domenica, 17 Ottobre, 2021

Di Vagno e Jaurès, due martiri socialisti

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Ricorre quest’anno il centenario della morte del grande martire del socialismo italiano e del Mezzogiorno Giuseppe Di Vagno, caduto per mano fascista a Mola di Bari, il 25 settembre 1921.
Il più grande socialista francese, Jean Jaurès, muore anch’egli assassinato, il 31 luglio 1914, per mano della destra guerrafondaia, a Parigi, rue du Faubourg-Montmartre.
Nel giornale “Puglia rossa” del 2 ottobre 1921, appena una settimana dopo la morte di Di Vagno, Arturo Vella mette sullo stesso piano le tragedia dei due martiri europei, “Giovanni Jaurés” [sic]e “il nostro inobliabile Peppino”.
Questo fondamentale e giusto paragone non è stato più ripreso. Esso merita invece un’analisi attenta, a partire dal pensiero e dall’azione dei due martiri.
Solo qualche elemento di profonda vicinanza: un socialismo “vero”, la giustizia sociale, l’evoluzione rivoluzionaria, l’unità del proletariato, il socialismo agrario, il socialismo come morale, la condizione necessaria della libertà, l’unità del partito socialista, il ruolo del movimento operaio, il laicismo dello stato, i diritti dei lavoratori, i pericoli della guerra, la lotta per la pace.
Il centenario della morte di Di Vagno, in particolare in questo frangente storico, è l’occasione per indagare sul suo pensiero e su quello di Jaurès, all’unisono, per una visione moderna ed europea del socialismo.

 

Giovanni Dotoli

Docente di Francese nell’Università di Bari e alla Sorbona di Parigi
Legion d’onore della Repubblica di Francia

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