venerdì, 16 Aprile, 2021

De Rossi: i tempi non sono immediati ma vedo l’orizzonte

0

Sulla carta l’Italia è spacciata, l’Inghilterra sicuramente non sarà gentile e tantomeno farà sconti. Sabato a Twickenham, per il secondo turno del Sei Nazioni, ore 15,15 diretta Tv Dmax canale 52, Eddie Jones metterà in campo una squadra, come sempre, molto, molto, fisica con una mischia di grande esperienza e grandi individualità nei trequarti. Franco Smith, dal canto suo, ci riprova e risponde con una formazione che, rispetto al match contro la Francia, vedrà la sola novità di Carlo Canna primo centro, al posto dell’infortunato Zanon, e in prima linea Lovotti al fianco di Riccioni. Confermato il resto della squadra. “Affronteremo una delle squadre migliori al Mondo in uno stadio iconico. Abbiamo lavorato duro in questa settimana con ulteriore specificità su alcuni fattori con l’obiettivo di avere una prestazione di alto livello sabato” ha dichiarato Smith.
Quindi ordine tassativo per gli Azzurri essere consistenti per tutti gli ottanta minuti.
Nell’occasione Andrea De Rossi, attuale DS delle Zebre, sollecitato da RugbyingClass, dall’alto della sua conoscenza del Mondo del rugby e dalla proverbiale schiettezza, ci aiuta a comprendere spaziando a trecentosessanta gradi nel rugby nostrano e non solo.
Curriculum ovale completo. Ha fatto tutti i passaggi, da giocatore, ad allenatore a dirigente. Flanker ma soprattutto terza centro di qualità e sostanza. Trentadue volte nazionale, tre Sei Nazioni disputati, due le Coppe del Mondo giocate (1999 e 2003) capitano Azzurro dal 2003 al 2004 con Kirwan Capo Allenatore.
Andrea le Zebre pare stiano rispondendo …
Diciamo di sì, è un momento favorevole venendo da un periodo passato un po’ meno. Onestamente, avendo una rosa non molto “profonda” quando ci mancano i nazionali, effettivamente, siamo in grossa difficoltà mentre al completo riusciamo, oggettivamente, a competere. In pratica è scattato quel meccanismo di credere nel lavoro che stiamo svolgendo, lo immagazzini dentro di te, lo assimili, ti accorgi di essere sulla strada giusta e ti convinci in modo collettivo perché anziché crederci in tre ci credono in quaranta. Questa è la svolta che fa cambiare la linea e vedi l’orizzonte. Le vittorie contro Treviso, la buona prova, giocata fino all’ultimo, con una squadra tosta come Edimburgo dimostrano che con le big la differenza ci sia ma puoi competere. Il rugby italiano finché compete e, oggi come oggi, quando stai attaccato al risultato, qualcosa di positivo c’è.
Per il nostro rugby “competere” è tutto quello che possiamo ottenere?
No anche se ottenere qualcosa di più è difficile considerando che avendo squadre giovani non è facile arrivino anche i risultati.
Sì ma, francamente, la sentiamo da anni
Hai ragione, però purtroppo è un processo fatto come le “montagne russe”, un anno vai in una direzione, l’anno dopo si cambia, l’’indirizzo è quello dei giovani poi diventano gli stranieri, poi ne prendi uno big e invece no e si torna ancora sui giovani. Sinceramente la visione io la capisco perché sono all’interno di questo complicato meccanismo, diventa difficile per chi è “fuori”. Rispetto agli anni passati, per la verità, stiamo raggiungendo un livello buono che ci permetterà di crescere nel prossimo futuro. In questi anni abbiamo fatto parecchia fatica e da quando sono alle Zebre, abbiamo iniziato con tanta fatica, la società in pratica non esisteva, abbiamo dovuto confrontarci con i problemi economici, risolti questi, abbiamo dovuto fare i conti con la qualità dei giocatori, poi non c’erano giocatori italiani e ci siamo rivolti al mercato estero ma non puoi prendere tutti e metti in rosa chi ti passano ma la qualità non è eccelsa e allora rivolgi il tuo interesse ancora sui giovani e ci vuole tempo. Quindi sei sempre sulle montagne russe ma io onestamente vedo l’orizzonte.
Queste ondivaghe indicazioni “progettuali” da chi sono definite?
C’è un gruppo di lavoro prima con O’Shea, ora con Franco Smith, comunque composto da Federazione, Treviso e Zebre. Con questo gruppo, con linee e programmi assolutamente condivise, cerchiamo di organizzare quelli che sono i Permit, i ragazzi delle accademie, cerchiamo di dare un ordine logico a quelle che sono le esigenze dei due club chiaramente conseguentemente alle necessità della Nazionale. Questo ha fatto sì ci sia un rapporto molto più diretto fra noi e Treviso, rimuovendo certe pratiche di mercato, considerando le rose delle due franchigie e la possibilità di spostare, per vuoti o eccessi nei ruoli, questo e quel giocatore italiano. Una vera e propria collaborazione per considerare dei giovani o Permit, possibilmente, anche territoriale. Un giovane di Mogliano ha senso vada a Treviso, mentre da Calvisano, Reggio o Fiamme Oro verrà a Parma. Poi non tutto s’incasella sempre così e non è detto che da Calvisano vadano a Treviso o ragazzi dell’accademia veneta si spostino su di noi. Questa è la logica aggiungendo che noi, rispetto a Treviso, abbiamo un profilo e un indirizzo più federale anche sugli acquisti, per una questione di budget che sono diversi, non certamente per il contributo FIR che è uguale. Te la dico così, per noi prendere uno straniero da trecentomila Euro ci farebbe rinunciare a cinque giocatori italiani e non avrebbe senso perché andrebbe contro la nostra filosofia.
