venerdì, 16 Aprile, 2021

Destini paralleli. Conte e Trump non si arrendono

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Conte e Trump, entrambi allontanati dalla stanza dei bottoni non si arrendono e si preparano per ritornare sulla scena da primi attori.
In Italia, Giuseppe Conte ha accettato la proposta di Beppe Grillo: contribuire alla rifondazione del Movimento 5 stelle, la forza politica nata il 4 ottobre del 2009 nella ricorrenza di san Francesco. Al termine del vertice che si è svolto per circa due ore all’hotel Forum di Roma, in una capitale illuminata da un sole primaverile, Grillo ha fatto una battuta: “Una bellissima giornata”.
L’intesa è stata trovata e ora bisognerà mettere mano alle modifiche dello statuto del M5s per dare un ruolo a Conte. Secondo alcuni ambienti del Movimento potrebbe essere il nuovo leader con un organismo direttivo (una segreteria) di appoggio e condivisione. Intanto però si parte dai temi, quelli storici del Movimento: tutela dell’ambiente, importanza dell’etica pubblica, lotta alla corruzione, contrasto delle diseguaglianze di genere, intergenerazionali, territoriali, lotta contro le rendite di posizione e i privilegi, la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita democratica attraverso gli istituti della democrazia diretta, per citarne alcuni. Si guarderebbe lontano, con una prospettiva lunga, di decenni, per dare al Paese una forza politica che vuole essere centrale.
Presumibilmente, secondo fonti qualificate, la riorganizzazione avverrebbe a 360 gradi e dovrebbe includere anche Rousseau, la piattaforma sulla quale il cambiamento che si prospetta dovrà, con ogni probabilità, passare al vaglio degli attivisti. L’incontro di ieri è stato spostato dalla Toscana, dove si era pensato di svolgere il summit, dopo le anticipazioni della stampa sulla scelta della residenza estiva di Grillo a Bibbona e la conseguente irritazione del garante.
Al vertice hanno partecipato i maggiori esponenti del movimento, da Roberto Fico a Luigi Di Maio, da Alfonso Bonafede a Paola Taverna, dal capo politico reggente, Vito Crimi, ai capigruppo di Camera e Senato, Davide Crippa ed Ettore Licheri.
La maggior parte dei parlamentari non è stata coinvolta, non solo nella partecipazione al summit, ma nemmeno informata direttamente sull’incontro. Questo fatto ha creato ovviamente qualche reazione smussata da chi sostiene che il riserbo ha caratterizzato questo tipo di incontri anche in passato.
Tuttavia, in ambienti vicini a M5s, c’è anche chi sottolinea: “Vediamo quali saranno le condizioni”.
L’ex ministro allo Sport, Vincenzo Spadafora, ha detto: “Io sono tra quelli che sono convinti sia una buona soluzione l’arrivo di Conte purché ciò non significhi coprire i problemi e le contraddizioni del M5s, e se è solo un’operazione di comunicazione per risalire di qualche punto percentuale. Siamo come movimento 5 stelle in una fase delicata, siamo entrati nel governo Draghi per il bene del Paese, però è ovvio che questo ha creato una spaccatura immensa nel movimento. E dopo la formazione del governo con i ministri e i sottosegretari la spaccatura è stata anche peggiore. Ciò anche perchè le trattative forse sono state condotte non nel modo migliore, abbiamo rinunciato a molte battaglie storiche e forse non lo abbiamo saputo spiegare ai nostri elettori e alla nostra base”.
Grillo, intanto, scrive: “Abbiamo le tecnologie, le idee e lo spirito di comunità che ci ha sempre contraddistinto. Ora, è arrivato il momento di andare lontano. Transizione ecologica vuol dire futuro, non solo per salvare il pianeta, ma per garantire un buon futuro a tutte le persone. Vuol dire ridurre le disuguaglianze e la povertà”. Poi ha aggiunto: “Dobbiamo mettere la transizione ecologica all’interno delle politiche della vita quotidiana, perché si tratta davvero di cambiare il modo in cui viviamo, il modo in cui produciamo, viaggiamo e consumiamo. Per questo, tutti dobbiamo fare la nostra parte”.
