martedì, 26 Ottobre, 2021

Croazia, continua la crisi dei partiti tradizionali

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C’è voglia di novità in Croazia e i partiti tradizionali non riescono a superare la crisi e la delegittimazione avuta negli ultimi anni dall’opinione pubblica. Le due maggiori forze politiche, l’Hdz del premier Andrej Plenkovic e i socialdemocratici non riescono a recuperare consensi Da una parte si assiste all’erosione di voti a destra. La collocazione più al centro dei conservatori dell’Hdz non ha giovato al partito. Nelle elezioni politiche del 2020 pur confermatosi come primo partito e aver formato un Governo con una ristretta maggioranza grazie all’apporto di due partitini liberali e ai rappresentanti delle minoranze, ha dovuto subire una flessione determinata dal successo del movimento nazionalista del cantante e star della TV Miroslav Skoro che ha raggiunto l’undici per cento. Lo scorso 20 luglio, Skoro, inaspettatamente, ha annunciato le sue dimissioni da leader del suo Movimento. Sarebbe stato naturale un recupero di suffragi e di parlamentari da parte del partito di Plenkovic. Invece lo sfaldamento dei nazionalisti ha provocato semplicemente una migrazione degli eletti nel gruppo degli indipendenti. Ma non solo. La destra croata, che contesta l’inserimento dell’Hdz all’interno del gruppo del partito popolare europeo, che vuole una azione molto più incisiva contro i migranti e la rotta balcanica, che contesta duramente l’azione dell’Esecutivo per superare una crisi economica sempre più pesante e che neppure il buon andamento della stagione turistica sembra riuscire a lenire, si sta organizzando attorno alla nuova leadership di Karolina Vidovic Kristo deputata eletta nel partito di Skoro e ora nel gruppo indipendente. La Vidovic ha annunciato la formazione di un nuovo partito patriottico per autunno che si propone di conquistare il potere con l’obbiettivo di contrastare il comunismo, ripulire dai suoi retaggi le istituzioni pubbliche e lottare contro l’atteggiamento troppo morbido dell’Hdz. Anche la progettata eliminazioni della Kuna, la moneta croata, per l’introduzione dell’Euro è entrata nel mirino dei nazionalisti. Ma se il centro destra deve fare i conti con questa situazione a sinistra certamente non si ride. Dopo aver ottenuto uno dei peggiori risultati della loro storia nel test politico del 2020, i socialdemocratici non riescono a rialzarsi dalla fase discendente nonostante il rinnovamento della dirigenza e nonostante esprimano il Presidente della Repubblica Zoran Milanovic che poco meno di due anni fa riuscì a sconfiggere la favorita Kolinda Grabar Kitarovic. Il successo, nelle amministrative della capitale, di Tomislav Tomasevic ambientalista e progressista ha portato un’aria di novità in una sinistra da tempo in cerca di alternative ai socialdemocratici. E quanto accaduto a Zagabria si è replicato in altre città nelle ultime recenti amministrative contagiando anche partiti regionalisti come la Dieta istriana che raccoglieva i consensi della gran parte dei cittadini di lingua italiana. In molti centri la Dieta ha perso il Sindaco a vantaggio di liste civiche che hanno raccolto il malumore per la perdita della sua spinta propulsiva verso il decentramento e l’autonomia. Anche in questo caso come nel resto della Croazia si è assistito alla stanchezza e alla sfiducia dell’elettorato verso i partiti tradizionali incapaci di fornire risposte concrete e nuove alle richieste degli elettori.

 

Alessandro Perelli

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