mercoledì, 12 Maggio, 2021

“Dante e le infernali scienze”, il Poeta visto da Luca Novelli

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«Dante Alighieri oggi sarebbe un precario della Scuola o della Ricerca, vagante e furente tra una sede all’altra. Riserverebbe un seggio in Paradiso per Mario Draghi e metterebbe all’Inferno molti virologi, politici e cattedratici dei giorni nostri». Così oggi un giovanissimo Luca Novelli presenterebbe il suo ultimo libro della collana Lampi di Genio. Negli Anni Settanta e Ottanta Novelli (Milano, 7 ottobre 1947) era uno degli autori di punta della satira e dell’umorismo. Il suo “Laureato”, strip pubblicata su Il Giorno di Milano e Il Messaggero di Roma, raccontava le avventure tragicomiche dei giovani alla ricerca del loro primo lavoro. Novelli tracciava un ritratto impietoso della società e dell’imprenditoria con testi che sembrano scritti oggi e non quasi mezzo secolo fa. «Una strip autobiografica», confessa.
Nel 1978 ha cominciato a occuparsi anche di divulgazione che poi è diventata la sua maggiore attività. Primi titoli sono stati “Viaggio al centro della Cellula” e “Ecologia a fumetti”, seguiti da tutta una serie di libri di scienza pubblicati da editori come Mondadori, Fabbri, Rizzoli, e stampati in tutto il mondo. Sono libri rivolti principalmente ai ragazzi, ma godibili anche dagli adulti.
La sua collana “Lampi di Genio”, pubblicata da Editoriale Scienza è nata 2001. Dopo 22 titoli, edizioni in 27 lingue e due serie tv, festeggia i suoi primi venti anni di vita editoriale con “Dante e le infernali scienze”.
Con questo volume, che possiamo definire una biografia disegnata, una bio graphic novel, che esce il 24 febbraio prossimo, Luca Novelli celebra con il suo inconfondibile stile i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri (Firenze 1265, mese e giorno incerti – Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre 1321), raccontandone l’avventurosa vita.
Lo abbiamo intervistato.

 

Per te, Dante Alighieri è stata una scoperta o una riscoperta?
«Scoperta e riscoperta. Messer Dante mi aveva anche fruttato un bel sette alla maturità. Mi piaceva l’Inferno, le tavole di Gustave Dorè, le piogge di fuoco, i fiumi di sangue e le tombe roventi. Ricordo di aver provato anche a disegnare qualcosa, durante le ore di lezione, creando qualche imbarazzo nell’insegnante di italiano. Ma dopo la lettura obbligatoria del Purgatorio e del Paradiso avevo più simpatia per il Dante-personaggio che per la sua Commedia. Immaginavo un Dante più avventuroso e meno serioso di come mi era presentato a scuola. Lavorando sulle sue biografie, da quella di Boccaccio in poi, non sono stato deluso, ho scoperto un Dante poeta e cantore d’avanguardia, suonatore di liuto, cavaliere armato, combattente e reduce della battaglia di Campaldino, politico appassionato, amico di Giotto, studioso di diavoli, ambasciatore e persino disegnatore di angeli. Insomma un bel tipo».

È stato difficile realizzare la biografia di uno dei simboli della cultura occidentale?
«Non è stato più difficile delle biografie di Einstein o Darwin. Sicuramente è stato un lavoro diverso, ma con un approccio ugualmente storico e scientifico. Mi è stato utile aver realizzato un anno prima la biografia di Marco Polo, suo coetaneo, e tutte le esperienze precedenti mi sono state d’aiuto. Ma senza alcuni ipertesti che ho trovato su Internet non credo che sarei riuscito a mettere insieme un libro così complesso nei tempi che mi ero dato. Mi hanno consentito di interpolare, verificare e controllare una montagna di citazioni e riferimenti che sarebbe stato impossibile usare correttamente senza una preparazione specifica».

In che cosa Dante è molto diverso dai letterati dei giorni nostri?
«Il ritratto del mio Dante, oltre ad essere disegnato, può sembrare abbastanza inedito ma coincide con il personaggio: letterato sì, ma anche cantore, amico di musici e menestrelli, poeta alla moda, cauto in battaglia. Vittima e persecutore. Megalomane quanto basta. È interessato alle scienze certamente più di certi letterati dei giorni nostri. Anzi, per lui tutto è conoscenza e ricerca della verità. A suo modo e per il suo tempo è innovativo e divulgatore, non solo della lingua italiana, che ha teorizzato e per certi versi inventato, ma di tutte le conoscenze del suo tempo».

Ti sei divertito a raccontarlo? E a realizzare l’intervista impossibile che chiude il libro?
«È il mio lavoro. Certo mi sono anche divertito e mi auguro che la mia leggerezza contagi i lettori. E se Dante alla fine di questa sua biografia risulterà più amichevole e più condiviso, avrò fatto un buon lavoro.
Quanto all’intervista impossibile che conclude il libro, non sono il primo e non sarò l’ultimo. Dante è personaggio da talk-show, ne avrebbe da dire su tutto e su tutti. Credo che quest’anno ci sarà la coda fuori dalla tomba di Ravenna per intervistare il Sommo Poeta. Spero che sia gentile e disponibile con gli altri come è stato con me».

 

Antonio Salvatore Sassu

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