L’ex premier non ha rilasciato dichiarazioni, cautela e nessuna intenzione di farsi tirare per la giacchetta. Poco dopo l’incontro romano, da fonti M5s e vicine a Conte si apprende: “Il progetto è una sfida cruciale per il Movimento, una ristrutturazione integrale per trasformarlo in una forza politica sempre più aperta alla società civile, capace di essere punto di riferimento centrale nell’attuale quadro politico e di avere un ruolo determinate da qui ai prossimi 30 anni. In quest’ottica, sarà la forza trainante della transizione ecologica e digitale, poggiando su pilastri irrinunciabili, i valori originari che lo hanno da sempre contraddistinto”.
Da oltre oceano, Donald Trump ha tracciato il suo percorso alla Conservative Political Action Conference (CPAC): “Non faremo nuovi partiti, non frammenteremo il nostro potere e la nostra forza. Anzi. Saremo più forti che mai”.
L’intervento dell’ex presidente alla kermesse annuale del più imponente e influente raduno di attivisti conservatori, è il primo da quando ha lasciato la Casa Bianca. Si è svolto ieri alle 15:40 locali (le 21:40 in Italia).
Trump ha lanciato un appello all’unità del partito repubblicano sul quale non intende mollare la presa. Nel suo discorso, di circa un’ora, ha rivendicato la leadership del Grand Old Party (Gop) puntando al ribaltone, con la conquista di Camera e Senato nelle elezioni del ‘mid-term’ nel 2022. Sottolineando la necessità di non spaccare il partito, Trump ha puntato il dito contro i repubblicani non trumpiani, a partire dalla presidente dalla Conferenza Gop alla Camera, Liz Cheney, che ha votato a favore del suo secondo impeachment, giudicandolo responsabile dell’assalto al Congresso dello scorso 6 gennaio.
Bisognerà vedere se nel mirino ci saranno altri non trumpiani della prima ora, come il senatore Mitt Romney, o ‘sovversivi’ dell’ultimo minuto, come il leader di minoranza al Senato Mitch McConnell, l’ex ambasciatrice all’Onu Nikki Haley o l’ex vice presidente Mike Pence. Di sicuro Trump non ha risparmiato Joe Biden, accusandolo di essere molto più a sinistra di quanto non si potesse immaginare e contestando le politiche della nuova amministrazione soprattutto su immigrazione, lavoro e per lo stop alla pipeline Keystone XL.
Dal palco a Orlando, in Florida, Donald Trump sarebbe tornato al centro della scena politica americana. Come se fosse uno showman ha detto: “Vi manco già? Biden ha iniziato in modo disastroso. Abbiamo vinto le elezioni due volte. La Casa Bianca tra 4 anni? Chissà….  Il nostro viaggio è stato incredibile, è cominciato 4 anni fa ed è tutt’altro che finito. Alla fine, vinceremo. Noi vinceremo e l’America sarà più forte che mai. Siamo qui per parlare del futuro del nostro movimento, del nostro partito, della nostra amata nazione. Continuerò a lottare al vostro fianco, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: vincere. Non creo un nuovo partito, abbiamo il partito repubblicano, sarà più unito e forte che mai. Abbiamo vinto le elezioni due volte… Le elezioni sono state truccate, la Corte Suprema e altri tribunali non hanno voluto far nulla”. La platea accondiscendente ha gridato: “Hai vinto tu”.
