domenica, 1 Agosto, 2021

Dalla sopravvivenza all’area liberal socialista

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Dagli anni 90 fino al ventennio degli anni 2000, chi ha militato nel PSI, a vario titolo ha intrapreso un percorso finalizzato alla sopravvivenza della comunità socialista dopo lo sconquasso rappresentato dalle note vicende giudiziarie, con la fine della cosiddetta prima Repubblica.
Non è qui in discussione una valutazione di merito per giudicare chi fra il PSI attuale, altre formazioni socialiste o addirittura singoli esponenti approdati in altri partiti, lo abbia fatto per il meglio.
Certo, per chi come scrive, che non ha mai abbandonato la nave ed ha trascorso una larga fetta della propria vita in questo piccolo partito, convinto della necessità e dell’obbligo morale di farlo difendendo la storia, la casa e la coerenza politica, non può venir meno la constatazione di avere provato a farlo mantenendo una linearità ed una coerenza di fondo che radica il proprio essere nell’identità socialista.
Ma, con questo scritto, non voglio aprire un dibattito sul “chi aveva ragione”. Si aprirebbe un confronto non so quanto utile al futuro. Ognuno rimarrebbe, legittimamente, convinto delle proprie posizioni.
Oggi però il PSI, soprattutto il PSI, è chiamato a darsi delle risposte che mirino ad una prospettiva.
Premesso che il trentennio alle spalle ha, comunque, rappresentato una fase di sopravvivenza, imperniata sull’esigenza di non disperdere le ragioni politiche di una miIitanza, oggi quel gruppo dirigente, quella comunità di compagne e compagni che è sopravvissuta alle “turbolenze” politiche, ha l’imperativo di porsi una domanda: in quale visione di futuro inserire il valore di essere sopravvissuti come comunità?

È innegabile, solo a volerlo comprendere ragionando di politica e del valore che deve avere la politica, che l’avvento del governo Draghi ha drasticamente cambiato il paradigma politico che ha caratterizzato questo trentennio.

L’avvento della cd. Seconda Repubblica è stato caratterizzato con forza e valore dirimente da un approccio di scontro fra opposte fazioni politiche: centrodestra vs centrosinistra. Con una capacità polarizzante tale che dalla normale dialettica politica fra visioni diverse si è trasceso nello scontro, anche brutale e personale, fra due “eserciti armati contrapposti”. Con evidente scadimento dai valori alla base di una necessaria costruzione di “progetti per il Paese”, fino a determinare, invece, via via diverse alleanze, non sempre coerenti, ma finalizzate ad impedire che l’avversario potesse vincere le elezioni.
Dai valori ad un quadro fatto di numeri, alchimie tattiche, alleanze spurie ma necessarie fra incompatibili ma “compatibilizzati” dall’essere contro gli altri. Questo contesto ha caratterizzato in modo particolare l’ambito di centrosinistra.
Ambito che in questi anni ha visto sbandierare, non sempre a torto, prima lo spauracchio Berlusconi fino allo spauracchio Salvini. Passando anche per momenti autolesionisti per cui il nemico lo si individuava anche nel fronte amico, leggi Renzi.

Questo quadro, dobbiamo comprenderlo, è terminato con il governo Conte II.
Complice la pandemia, che ha cambiato e cambierà molto del quadro politico-sociale-economico del Paese, ma anche dell’Europa intera, la politica come fino ad oggi intesa, ha mostrato la propria insipienza.

Ragionare oggi, dell’esigenza di costruire coalizioni che abbiano come unico scopo di sconfiggere l’avversario significa non comprendere lo scenario politico che si è aperto in quest’ultimo anno.
Il Recovery fund, per iniziare, non è un compitino di allocazione economica delle risorse, per far quadrare i bilanci e portarli in positivo.
Definisce l’ossatura strategica di quale Paese consegnare alle future generazioni, delineando visioni di sostanza su molti aspetti dirimenti. Soprattutto sciogliendo molti elementi rimasti inevasi in questi anni, per conservatorismo, incapacità di andare oltre il contingente preferendo puntare su idee “usate ma sicure” piuttosto che aprire la mente al domani.

Il successo di Draghi, la cui autorevolezza è indiscutibile come il suo profilo internazionale che da soli fanno acquisire prestigio al Paese, sarà il successo del Paese.
Lo capiremo meglio quando la Merkel, leader europea indiscussa di tutti questi anni, uscirà di scena e l’unico leader autorevole e credibile nel panorama europeo, orfano dell’Inghilterra, con una Francia debole, una Spagna ripiegata su vicende interne, sarà proprio Draghi e con lui l’Italia.

Bene che deve fare la politica se non rigenerarsi approfittando del quadro che, senza proprio oggettivo merito, si presenta davanti a lei?

