioni di una politica raffinata e competente.
Nella costruzione della squadra di governo, Craxi ebbe l’opportunità di scegliere realmente “i migliori”. Il prof.Draghi ha, dalla sua, eccellenti ministri tecnici di sua scelta, ma non si può dire la stessa cosa dei ministri-espressioni di partito, fatte le dovute eccezioni. Entrambi si sono trovati di fronte ad una realtà del Paese infelice: stagnante e disastrata per Craxi. Per Draghi, problematica per la grave emergenza sanitaria, oltre al resto che dovette fronteggiare anche, a suo tempo, Craxi; complicata per i fragili equilibri all’interno di alcuni partiti dello schieramento di governo: mi riferisco al PD e ai 5Stelle in particolare.
Ciò nonostante, l’autorevolezza, l’esperienza, la capacità di sintesi di entrambi, come fece ben sperare in Craxi, altrettanto nel prof. Draghi; augurandoci che abbia la meglio la sua “alta persona” rispetto ai “nani” che purtroppo osano ancora “far rumore “.
Draghi, di cui conosciamo il prestigioso curriculum vitae, annovera, tra i tanti incarichi, quello di Consigliere Economico del ministro del Tesoro Giovanni Goria ai tempi del 1° Governo Craxi. Esperienza formativa dal punto di vista “amministrativo”, per accelerare il processo di “semplificazione” della pubblica amministrazione, di cui Craxi fu l’artefice. Penso che da quella “poltrona” il prof. Draghi abbia attinto molto dalla Presidenza Craxi in materie e settori diversi dall’Economia e dalla Finanza, come,ad esempio, il nuovo Europeismo ed Atlantismo di Craxi, la sua internazionalizzazione dell’Italia, il rilancio della cultura e dell’impresa italiana, la competitività, la disponibilità concreta a mettere al servizio del Paese il proprio prestigio personale, le “buone azioni” per realizzare “la giustizia sociale”, pur salvaguardando i conti pubblici e le “priorità drammatiche” che il Governo Draghi ha davanti a sé.
Io sono fiduciosa, come lo fui allora!
Dopo questa piacevole parentesi, rientro nel mio affettuoso ricordo di Bettino.
Craxi, sia nel Partito che nella squadra di Governo,si circondò davvero dei “migliori”. Purtroppo per lui, che amava e confidava nelle Donne, neanche nei suoi governi ci fu una compagine femminile quantitativamente rilevante (all’epoca non c’era ancora una massiva partecipazione femminile alla vita politica del Paese!) ma senz’altro fu qualitativamente rappresentativa, che Bettino valorizzò al massimo. “Le Donne sono una speciale risorsa della società ed i progressi compiuti dalle donne sono una proficua conquista”, affermava convinto.
Oggi la discriminazione uomo-donna si è attenuata, un costume fallimentare ai fini della parità ha visto cadere alcune sue roccaforti, come i buoni esiti della battaglia contro la violenza sulle donne, il riconoscimento alla donna di potere decisionale nelle unioni e nella maternità, iniziarono proprio in quegli anni! Ma, ancora oggi, nonostante l’emancipazione femminile maturata, non sono pari le occasioni di lavoro e di carriera; non è risolto il problema della disoccupazione femminile, né la parità di rappresentanza nelle Istituzioni e nei luoghi decisionali, come pure nei comportamenti reali del nostro vivere quotidiano.
Craxi istituì una Commissione ed un tavolo di lavoro per il recupero dei valori di attività, di intelligenza, di volontà, di moralità, di equilibrio, di generosità e spirito di abnegazione che sono propri delle donne. “Una società intelligente, che vuole prepararsi un futuro migliore, deve guardare soprattutto alle sue donne ed ai suoi giovani, che saranno i veri protagonisti del domani!” Così ammoniva dall’alto della sua visione di società progressista e lungimirante.
Per quanto riguarda “i migliori”, tenne sempre fermo e fisso nella sua mente come criterio di scelta, le virtù morali ed intellettuali, la competenza, l’esperienza,la predisposizione al “meglio” per il bene del Paese, la disponibilità a porsi al servizio dell’Italia e degli Italiani.
Conosciamo bene i risultati raggiunti dai Governi Craxi: quanto furono fattivi i suoi sforzi e quelli della sua squadra; quanto crebbe il prestigio dell’Italia nel mondo; quanto migliorò la condizione sociale, culturale ed economica degli Italiani. Voglio ricordare, ancora una volta, come i suoi “sogni”, le sue “visioni”, i suoi programmi ed il suo impegno mirassero ad assicurare ai cittadini italiani il benessere, che Bettino,compiaciuto, chiamava “felicità”(allora si poteva progettare in questi termini!) nel presente, per gettare le basi nel futuro di quella sua grande “prospettiva di avvenire” che,dopo la sua caduta, andò in frantumi fino a polverizzarsi.
