lunedì, 18 Ottobre, 2021

Di Maio: non lasceremo soli gli afgani

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‘… in che senso?’ citava Carlo Verdone in una mitica battuta del film ‘Un sacco bello’. Mi scuserà il ministro degli Affari Esteri se alleggerisco la drammaticità di quanto sta accadendo in Afghanistan. Un Paese, peraltro, che da quando nel 1919, dopo ben quarant’anni di protettorato, si è liberato degli inglesi sconfiggendoli nella terza guerra anglo-afgana, è tornato indipendente iniziando una lunga Via Crucis. Una Via Crucis, però, che alla fine della secolare corsa lo ha spinto dalla padella alla brace, in quanto nelle ultime ore, per la seconda volta in pochi anni, è tonato di nuovo sotto il potere talebano. Certo, non ci voleva questo epilogo dopo le riforme di Amānullāh Khān e la guerra civile (1919-1929), riforme che, tra l’altro, abolirono il tradizionale velo islamico per le donne. Nel tempo poi si sono succeduti: i regni di Mohammed Nadir Shah e Zahir Shah (1929-1973), Mohammed Daoud e la Repubblica dell’Afghanistan (1973-1978), il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan al potere (1978-1992), l’avvelenamento del presidente della repubblica socialista dell’Afghanistan Hafizullah Amin e dei suoi commensali (27 dicembre 1979), la guerra sovietico-afgana (1979-1989) e l’Afghanistan islamico parlamentare (1992-1996). Fino ad arrivare al partito talebano al potere (1996-2001): i talebani sono un gruppo islamista di etnia Pashtun, definiti ‘studenti coranici’, il cui obiettivo finale è quello di giungere all’originaria interpretazione dell’Islam e del Corano. Dopo i talebani, sotto l’egida dell’ONU, il 5 dicembre del 2001, le fazioni afgane si riunirono a Bonn e scelsero un’autorità provvisoria di 30 membri guidata da Hamid Karzai, già consigliere della compagnia petrolifera americana Unocal, nonché in stretto contatto con la CIA! Nel 2004 vengono indette le prime elezioni libere della storia afgana ed il consigliere petrolifero, nonché amico della Central Intelligence Agency, Hamid Karzai, pensate un po’…le vince! Le vince ma nei fatti i suoi poteri rimangono circoscritti alla capitale Kabul, perché il resto del Paese resta nelle solide mani dei signori della guerra legati agli ex movimenti dei mujaheddin ed al commercio dell’oppio. Gli ex potenti rovesciati dagli USA, come il mullah Omar, si rifugiano in Pakistan e, finanziati anche dal mai cessato commercio di oppio, compiono incursioni nel sud del Paese provocando migliaia di morti, compresi 200 soldati americani. Ora, mi pare di tutta evidenza che in questo ultimo decennio di ‘protettorato occidentale’ le cose non siano andate come avrebbero dovuto, altrimenti la maggior parte dei talebani di etnia Pashtun, che ha studiato nelle madrasse, non sarebbero tornati a Kabul. Per giunta obbligando le donne ad indossare immediatamente quel burka tolto nel 1929, seppur per un breve periodo, da Amānullāh Khān, anche se influenzato da Ataturk. Questa sintesi di complicatissimi avvenimenti dell’ultimo secolo, mi ha spinto alla battuta ‘…in che senso?’ quando il Capo della Farnesina afferma a caldo…o per il caldo: ‘non lasceremo soli gli afgani’.

 

Angelo Santoro

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