La politica oggi deve costruire progetti che, inserendosi sui risultati che il governo otterrà e supportandoli, sappiano dare una visione ed una idea del Paese per i prossimi trenta/quaranta anni.
Ricostruire cioè il piacere di fare politica per un ideale che non trascura certo i valori storici, ma guarda avanti.
Ecco perché, a mio avviso, assistere oggi ad alchimie politiche (prendo Zingaretti lo sposto dalla Regione, lo candido a sindaco, così favorisco il rapporto coi 5Stelle, però voto Raggi se al ballottaggio va lei col centrodestra, incurante del fatto che l’ho dipinta fino a poche ore fa come il peggior disastro di Roma. Ma ancora se a Torino va il Pd al ballottaggio, il M5S col cavolo che vota il candidato PD, ecc. ecc.) tese a costruire sommatorie aritmetiche, che non fanno mai il totale dei singoli, appare anacronistico, inutile e lontano anni luce dalle esigenze del Paese.
Dopo i “fendenti” sia in faccia che sotto i tavoli, fra Pd e M5S, quali sono gli ambiti programmatici che ne avvalorino l’alleanza? Quali sono i punti valoriali che accomunano queste esperienze politiche? Guardando non al passato remoto ma al passato prossimo, financo a poche ore fa, quale è, per esempio sulla giustizia, il contesto valoriale su cui si basa questa intesa fra ircocervi?
Prevale una visione giustizialista od una visione giusta per cui la colpevolezza di un indagato deve essere dimostrata nella aule di giustizia e non sui giornali, nei talk show o sui social?
Sul finanziamento della politica, prevale il populismo che genera le contorsioni di oggi nel rapporto del M5S con la piattaforma Rousseau, oppure un approccio che sappia dare concretamente risposte ad una esigenza oggettiva ma affrontata troppo spesso con pelosa ipocrisia moralisteggiante a basso prezzo?
Prevale una idealità fatta di No Tav, No Vax, No tutto o un approccio ragionevole ed equilibrato che sappia tenere insieme esigenze diverse ma da conciliare nell’interesse del Paese?

Come può essere possibile, oggi, pensare ancora che dobbiamo stare insieme a prescindere dai valori, solo perché dobbiamo impedire che la destra vinca?
Ogni Paese liberale e democratico, in Europa, perlomeno la vecchia Europa, perché vi sono Paesi dove vige una “democrazia illiberale”!! Leggi per esempio ma non solo Orban, vede una contrapposizione fra diverse proposte di governo e non contro lo schieramento avversario perché accusato di fascismo o altro.

L’Italia deve uscire dal considerare che l’avversario è un nemico da abbattere! Certo, il governo Draghi ha la capacità e la potenzialità di consegnarci una destra liberale e democratica. Certamente anch’essa sarà chiamata ad evolversi, dovrà farlo!
Ma a noi sta a cuore un centrosinistra altrettanto liberale e democratico, non costretto ad alleanze, queste “transgender” fra opposti uniti dall’essere contro la destra, senza un minimo di visione comune nell’interesse generale.

Come possibile definire oggi nuovo centrosinistra questa alleanza in cui il Pd piega le proprie titubanti radici all’esigenza di un rapporto organico con il populismo grillino?

È qui che si inserisce la risposta alla domanda posta in premessa “ in quale visione di futuro inserire il valore di essere sopravvissuti come comunità socialista?”
E la risposta non può che essere in una visione da costruire fra simili, che sui temi di fondo, partendo dalle innumerevoli convergenze, sappiano costruire un “progetto Paese” da sottoporre ai cittadini in contrapposizione ad una destra sovranista ma anche ad un ircocervo populista ed indefinito.
È un percorso complesso, difficile, per il quale occorre superare anche molte albagie individuali, ma è il progetto che vale la pena perseguire per dare un senso al valore della politica e per capitalizzare i risultati del governo Draghi. Che non saranno e non potranno essere effimeri ne’ tantomeno considerati transitori come non è transitorio lo sconvolgimento politico che il governo Draghi determinerà ancor di più nei prossimi mesi.

Questo vale la pena perseguire per far tornare molti a considerare la politica un terreno sui cui vale la pena mettersi in gioco e confrontarsi avendo l’obiettivo del Bene Comune.
I socialisti in questo devono scommettere, abbandonando strade facili, spurie, incoerenti, che li vedano capaci di mettere a frutto la loro storia, i loro valori e le conquiste ottenute. In relazione con i simili, lontano dai diversi, dai populismi vecchi e nuovi, dalle alchimie tattiche in cui si finisce per consunzione, e lontani da ogni forma di sovranismo. Pensando all’Italia ed agli italiani, come ci insegnano i nostri padri fondatori, e non al contingente.

Ecco perché utile il confronto avvenuto nell’iniziativa di ieri “Costruire un’area liberal socialista per un futuro di democrazia e benessere in Italia” con Psi, Italia Viva, +Europa, Partito Radicale passando anche per Azione voluto dall’Avanti! online e dal suo direttore Mauro Del Bue, per uno di una serie di confronti sul tema.
Il tempo c’è, la voglia diffusa anche, occorrono le occasioni e la volontà di perseguirlo abbandonando protagonismi e gelosie di parte, con convinzione ed onesta’ intellettuale, anche con scelte che possono essere difficili ma da perseguire avendo come orizzonte il futuro e non l’oggi!

La sopravvivenza va capitalizzata guardando al futuro. Se non ora quando?

 

Aldo Repeti
Direzione Nazionale

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