domenica, 13 Giugno, 2021

Da Salerno lanciamo
la Convenzione liberalsocialista

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In vista del congresso di Salerno il dibattito sull’Avanti e altrove è diventato serrato, talvolta polemico ma in ogni caso testimonia la vitalità di questo piccolo partito, il Psi, che comunque ha compiuto 124 anni di vita: è  il più vecchio partito politico italiano, sopravvissuto a tragedie di ogni tipo (dal fascismo a Tangentopoli ). Miracolosamente la bandiera Psi non è stata mai ammainata grazie – è giusto ricordarlo – a un manipolo di coraggiosi militanti e dirigenti che hanno fatto sacrifici immani per continuare a rimanere fedeli a un ideale, a un simbolo storico di socialismo, di giustizia sociale, a una bandiera gloriosa che rappresenta anche sacrifici, vittime ed eroi prima, durante e dopo la Resistenza. Con queste parole, senza cadere nella retorica, vorrei ricordare che in quasi tredici decenni di vita il Psi non ha mai vissuto una vita tranquilla: è stato sempre combattuto da nemici esterni e interni, minato da contrasti, segnato da scissioni profonde, conflitti laceranti che hanno lasciato il segno sino a ridurre il Psi  un testimone delle glorie passate, di una storia del movimento operaio fra le più luminose del nostro paese. Mi sembra che nelle polemiche di queste settimane non si tiene nel debito conto questo retroterra storico-politico e giustamente si rivendica nostalgicamente “il socialismo dei nostri padri”. Il Psi ha molti padri e vorremmo ricordarne solo alcuni,anche perché ad elencarli tutti non basterebbe l’intero numero di questo giornale. Cominciamo dal padre del riformismo italiano, Filippo Turati. Proseguiamo poi con Anna Kuliscioff, ”la dottora”, che insieme a Turati dirigeva la “Critica Sociale”. Anche se le femministe italiane non la ricordano mai è stata la pioniera del femminismo italiano. Nel 1890 tenne una conferenza a Milano (poi pubblicata col titolo “Il monopolio dell’uomo” ) in cui “la russa dai capelli d’oro, come amavano chiamarla, si occupava attivamente della “questione femminile”, del “problema della emancipazione” e della uguaglianza tra i sessi, della tutela del lavoro della donna e dei minori, della conquista dei diritti civili e politici e, in primo luogo, del diritto di voto. Ma le femministe di oggi probabilmente hanno un qualche imbarazzo a ricordarla perché la Kuliscioff riuscì, come ha ricordato Craxi, a “stringere in un nodo saldissimo la causa della emancipazione femminile con la causa del socialismo”.

Ricordiamo poi il passionale Andrea Costa, primo deputato socialista al parlamento italiano. E poi  ancora: Claudio Treves, Giacomo Matteotti, Emanuele e Vera Modigliani, Bruno Buozzi (segretario della Fiom prefascista e poi della Confederazione del lavoro, Cgl, ucciso a Roma dai nazisti poco prima della Liberazione), Sandro Pertini, Pietro Nenni, Lelio Basso, Bettino Craxi, Francesco De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Giacomo Brodolini (il “padre” dello Statuto dei lavoratori). E poi non dimentichiamo Giuseppe Saragat e Ignazio Silone. E possiamo ignorare i combattenti per la conquista dei diritti civili, a cominciare da Lina Merlin (che ha promosso la legge sulle “case chiuse”, per colpire lo sfruttamento della prostituzione), proseguendo con Loris Fortuna, che propose e riuscì a fare approvare,col sostegno dei radicali, le leggi sul divorzio e sull’aborto). Anche nella costruzione europea i socialisti ebbero un ruolo importante, a partire da Ventotene “dove il socialista Eugenio Colorni scrisse con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, il celebre “Manifesto” per l’unità europea. Il filosofo Colorni venne poi assassinato da una banda di fascisti durante l’occupazione tedesca della capitale. Fra i padri del socialismo italiano vi sono anche molti sindacalisti (come  Fernando Santi, Giovanni Mosca, Fernando Montagnani, Piero Boni, Italo Viglianesi, Giorgio Benvenuto, Agostino Marianetti, Ottaviano Del Turco ecc. ), cooperatori, intellettuali che hanno contribuito a far crescere, a far diventare un grande patrimonio politico, ideologico e culturale il Partito socialista.

