venerdì, 7 Maggio, 2021

Da Erdogan, politiche illiberali e disprezzo dei diritti delle donne

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Mentre continua a ricattare l’Unione Europea con la minaccia di farla invadere da migliaia di migranti, che trattiene nel suo territorio per la corresponsione di ingenti contribuzioni da Bruxelles, Recep Erdogan continua a distinguersi in Patria per le sue politiche illiberali e per il disprezzo dei diritti delle donne. Nella scorsa settimana due sue decisioni hanno ulteriormente dimostrato la sua volontà di infischiarsene del rispetto dei valori che stanno alla base della democrazia e dei diritti civili. Il 17 marzo è stata presentata alla Corte costituzionale, da lui controllata e con il suo avallo, la richiesta di chiusura del HDP, partito filocurdo e di sinistra libertaria, terza forza per numero di seggi nel Parlamento turco. Una richiesta che è venuta dal leader del partito di estrema destra dei Lupi Grigi, Daviet Bahceli, ma che Erdogan ha subito fatta propria nel tentativo di liberarsi per via costituzionale di un avversario di opposizione diventato troppo pericoloso. La chiusura di un partito, in Turchia, è decisa dalla Corte costituzionale con una maggioranza di due terzi. Già centinaia nei dirigenti del HDP sono stati incarcerati con l’accusa di atti contrari all’integrità dello Stato . Ma non basta. Nello stesso giorno è stato tolto il seggio parlamentare a Omer Faruk Gergerliogu, uno dei massimi attivisti dei diritti umani, medico pneumologo, già incarcerato ai tempi del fallito golpe del 2016. Scontata la pena era stato eletto in Parlamento e aveva prestato assistenza ai detenuti politici e a coloro che erano stati colpiti dalla repressione del regime ma era stato di nuovo incriminato per “aver fomentato l’odio e offeso le istruzioni” e condannato a due anni con la privazione del seggio di deputato che oggi è stata eseguita. Il 21 marzo invece Erdogan ha emanato un decreto in cui la Turchia esce dalla convenzione di Istanbul, trattato che, nel 2011, aveva impegnato i Governi a legiferare contro la violenza domestica alle donne. Secondo il leader turco questo trattato” mina l’unità familiare e incoraggia il divorzio” . Non ci sono parole per commentare queste affermazioni su una determinazione che aveva avuto il merito di combattere gli abusi coniugali e le mutilazioni genitali femminili. Ma evidentemente secondo Recep Erdogan le donne devono soggiacere al ruolo impostole loro dalla tradizione islamica e patriarcale. Questo è l’ennesimo tassello di una strategia politica che, in Turchia, sotto il regime di Erdogan minaccia e combatte i diritti delle donne e l’emancipazione femminile. In un Paese che vede aumentare i delitti di femminicidio e in cui le associazioni femminili spesso sono intimorire o impedite di svolgere la loro attività. A parte ovviamente quelle fedeli al regime come Kadern, in cui, guarda caso, la figlia di Erdogan, Kameyye, è vicepresidente, che ha  dichiarato che la convenzione di Istanbul era diventata “origine di tensioni sociali “. Nonostante questo migliaia di donne sono scese in piazza per manifestare la loro protesta per il decisione di Erdogan. La Turchia è Paese che aspira ad entrare nell’Unione Europea. Con queste credenziali che si aggiungono al tentativo occupare aree sempre più vaste del Mediterraneo, in seguito a un accordo con la Libia di Serraj , a danno delle legittime sovranità di Grecia e Cipro , risulta veramente impossibile vedere l’integrazione di Ankara in un Europa che sii fonda su valori e presupposti antitetici e e ancorati al rispetto della democrazia.

 

Alessandro Perelli

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