martedì, 19 Ottobre, 2021

Cuba, quando il popolo si sente tradito

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Si è ripetuto il solito cliché a Cuba dopo le proteste di luglio. Il regime cubano ha fatto finta di recepire il malcontento esploso clamorosamente nelle strade di Avana e di altre città, ha concesso l’acquisto di alcuni medicinali e di qualche bene di conforto, la cui mancanza aveva scatenato le ire dei manifestanti. In compenso la polizia politica ha ripreso il controllo della situazione, centinaia di oppositori sono finiti in carcere e è stato istituito un nuovo Ministero, quello della propaganda, per tenere d’occhio eventuali altre proteste e rinnovare la memoria della rivoluzione del 1959, che detronizzò Batista e col castrismo avrebbe dovuto portare prosperità, democrazia e libertà. In realtà, poco prima dell’inizio delle proteste che avevano riempito anche Plaza de la rivolucion a Avana, l’economia a Cuba era vicino al collasso con un Pil che aveva raggiunto un peggioramento a due cifre (-11%) e con il crollo del turismo, principale fonte di sostentamento, a causa della pandemia da coronavirus. Nella tragedia dell’infezione si era anche inserita la farsa del “vaccino” interamente prodotto e usato come propaganda dal regime, poi rivelatosi assolutamente insufficiente nel combattere la pandemia. I negozi di generi alimentari non riuscivano a soddisfare le minime richieste di approvvigionamento mentre le farmacie erano prive di alcuni medicinali fondamentali. Così erano iniziate da parte dei cittadini le prime manifestazioni di protesta che poi erano sfociate in vere e proprie dimostrazioni di dissenso politico, mai riscontrate per ampiezza negli ultimi anni. Il Governo di Miguel Diaz – Canel successore della dinastia della famiglia Castro, ha ,come al solito, dato la colpa agli Stati Uniti degli incidenti avvenuti, parlando di inaccettabili intromissioni negli affari interni e di ulteriore tentativo di screditare la rivoluzione cubana ma l’ impressione è che anche se è riuscito a ristabilire l’ordine non riesca più a giustificare in questo modo il malcontento della popolazione. Del resto sono caduti anche alcune presunte conquiste del castrismo. Una è sicuramente quella dell’assistenza ospedaliera portata ad esempio nel mondo. A Cuba è vero che esistono cliniche e strutture sanitarie di prim’ordine ma per i ricchi e per quelli che possono pagare in dollari. Per il cubano medio l’assistenza sanitaria è sì gratuita ma in ospedali fatiscenti dove chi viene ricoverato deve portarsi le lenzuola da casa e dove mancano le ambulanze. Il problema energetico è sempre più rilevante e spesso si registrano interruzioni del servizio e blackout. Cuba per sopravvivere deve ricorrere al petrolio inviato dal Venezuela (dall’amico Maduro) . E può ringraziare la diaspora cubana (si calco!a che più di tre milioni siano all’estero) per le rimesse che giungono sull’isola fondamentali per l’economia anche se in buona parte vengono tagliate e incamerare dalle autorità. La litania del sistema capitalistico americano che vuole affossare le conquiste del popolo, ripetuta anche in questa occasione, convince sempre meno un popolo che si sente tradito da coloro che hanno approfittato dalle sue aspirazioni di libertà e di democrazia. L’unica notizia positiva, mentre le carceri sono piene di oppositori politici, è la prevista riforma del diritto di famiglia che prevede il riconoscimento delle unioni e delle adozioni gay. Il tutto però sarà sottoposto a referendum.

 

Alessandro Perelli

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