Craxi non divise mai l’Italia nel suo progetto e programma politico: ebbe un’idea unitaria del Paese. Qui ora mi preme sottolineare come fu sempre presente nella sua vita di Segretario del Partito prima (nel dettare le “linee programmatiche” del PSI), e di Presidente del Consiglio poi (nelle azioni di governo), la “Questione Meridionale”, non parte a sé, ma fulcro fondamentale della “Questione Nazionale”. Azzerò in questo modo alcuni radicati e diffusi luoghi comuni sulle vicende del nostro Paese e del Mezzogiorno, frutto di stereotipi e pregiudizi di decenni.
Questione Meridionale – Questione Nazionale: su questa equazione il Meridionalismo classico costruì analisi e proposte nel passato e,naturalmente, ancora oggi non è pensabile il decollo dell’economia e della società senza la rimozione di quelle cause che resero precaria e per certi versi drammatica la situazione di molte aree del Meridione,vuoi per mali antichi sui quali si innestò l’errata politica unitaria, vuoi per le distorsioni createsi nel corso degli anni,sostanziate proprio dal cattivo funzionamento dell’apparato statale sull’asse cattocomunista.
Craxi anche rispetto a questa questione ebbe idee innovatrici. Si propose di combattere e di risolvere l’arretratezza del Sud ed il divario storico tra Nord e Sud con una politica non di rivalsa del Sud sul Nord(perdente in partenza!), ma di compensazione territoriale; non di politiche sussidiarie, ma mirate ad investire ed a valorizzare le “eccellenze” del Sud in materia di risorse umane, di cultura e di produzione. Egli diceva “che si doveva favorire la nascita di un robusto pensiero meridionalistico in grado di spiegare un nuovo Mezzogiorno, anzi i “nuovi Mezzogiorni”. Lo definì ” la Cultura dello sviluppo nel Mezzogiorno che cambia”. Cultura che sostanzialmente si proponeva che per modernizzare il Mezzogiorno non si dovevano estinguere il folklore né gli usi e costumi sani della civiltà contadina, ma avviare la cosiddetta “Terza Rivoluzione Industriale” che, mutati i soggetti, con la nascita di nuove professionalità e con il lavoro,avrebbe potuto recuperare la memoria,il patrimonio sano del Sud, purificato dai fenomeni di sottocultura, di svantaggio socioeconomico, dalla delinquenza,dalla disoccupazione e sottoccupazione. “Tutto ciò può essere e deve essere incoraggiato solo da una legislazione adeguata e moderna e dalla pratica governativa ed amministrativa….”
“Senza una visione completa e precisa delle cose da farsi rispetto alle esigenze del Paese, senza progetti,senza strategia, senza percorsi disegnati e finalizzati, non esiste vero cambiamento; non esiste vero senso di responsabilità e presa di coscienza verso le istanze che provengono dall’Italia, dall’Europa e dal mondo intero”.
I cosiddetti “migliori”, i cosiddetti “responsabili” sarebbero di corto respiro e di grande disagio e danno per chi, come noi socialisti riformisti, ha respirato altra aria, vissuto altri tempi, e si è cibato di “Politica”.
Con questo mio affettuoso e perenne ricordo di Bettino Craxi, credo di aver onorato ancora di più la sua memoria avendo avvicinato la figura di Draghi alla sua sottolineandone gli aspetti che li uniscono e quelli che più nettamente li allontanano discorrendo,non a caso, di temi molto presenti nella politica craxiana,ma piuttosto evanescenti, almeno in questa prima fase “battesimale” nel governo Draghi: come della “presenza femminile”e del suo valore; dell’annosa ed irrisolta “questione meridionale”, di cui l’attuale governo deve farsi carico,avendo ricevuto cospicui “ristori” dall’Europa, da spendere ed investire al Sud, per il recupero della risorsa “mezzogiorno” utile alla ripartenza equilibrata dell’Italia.
A Bettino,con profonda e sincera gratitudine, una prece: “che il tuo ricordo sia lume e guida per chi ci governa, per il bene dell’Italia e degli Italiani,sempre a cuore a te”.

 

Francesca Frisano

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