Trump, ha chiesto: “Un’urgente riforma del sistema elettorale. Abbiamo bisogno di un ‘election day’: un giorno solo, non 30 o 45… Un giorno solo. E il voto postale dovrebbe essere consentito solo a chi è gravemente malato o ai militari. Dobbiamo eliminare la follia che prevede un voto postale di massa. In futuro, dice, saremo uniti e forti come non siamo mai stati. Sapevamo che l’amministrazione Biden sarebbe andata male, ma nessuno di noi immaginava che sarebbe andata così male e che si sarebbe spostata così a sinistra. La sua campagna è stata solo bugie: ha avuto il peggior primo mese di qualsiasi presidente nell’era moderna. In appena un mese siamo passati da America First a America Last. Gli immigrati illegali vengono rilasciati. Ora ne arriveranno milioni. L’amministrazione Biden sta spingendo giovani immigranti tra le braccia di trafficanti di esseri umani, è immorale e indifendibile. E’ incredibile che stia succedendo. Solo questo dovrebbe costare ai democratici la sconfitta nelle elezioni di ‘midterm’ e la Casa Bianca nelle elezioni in programma tra 4 anni. Chissà, potrei anche decidere di batterli per la terza volta…”.
Trump critica il presidente sul tema della scuola affermando: “Joe Biden ha tradito i giovani americani, sta tenendo i nostri ragazzi chiusi in casa. Cresceranno con una cicatrice. Devono tornare a scuola, ora. E’ pazzesco, terribile. Non c’è motivo per cui non debbano tornare, ma Biden ha sacrificato i ragazzi davanti al sindaco degli insegnanti. Sta ingannando la nuova generazione di americani, è uno scandalo. Miliardi di dollari per le scuole non vengono spesi. A nome dei genitori, dico a Joe Biden di aprire le scuole e di aprirle subito”.
Poi, Trump ha rivendicato i meriti per la campagna di vaccinazione contro il covid: “Quando ho lasciato la meravigliosa Casa Bianca al 66 di Pennsylvania Avenue, quasi 20 milioni di americani erano stati già vaccinati. Biden pochi giorni fa ha detto che quando è arrivato non c’erano vaccini…,. Bene… Non credo lo abbia detto con malafede, credo non sapesse cosa diavolo stesse succedendo… Non lasciate che lo dimentichino: è merito nostro, è il nostro piano. Ci siamo presi cura di molte persone, compreso Joe Biden che è stato vaccinato il 21 dicembre. Se lo è dimenticato…”.
Trump rivendica anche i risultati ottenuti in politica estera e accusa Biden di aver mollato la presa sull’Iran: “Se avessimo avuto elezioni corrette, il risultato sarebbe stato molto diverso e avremmo avuto un accordo con l’Iran nel giro di una settimana”.
Al nuovo presidente, Trump rimprovera il rientro nell’Oms pagando 500 milioni di dollari e nell’accordo di Parigi sul clima senza negoziare un’intesa migliore e sacrificando milioni di posti di lavoro e miliardi di dollari. Quindi, la conclusione con lo sguardo al 2024: “Tra 4 anni un presidente repubblicano tornerà alla Casa Bianca. Mi chiedo chi potrà essere…”.
Dunque, Trump punterebbe all’insuccesso politico di Biden poggiando la sua azione politica attraverso la pratica di una demagogia populista, coerentemente a quanto ha detto e fatto in passato, con il risultato di un Partito Repubblicano diviso e di un ridimensionamento del ruolo degli Stati Uniti nella politica internazionale.
In Italia, più difficile sarà il compito di Giuseppe Conte dove il suo ritorno in politica alla guida del Movimento Cinque Stelle avrebbe ricucito la spaccatura dei penta stellati. Tuttavia, da un lato dovrà sostenere il Governo Draghi sorto dalle ceneri del suo secondo governo con l’appoggio del M5s e dall’altro lato, con l’aiuto del Pd, dovrà spingere il governo Draghi a proseguire la politica del suo governo giallo rosso. Una strategia dove la conquista del potere, in uno scenario di equilibri molto precari, diventerebbe preminente agli interessi reali del Paese.

 

Salvatore Rondello

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