martedì, 3 Agosto, 2021

Dal G7 una tassa globale per le multinazonali

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I ministri delle Finanze dei paesi del G7, riuniti a Londra, hanno raggiunto un importante accordo per impegnarsi a istituire una tassa globale di almeno il 15 per cento per le multinazionali che operano in quei paesi, a prescindere da dove siano le loro sedi. L’idea, già in fase di elaborazione da diverso tempo, ha ricevuto una spinta dalla crisi per la pandemia.
Secondo Rishi Sunak, ministro delle Finanze del Regno Unito: “E’ un accordo storico per riformare il sistema fiscale globale per adattarlo all’era digitale globale”. Sunak ha spiegato che la tassa riguarderebbe le aziende con margini di profitto superiori al 10 per cento. Ma questo è uno dei limiti di quell’accordo che potrebbe interessare in particolare grandi aziende tecnologiche come Amazon e Google, e potrebbe portare ai governi miliardi di dollari utili a sostenere i grandi costi dovuti alla pandemia da coronavirus.
I paesi del G7 sono Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Italia e Giappone. Ora bisognerà vedere se anche altri paesi accetteranno di impegnarsi allo stesso modo. L’accordo potrebbe essere esteso ai paesi del G20, che si riuniranno a luglio a Venezia, ma, secondo il New York Times, un’eventuale estensione dell’accordo avverrebbe soltanto nell’incontro successivo previsto per ottobre.
L’accordo si basa su due principi: il primo prevede di evitare che, per invogliare le aziende a lavorare sul proprio territorio, gli stati facciano una sorta di “corsa al ribasso” sulla tassazione; il secondo prevede che si eviti che certe aziende finiscano per pagare le tasse in certi paesi in cui dichiarano di avere i loro profitti, senza però pagarne ad un livello ritenuto adeguato dove invece vendono i loro prodotti o servizi.
L’accordo arriva dopo anni di intense trattative e, tra le altre cose, potrebbe attenuare certe tensioni che ci sono state in particolare tra Europa e Stati Uniti su questa questione.
Se per Sunak è una “stretta all’elusione fiscale”, Draghi parla di un “passo verso l’equità e la giustizia sociale”.
Inoltre, il ministro britannico ha precisato che il 20% dei profitti superiori a questo 10% di margini sarà riallocato nei Paesi dove vengono realizzate le vendite e potrà aiutare a combattere i paradisi fiscali.
Sunak ha spiegato: “Una volta che avremo una soluzione globale all’imposizione sugli utili delle multinazionali nel loro complesso, decadrà la necessità di una tassazione ad hoc per i colossi del web”.  
Con una nota, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha affermato: “Saluto con grande soddisfazione l’accordo sulla tassazione delle multinazionali raggiunto a Londra dai ministri delle finanze del G7. E’ un passo storico, verso una maggiore equità e giustizia sociale per i cittadini”. 
Secondo il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire: “L’accordo che vuole rialzare l’aliquota del 15% è un primo passo”. 
Dunque, finalmente, inizia un percorso per la lotta all’evasione ed elusione fiscale portata avanti da tempo sulle multinazionali che in molti casi hanno trasferito sede legale e sede operativa in Paesi diversi da quello di provenienza.
Un’iniziativa auspicata da questo giornale attraverso diversi articoli pubblicati anche in tempi lontani.

Salvatore Rondello

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