Ma ora,a distanza di oltre 120 anni, che cosa ne sarà del Psi ?

E’ la domanda chiave, soprattutto (come appare molto probabile) se non sarà modificata la legge elettorale voluta da Renzi. La questione che si pone è dunque, non solo di come “sopravvivere”, ma di quale modello di partito  ipotizzare oggi nella contemporaneità, fatta di problemi nuovi, che si chiamano terrorismo islamico, immigrazione massiccia, welfare a rischio, con un’Europa debole e litigiosa, che non ha una politica estera comunitaria, una crisi economica e finanziaria tutt’altro che risolta, con una crescente disoccupazione, specie giovanile,ecc.).

In questo scenario, in che misura il pesciolino Psi potrà influenzare il capodoglio Pd, senza esserne ingoiato o neutralizzato? Sono questi i temi al centro del congresso di Salerno.

Da parte nostra possiamo provare a esprimere delle opinioni senza alcun timore, anche perché il Psi non ha smarrito la propria ragione sociale di esistenza, semmai il problema è oggi come darsene una nuova,senza dimenticare le proprie radici, anche perché le iniquità sociali e le diseguaglianze non appartengono solo al passato, ma sono drammaticamente attuali. Sottolineiamo questo, senza velleitarismi e ponendoci obiettivi realistici, che salvaguardino i ceti più deboli, ma senza dimenticare i corpi intermedi che, se lasciati senza tutela, potrebbero arricchire il serbatoio elettorale del centro destra.

L’obiettivo prioritario penso sia quello di  trovare il coraggio di promuovere un grande rassemblement di tutte le forze socialiste, socialdemocratiche, radicali, laiche, liberali per dar vita a una Convenzione laica e socialista,che rappresenti un punto di riferimento,il più ampio e aperto possibile, per  una nuova forza politica che dialoghi col Pd e vi si allei per un programma di riforme sociali e civili. E’ possibile realizzare una “forza organizzata” di questo tipo, anche solo come Movimento? Per poterlo dire bisognerà prima provarci, cercando di coinvolgere partiti, movimenti, club nazionali e locali, insieme a tutte quelle associazioni e fondazioni di area laica e socialista (la Nenni, la Modigliani, la Turati, Socialismo, Silone, Matteotti, Rosselli, ecc. ). Non solo, ma anche tutti quei circoli laici, liberali e socialisti ancora esistenti nel territorio. E’ probabile che si tratti di un’utopia, ma l’obiettivo vero è quello di dare “una scossa” a tutti quei laici e socialisti dormienti, che hanno perso la fiducia in una forza autenticamente laica e liberale, non conformista, libertaria, che oggi trova porte aperte (ma poco spazio operativo) solo nel centro destra o nel Pd. Ed è per questo motivo che chi si riconosce in quest’area preferisce rifugiarsi nel disimpegno, preferendo stare alla finestra.

L’alternativa (come sostengono alcuni) sarebbe la confluenza nel Pd, con l’illusione di influenzare le scelte della maggioranza, ancora oggi assemblaggio di post comunisti e di post democristiani di sinistra. Potrebbe essere questa l’estrema ratio, per conservare  una bandierina all’interno del grande partito della sinistra, che fa molta fatica a progredire verso un modello laburista, socialdemocratico o semplicemente progressista. Personalmente questa scelta non mi convince e credo che comunque sia necessario impegnarsi al massimo per realizzare il socialismo “dei nostri padri”, aggiornato alla società di oggi .Ovviamente anche gli strumenti di comunicazione del Psi dovrebbero essere adeguati a questi nuovi obiettivi .Questo significa che sia l’Avanti ! che Mondoperaio dovrebbero essere profondamente rinnovati, così come l’intera strategia di comunicazione del partito. Ma di tutto questo se ne parlerà dopo il congresso di Salerno.

                                                                                         Aldo Forbice

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