martedì, 13 Aprile, 2021

Di che Tobin Tax parliamo? Differenze tra quella italiana e quella europea

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Tra le misure più interessanti introdotte dal disegno di Legge Stabilità proposto dal Governo, che comincia ora il suo iter parlamentare, vi è sicuramente l’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, anche detta Tobin Tax dal nome dell’economista, James Tobin, che per primo la propose negli anni settanta. Parallelamente a quanto accade in Italia, anche in Europa si discute di una Tobin Tax che potrebbe vedere la luce nei prossimi mesi, sulla scorta di una proposta del Commissario UE per la Fiscalità, il lituano Algirdas Semeta. La Tobin Tax europea prenderebbe la forma di una Direttiva elaborata con la procedura della cooperazione rafforzata tra 11 Stati membri, Italia compresa.

TOBIN TAX IN ITALIA? ECCO COSA CAMBIA – Ebbene parliamo della stessa Tobin Tax? Il ministro dell’Economia Grilli ha dichiarato che la Tobin Tax italiana è stata disegnata per essere compatibile con quella europea, ma che su quest’ultima occorre ancora lavorare. Infatti a prima vista una qualche differenza c’è. Una prima differenza è sui tempi di entrata in vigore: mentre la Tobin Tax italiana, se approvata dal Parlamento, entrerà in vigore già a partire dal primo gennaio del 2013, il cammino di quella europea potrebbe essere più complesso. In realtà per poter procedere ad una cooperazione rafforzata, dopo aver superato lo scoglio del numero minimo di nove Stati membri, occorre comunque l’accordo unanime del Consiglio Europeo sulla necessità di esperire questa procedura, e poi l’approvazione a maggioranza qualificata della nuova normativa, dopo aver ottenuto il consenso del Parlamento Europeo. Le Direttive vanno poi recepite nei vari Stati: difficilmente dunque la Tobin Tax europea potrà entrare in vigore prima di quella italiana.

LE RAGIONI DELLA LEGGE – Ma, oltre alla tempistica, vi sono altre, ben più rilevanti, differenze. In sede europea la Tobin Tax nasce da tre fondamentali motivazioni. La prima è quella di chiamare le istituzioni finanziarie a pagare un contributo sulla crisi europea. In molti Paesi europei, fortunatamente non in Italia, le banche sono state oggetto di salvataggio da parte dei Governi il che ha comportato, in un’ultima analisi, maggiori tasse sulle spalle dei cittadini. La Tobin Tax a carico delle banche sarebbe quindi un mezzo per recuperare il sacrificio richiesto. La seconda motivazione della Tobin Tax europea è ridurre le distorsioni fiscali tra il settore della finanza ed il settore manifatturiero, visto che i servizi finanziari non sono soggetti ad imposta sul valore aggiunto. La terza ragione è quella di disincentivare le transazioni finanziarie speculative, come le operazioni ad alta frequenza, che amplificano la volatilità dei mercati finanziari.

COLPITI ANCHE I PICCOLI RISPARMIATORI – E le ragioni sottostanti all’introduzione sono rilevanti. Infatti mentre la Tobin Tax europea prevede che la nuova imposta gravi sulle istituzioni finanziarie, la Tobin Tax italiana prevede che l’imposta sia dovuta dalle controparti delle operazioni finanziarie e versata dalle banche. L’imposta italiana dunque si applicherebbe anche al piccolo risparmiatore, cosa che invece sarebbe evitata nella Tobin Tax come proposta dal Commissario Semeta. Un’altra importante differenza riguarda gli strumenti finanziari che sarebbero oggetto dell’imposta: in Europa si prevede che siano azioni, obbligazioni e derivati. In Italia, unicamente azioni e derivati. Quindi nella versione italiana sono sempre escluse le transazioni su Titoli di Stato, mentre non avverrebbe lo stesso stando alla versione europea. Infine una terza rilevante differenza riguarda l’aliquota d’imposta: in Europa si applicherebbe lo 0,1% sul valore oggetto delle transazioni azionarie ed obbligazionarie e lo 0,01% sul valore nozionale delle transazioni in derivati. In Italia, invece, l’aliquota sarebbe pari allo 0,05% sia che si tratti di azioni che di derivati.

TOBIN SI’, MA QUANTO CI FRUTTA – Vi sono poi anche delle analogie tra Tobin Tax italiana ed europea. In entrambi i casi, infatti, per evitare lo spostamento delle transazioni finanziarie nei Paesi in cui la Tobin Tax non è applicata, varrebbe il principio di residenza: la tassa si applica sempre quando una delle controparti che pone in essere la transazione è residente nello Stato europeo. Restando in tema di analogie, sia in Italia che in Europa sarebbero esclusi dall’ambito di applicazione dell’imposta le nuove emissioni di titoli, funzionali alla raccolta di capitali sui mercati. Per quanto riguarda il gettito se in Europa si stima con la nuova tassa di incassare 57 miliardi di Euro, nell’ipotesi di applicazione in tutti e 27 i Paesi membri, in Italia la stima di nuovo gettito è di circa 1 miliardo di Euro, dopo aver messo in conto, a causa dell’introduzione della nuova tassa, una contrazione del 30% del mercato azionario e dell’80% del mercato dei prodotti derivati. Se dunque la Tobin Tax italiana è compatibile con quella di cui si discute in Europa, vi sono anche rilevanti differenze sulle quali il Parlamento farebbe bene a fare una riflessione in sede di disamina ed approvazione del disegno di legge.

Alfonso Siano

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