La nuova formula del Pro16, con l’entrata di ulteriori quattro sudafricane, da aprile Rainbow Cup, potrebbe aiutare il nostro rugby o è l’ulteriore difficoltà?
Sperando vada avanti e il covid non sia l’ostacolo. Ma a parte tutto io sono sempre per giocare con i più forti, poi chiaro una boccata di ossigeno ogni tanto con una squadra più abbordabile fa piacere. Per quello che è la crescita, la competizione, lo stimolo, avversarie forti e organizzate sono quello che servono. Il nostro rugby ha necessità di maturare giacché per anni abbiamo giocato con squadre di terza fascia e adesso ci confrontiamo con le prime dieci al Mondo poi spesso perdiamo e si può, anzi si deve, analizzare come si perde perché se non sei strutturato, sei massacrato. Quindi ben vengano Bulls, Lions, Sharks e Stormers.
Per Andrea Masi, fonte Gazzetta, il nostro rugby necessita ancora di tre, cinque anni. Non proprio dietro l’angolo…
Sono assolutamente d’accordo. Guarda che la nazionale è una squadra giovanissima, giocare un Sei Nazioni, affrontare gli All Blacks a novembre con una squadra così giovane è durissima. Nessun’altra nazionale è nella nostra situazione perché si affidano a stranieri. Nella nazionale scozzese gli scozzesi sono pochi. Questa è la situazione quindi non nascondiamoci, poi il fatto che li scelgano forti e bravi è un altro discorso.
La Francia è un caso a parte perche loro hanno una profondità di tanti talenti veri e hanno questo valore in più. Credo che la nostra sia una buona squadra, ci mancano alcuni ruoli per fare il salto di qualità sicuramente. Cinque anni sono temporalmente giusti. Fischetti fra cinque anni sarà un altro Fischetti. Il problèma è che noi abbiamo bisogno di un Fischetti di ventotto anni adesso. Capito? Quando avevamo la famosa mischia, e la giriamo sempre lì, con Castrogiovanni, Ongaro, Perugini, Lo Cicero, sai quella era differenza. Averli oggi, non dico loro ma parlo di esperienze, sarebbe diverso. Bigi, Riccioni, Rimpelli, Zilocchi sono tutti giocatori di altissimo livello solo che in una nazionale tutti giovani e tutti insieme diventa difficile. Mancano i giocatori che, nei momenti di difficoltà, prendono in mano le redini della situazione e ti danno le indicazioni sul da farsi. L’esperienza è fondamentale. In alternativa a questo ti affidi a stranieri ma devi trovare quelli giusti e non è semplice. In questi anni quanti sono gli stranieri che abbiamo provato … tanti, troppi.
Tu sei stato il capitano di una squadra, alla Coppa del Mondo 2003, di giovanissimi con una media di ventitre anni. E’ azzardato fare dei paragoni?
No vabbè, guarda non è possibile. Nel rugby c’è uno spartiacque, il duemila, prima e dopo. Possiamo dirlo tranquillamente era un altro sport era un’altra epoca. Era, inoltre, un’altra generazione, altri valori, altra voglia. E’ vero che in quella squadra c’erano tanti giovani ma è altrettanto vero che c’erano giocatori, che come me, avevano vissuto il passaggio del rugby da dilettantismo al professionismo. Quando ci dicono che qualche risultato era simile a quello di oggi e i cinquanta punti li abbiamo presi anche noi, è così. Adesso è cambiato ma non in meglio o peggio, quando cambia, cambia. E’ realmente impossibile fare confronti.
La “linea verde” di Franco Smith è una scelta obbligata o è la visione di un altro Emisfero che poco ci azzecca con il nostro?
E’ semplicemente la visione di Franco Smith. Lui vede in questi giovani qualità, lui è per far giocare i giovani. Ricordiamoci quello che ha fatto con i Cheetahs (compagine sudafricana della quale è stato HC ndr), è vero era un’altra squadra, è vero altro vivaio, un altro contesto. Per Franco Smith questi sono i giocatori che al prossimo mondiale potranno dire la loro poi con un momento di sofferenza. Potevi farli soffrire un po’ meno, sì poi dipende chi hai a disposizione, fra infortuni, chi è all’estero e non può venire e robe varie. Certo che quando abbiamo visto la formazione contro la Francia tutti si è detto che squadra giovane ed è stato quello che è stato. Domani ci sarà l’Inghilterra e sarà quello che sarà. Lui ritiene che questo sia un passaggio obbligato, ha una metodologia di lavoro molto dura alla quale non eravamo assolutamente pronti a questo cambio di mentalità e di passo, ma ne parlo in senso positivo. Poi da questo al diventare uno schiaccia sassi no perché deve essere bravo anche lui a capire chi ha a disposizione
