domenica, 26 Settembre, 2021

Diritti Lgbtiq, l’Unione europea contro Ungheria e Polonia

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L’Unione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti di Ungheria e Polonia per il mancato rispetto dei diritti Lgbtiq. Con due lettere di messa in mora, per la tutela dell’eguaglianza e dei diritti fondamentali, la Commissione ha iniziato l’iter che, dopo un complesso percorso, può sfociare nella procedura sanzionatoria. Una contro Budapest per la legge, adottata di recente, che vieta o limita l’accesso dei minorenni a contenuti che promuovano o rappresentino la cosiddetta “divergenza dall’identità corrispondente al sesso alla nascita, il cambiamento di sesso o l’omosessualità” e contro un ‘disclaimer’ imposto ai libri per bambini con contenuti Lgbt. Per quanto riguarda la Polonia, invece, la Commissione ritiene che le autorità polacche non abbiano risposto in maniera esauriente e completa alle sue richieste di chiarimento sulla natura e sull’impatto delle cosiddette “zone libere dall’ideologia Lgbt”, istituite da diverse regioni e comuni polacchi. I due Stati membri hanno ora due mesi per rispondere agli argomenti avanzati dalla Commissione; in caso contrario, potrebbe passare al secondo stadio della procedura, il parere motivato e poi deferirle alla Corte di Giustizia Ue.

La Commissione Europea è intanto “profondamente preoccupata” per la decisione presa dalla Corte Costituzionale polacca, che ha stabilito che una decisione della Corte di Giustizia dell’Ue deve essere ignorata, decisione che “conferma le nostre preoccupazioni per lo Stato di diritto in Polonia”. L’esecutivo “si attende che la Polonia faccia sì che tutte le decisioni della Corte di Giustizia dell’Ue siano attuate correttamente”. Lo afferma il portavoce capo della Commissione Europea Eric Mamer, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

“Il nuovo regime disciplinare adottato dalla Polonia nei confronti dei giudici della Corte Suprema e dei magistrati dei tribunali ordinari è “incompatibile” con il diritto Ue. Questo quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che accoglie il ricorso della Commissione, dichiarando che Varsavia “non ha rispettato gli obblighi che le derivano dal diritto Ue”. La Polonia ora “deve adottare le misure necessarie a rettificare la situazione”.

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