martedì, 3 Agosto, 2021

“Diaz, non pulire questo sangue”. Un film per ricordare e capire

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In una calda serata, il 21 luglio, a Trastevere al Piccolo America, un film per ricordare e capire: “Diaz – Non pulire questo sangue”. E’ ancora il cinema, con la sua capacità di coinvolgere in maniera immediata negli stati d’animo, a portare nel presente, in modo vivido, fatti successi esattamente 20 anni fa. Il G8 con la sua carica di torture e violenze è restituito nella sua realtà da questo film, diretto dal regista Daniele Vicari.

Perché ricorre il ventennale anniversario, ogni mezzo di comunicazione ha parlato copiosamente in questi giorni di quanto accadde, ma i giovani di oggi, quelli inchiodati, seduti a terra, nella gremita piazza San Cosimato, forse, solo così potevano davvero comprendere cosa è stato: sullo schermo, le immagini di altrettanti giovani, carichi di sogni, all’urlo di “ un altro mondo è possibile”. Erano accorsi a Genova da ogni nazione per manifestare contro il vertice dei capi di governo dei maggiori paesi, vertice che nel film è sullo sfondo e davvero a margine di ciò che prese, su tutto, il sopravvento: la violenza.

Si chiedeva ai “grandi” della Terra di lavorare per una società più equa, giusta e sostenibile, non tutti riuscirono a farlo in modo pacifico e le frange estreme, seppur minoritarie diedero modo di giustificare, l’ingiustificabile: una carica violenta e sproporzionata delle istituzioni che, con vessazioni, pestaggi e torture, indiscriminatamente, culminò nell’uccisione del 23enne Carlo Giuliani. Nei giovani di ieri così come in quelli di oggi lo stesso slancio, allora rotto e affossato dalle manganellate, ora ancora carico di speranza ma più consapevoli e lucide per quanto accadde.

Ad introdurre il film, tante le riflessioni sull’uso, spesso, arbitrario della forza e sulla sopraffazione non giustificata, esercitata sotto la guida di alcuni apparati dello Stato che formano i propri membri con l’attitudine ad usare violenza e umiliazioni. Una proposta è arrivata da parte di parte di Amnesty International: raccogliere quante più firme possibili, affinché in uno stato di diritto come il nostro, al pari di tanti Stati europei dove è già in vigore, venga riconosciuto e approvato il codice identificativo individuale. Così che ogni singolo agente di polizia o funzionario impegnato in operazioni di ordine pubblico, sia individuabile e risponda del proprio operato.

 

Fabiana Bruni

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