E’ una persona poco incline a scendere a compromessi, alle possibili critiche e considerazione esterne perché crede fermamente in quello che fa. Il biglietto da visita è questo perché chi lo conosce non si aspettava altro. Quando ha vinto a Treviso, non era tanto morbido, così con i Cheetahs. Il contrario di O’Shea che, invece, era, diciamo, soft e il cambio brusco ha un po’ spiazzati. Ma questo non è un male assoluto. Comunque se i ragazzi vogliono arrivare a qualche risultato, non devono pensare a un domani ma devono considerare l’oggi.
L’inserimento di giovani di formazione “non italiana” è un’opportunità e Varney, Polledri, Negri sono l’esempio. Ma come lo stiamo gestendo realmente?
Sfondi una porta aperta perché il discorso dello scouting è un argomento a me caro e che ho fatto un paio di giorni fa con Bradley (HC Zebre ndr). In Italia, che io sappia, non è mai stato preso in considerazione nel modo giusto come lo fanno all’estero e questo, sia per un motivo di risorse ma principalmente culturale. Una cosa è ti segnalano o arrivi a nominativi perché hanno cognome italiano, a campione, un po’ così, dopodiché stampi schede del giocatore e così via ma questo non è lo scouting. Lo scouting è, mandiamo “Tizio” o “Caio” in Argentina, un Paese a caso, per due anni con duecentomila euro, ti pago le spese e tutto quello che è, ma ci trovi tre buoni giocatori all’anno equiparabili. Questa è la direzione da seguire mandando persone competenti, consapevole che fai un investimento. Sai oggi quanto ti costano gli stranieri? Minimo sono centomila l’anno ma con il doppio ne avresti tre tutti gli anni e il numero è dato così a caso. Lo scouting vero andrebbe gestito in un progetto vero perché oggi è il viatico vincente. Lo fanno tutti ma veramente tutti a cominciare dalle squadre anglosassoni. Loro si piazzano nelle accademie in Georgia, Fiji Samoa, eccetera, eccetera. Lo fanno sistematicamente da tempo, semplicemente per un discorso, sì di maggiori risorse, ma soprattutto per mentalità e cultura. Noi anche qui arriviamo sempre un po’ più tardi.
Schematicamente i motivi della sconfitta contro la Francia
La nostra squadra giovane in assoluto e troppa qualità dall’altra parte perché non è una squadra che punta a vincere il Sei Nazioni, questi si stanno preparando per vincere la Coppa del Mondo del 2023. Questo è l’obbiettivo! Sì una squadra, anch’essa, giovane ma con una profondità di qualità immensa, dove noi siamo molto lontani. Una mediana con Varney e Garbisi di talento e qualità eccelsa è però molto giovane. L’obbiezione è che anche Dupon è giovane ma Dupon è un fenomeno tanto che Aaron Smith (mediano di mischia degli All Blacks ndr) ha detto che o ritiene il più forte mediano del Mondo. Questo è veramente un campione.
Il tuo esordio nella Coppa del Mondo lo hai fatto nel 1999 contro gli inglesi. Se domani ti trovassi nello spogliatoio di Twickenham dieci minuti prima di entrare in campo cosa diresti ai “ragazzi”.
Partiamo dal presupposto che questa Inghilterra non è una squadra in crisi come qualcuno dice. Quando io gioco con la maglia Azzurra e affronto le prime cinque al Mondo, non penso mai siano in crisi perché il gap tecnico esiste e, oggi, fa la differenza. Noi dobbiamo dare tutto per arrivare a un buon risultato. Certo che incontrare l’Inghilterra adesso è la cosa più difficile ci poteva capitare dopo quanto è successo contro la Francia sette giorni prima. Eddie Jones, anche forte per il rientro dei giocatori big, avrà preparato la partita perché noi non si faccia neanche un punto. Loro non scendono in campo per vincerla e basta, loro vogliono vincere arrivando fino alla nostra umiliazione. Vorranno dimostrare la loro potenza perché la brutta figura che hanno fatto contro la Scozia gli ha resi una squadra normale. Questo vuol dire, per noi, dover disputare la partita perfetta sotto l’aspetto dell’attitudine, aggrappandoci a quelli che sono i ritmi della partita, non deve mancare, come è successo alla Scozia dove un paio di giocatori di esperienza c’erano, l’aggressività, metterli sotto nelle fasi statiche, dobbiamo combattere nella mischia chiusa, nella rimessa laterale e sempre massima attenzione sperando, magari, nell’intercetto. Quindi sarà durissima ma dobbiamo rendergliela noi dura evitando di prendere meta al primo minuto per il nostro morale e quello inglese. Perché se rivediamo le facce dei nostri ragazzi alla prima meta francese ti dicevano proprio oggi sarà durissima. Si a Twickenham potremmo perdere e la perderemo ma un conto è prendere meta dopo diciotto fasi, l’altro è da una palla alta che raccoglie Farrell perché due dei nostri si sono scontrati fra di loro. E’ completamente diverso. Comunque forza ragazzi, siamo con voi, rendetegliela tosta.

