sabato, 18 Settembre, 2021

Dante Ferretti. In mostra dodici bozzetti del maestro maceratese

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«Impariamo a vivere l’arte in comune,
impariamo a provocarne in comune
le emozioni profonde che ci avvincono
e ci impegnano per liberarci».
Adolphe Appaia, scenografo

 

 

Non è una mostra di faciale lettura se non si conosce l’opera lirica e le principali regie allo Sferisterio. Nel Centenario della prima rappresentazione con «Aida» nel 1912, la città di Macerata, la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata e la Regione Marche rendono omaggio alla carriera di Dante Ferretti, insignito di tre premi oscar, con una mostra dal titolo «Effimero per errore», fino al 19 settembre.
L’evento crea una linea di continuità con la storia dello spettacolo nella regione che incomincia con Gerolamo Genga nel 1513, scenografo della «Calandria» di Bernardo Dovizi da Bibbiena, alla corte di Urbino. Nel secondo Novecento, invece, possiamo ricordare tre scenografi maceratesi: Dante Ferretti, Mario Garbuglia e Ferdinando Scarfiotti che risentono dell’influsso di Adolphe Appia e di Edward Gordon Craig, ma riescono a trovare un linguaggio autonomo sul palcoscenico.
Le innovazioni tra Otto-Novecento Appia hanno fatto percepire «il ritmo interno di una scenografia che deve parlare allo spettatore» come hanno osservato i curati della mostra Pierfrancesco Giannangeli e Benito Leonori nel catalogo, pubblicato da Maggioli editore.
Dante Ferretti diresse, nel 2008, la «Carmen» di Bizet al «Macerata Opera Festival», creando una nuova variante della messa in scena del libretto rispetto agli altri allestimenti del passato. Il maestro ha pensato ad una commistione di stili espressivi tra il cinema, il teatro e la pittura. La foggia dei abiti, infatti, è ispirata al periodo della guerra civile spagnola, mentre le tonalità delle stoffe e le linee di certi indumenti al quadro «Guernica» di Picasso. Il bozzetto della rappresentazione (2008, pastello su cartone riportato su tela 80×143 cm) è presente a Palazzo Ricci.
L’esposizione, dunque, dei dodici bozzetti su pannelli di tela neri assicura un senso di estraniamento dalla realtà, mentre il gioco luce e ombre, studiato con attenzione dai due curati, produrre un effetto immersivo nei diversi contesti operistici. Osservando le opere si va al di à dell’effimero perché il bozzetto, pensato fondamentalmente per l’opera lirica, diventa un Bene culturale e motivo di orgoglio per l’intera comunità. Dall’altro canto, gli effetti chiaroscurali sono elementi di novità a Palazzo Ricci rispetto all’allestimento della collezione permanente di dipinti e sculture del Novecento.
Nel percorso espositivo si possono vedere il bozzetto «Le avventure del barone di Munchause» (1986, pastello su carta 70×100 cm) di Terry Gilliam. In questa opera sono intensi gli effetti dinamici delle imbarcazioni grazie alla rapidità del segno che definisce le linee dello scafo, dell’albero maestro e le altre parti del vascello. Non si possono certo dimenticare i risultati raggiunti attraverso il cinema di Pier Paolo Pasolini che fu fondamentale per il successo dello scenografo. Il ruolo di Ferretti è stato importante nella «Trilogia della vita» di Pasolini così come nelle ambientazioni paesaggistiche nell’ultimo film di Fellini di «La voce della luna».
Nel bozzetto «I racconti di Canterbury» (1972, pastello su cartoncino 86×153 cm) è rappresentato il paradiso terreste dove l’uomo non teme nulla. Non si preoccupa di essere nudo così come la sua compagna. Nonostante la cura con cui ha eseguito il disegno, gli occhi si dirigersi verso gli spazi vuoti della scena che fanno interrogare l’osservatore. Sembra, tuttavia, un mondo primitivo più che il luogo idilliaco raccontato dalle sacre scritture.
Invece, «The Aviator» è implicitamente un omaggio a quel capolavoro con cui lo stesso Ferretti è cresciuto. Nei ricordi della sua giovinezza ritroviamo, anche, il film «Quarto potere» e le scenografie e costruzioni storiche di «Ben Hur» e «La tunica» che sono stati i compagni di tanti pomeriggi nelle sale cinematografiche di Macerata.
La morale della favola, che Ferretti ha disegnato, si trova nel libro di partenza «Sweenery Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street» dove regna per quasi l’intero svolgimento il mistero sul dispositivo criminale. Il bozzetto, immagine guida della mostra, cattura l’attenzione dell’osservatore. Il titolo completo è «Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street» (2006, pastello su carta 59×168 cm). La scena è molto particolareggiata e risaltano subito la sedia del barbiere e due abiti appesi. La luce, che proviene da sinistra, attraversa il vetro e si rischiara tutta scena in penombra. L’effetto prodotto rende intensa la scena che un fascino romantico per i toni languidi di certe tonalità delle pareti e per l’attenzione ai costumi di scena.

Palazzo Ricci, Macerata
24 luglio- 19 settembre 2021
Ingresso gratuito

 

Andrea Carnevali

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