domenica, 24 Ottobre, 2021

De Benedetti ricomincia da “Domani” contro Repubblica

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Prima la Repubblica, ora Domani. De Benedetti ama i giornali, non ne può fare a meno. Archiviata la Repubblica fonda Domani, il nuovo quotidiano del quale è l’unico proprietario. Tutto è pronto per le pubblicazioni: sarà in edicola dal 15 settembre, diretto da Stefano Feltri, in precedenza in forza a Il Fatto Quotidiano.

Carlo De Benedetti vuole evitare un flop. Le studia tutte, punta a un successo. Sarà Urbano Cairo, editore del Corriere della Sera e di La7, il diretto concorrente del suo ex gruppo editoriale, a stampare e a distribuire Domani. L’Ingegnere nega di aver assestato un colpo basso a Repubblica. Ha liquidato come «ridicolo» pensare che l’accordo con Cairo danneggi il quotidiano di largo Fochetti a Roma. Ha girato il coltello nella ferita: «Ci hanno pensato loro da soli a perdere copie. E non è un problema di Cairo, perché Il Corriere ha distanziato Repubblica in modo clamoroso».

Quando parla di «loro» si riferisce ai tre figli. Per la sua età avanzata prima gli lasciò le aziende finanziarie e imprenditoriali ed infine il suo impero editoriale. Ma rimase deluso e usò parole al vetriolo contro gli eredi: li accusò di perdere una valanga di copie, di aver «fatto un bel disastro» perché per fare l’editore ci vuole passione e competenza e loro «non sono capaci di fare questo mestiere». L’anno scorso si offrì di ricomprare il gruppo Gedi ma i figli bocciarono l’offerta.

Non solo. Alla fine hanno venduto a John Elkann, il proprietario di Fiat Chrysler Automobiles, il capo della famiglia Agnelli, gli storici avversari di De Benedetti (oltre a Silvio Berlusconi) nella sfida per la supremazia industriale e politica in Italia. Già perché De Benedetti, teorico e interprete del capitalismo senza vincoli, con Repubblica ha svolto anche un acrobatico ruolo politico: convertire alla liberaldemocrazia prima il Pci e poi i suoi eredi (Pds, Ds, Pd). L’operazione in parte è riuscita ma ha lasciato libere le praterie della sinistra alla conquista dei vari movimenti populisti, in testa il Movimento 5 stelle.

De Benedetti, quasi 86 anni, una lunghissima carriera imprenditoriale a luci e ombre, residente sia in Italia e sia in Svizzera, si lancia adesso in una ennesima avventura imprenditoriale. Ha anticipato la linea del suo nuovo giornale: «Liberale e democratica con particolare attenzione alle disuguaglianze sociali». Ma c’è una grande differenza rispetto al passato: la Repubblica l’aveva acquistata da Scalfari e da Caracciolo, adesso invece fonda lui un nuovo quotidiano. L’impresa è difficilissima per tre motivi: 1) creare un giornale di successo è un lavoro molto impegnativo, occorre una particolare alchimia giornalistica ed organizzativa; 2) da oltre dieci anni i quotidiani affondano, 3) la crisi economica già patita dall’Italia è diventata drammatica con lo scoppio del Coronavirus.

Domani vuole conquistare lettori a sinistra, lo stesso bacino editoriale di Repubblica, il quotidiano già nel cuore di De Benedetti, per tanti anni la perla del suo ex impero finanziario, industriale ed editoriale. Il nuovo giornale diretto da Stefano Feltri punta soprattutto sui lettori giovani e sull’edizione online più che su quella di carta stampata. La scommessa è entusiasmante e da brivido: per l’Ingegnere arrivato quasi al traguardo dei 90 anni e per i giornalisti di Domani. Sia per De Benedetti e sia per Cairo l’intesa per stampare e distribuire il nuovo quotidiano è solo commerciale. Ma gli interessi dei due editori sono convergenti per una espansione anche a danno di Repubblica adesso targata Elkann-Agnelli.

 

Rodolfo Ruocco

SfogliaRoma

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