 

I XV IN CAMPO A TWICKENHAM.

15 Elliot Daly, 14 Anthony Watson, 13 Henry Slade, 12 Owen Farrell, 11 Jonny May, 10 George Ford, 9 Ben Youngs, 8 Billy Vunipola, 7 Tom Curry, 6 Courtney Lawes, 5 Jonny Hill, 4 Maro Itoje, 3 Kyle Sinckler, 2 Luke Cowan-Dickie, 1 Mako Vunipola. HC Eddie Jones
a disposizione: 16 Jamie George, 17 Ellis Genge, 18 Will Stuart, 19 Charlie Ewels, 20 Ben Earl, 21 Jack Willis, 22 Dan Robson, 23 Max Malins

 

15 Jacopo TRULLA, 14 Luca SPERANDIO, 13 Juan Ignacio BREX, 12 Carlo CANNA,
11 Montanna IOANE, 10 Paolo GARBISI, 9 Stephen VARNEY, 8 Michele LAMARO,
7 Johan MEYER, 6 Sebastian NEGRI, 5 David SISI, 4 Marco LAZZARONI, 3 Marco RICCIONI,
2 Luca BIG, 1 Andrea LOVOTTI. HC Franco SMITH
a disposizione: 16 Gianmarco LUCCHESI, 17 Danilo FISCHETTI, 18 Giosuè ZILOCCHI, 19 Niccolò CANNONE, 20 Federico RUZZA. 21 Guglielmo PALAZZANI, 22 Tommaso ALLAN,
23 Federico MORI

 

 

FOTOGRAFIA PER GENTILE CONCESSIONE ZEBRE RUGBY CLUB

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Rugbying Class

Leave A Reply