martedì, 13 Aprile, 2021

Disabili, nuova e ultima
richiesta dell’Inps

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Per chi non ha già provveduto in precedenza a fornire le prescritte dichiarazioni l’Istituto rinnova l’invito a farlo. Pena la sospensione del trattamento assistenziale e il contestuale recupero di quanto finora riscosso indebitamente. L’Inps infatti ha da poco riaperto i termini dell’operazione (scaduti al 30 giugno 2014) per i soggetti interessati all’adempimento, titolari di assegni assistenziali e per i pensionati sociali. Il nuovo termine è stato prorogato fino al 16 febbraio 2015. al riguardo giova precisare che fra le incombenze cui sono tenute le persone diversamente abili titolari di provvidenze economiche, la normativa e le disposizioni dell’ente erogatore (Inps) prevedono l’obbligo di presentare annualmente dichiarazioni annuali relative alla permanenza di alcune condizioni.

La scadenza è generalmente fissata al 31 marzo di ogni anno. Si tratta di specifiche dichiarazioni di responsabilità connesse alla loro posizione corrente prefigurate in origine dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, articolo 1 commi 248 e 249 e dall’articolo 1, comma 35, della legge 24 dicembre 2007, n. 247.

Come e cosa fare

I soggetti coinvolti in questa campagna di comunicazioni dovute all’Ente di previdenza, sono come detto: gli invalidi civili totali intestatari di indennità di accompagnamento e gli invalidi civili parziali titolari di assegno mensile di assistenza. Con Circolare n. 167 del 30 dicembre 2010, l’Inps ha stabilito che la dichiarazione annuale deve essere presentata anche dai titolari di indennità di frequenza. I disabili al 100% beneficiari della sola pensione di invalidità non sono tenuti a presentare nessuna dichiarazione periodica relativa alla loro invalidità.

Gli interessati ricevono dall’Inps, in tempo utile, un avviso e la segnalazione della procedura da seguire per trasmettere la relativa dichiarazione. Se si rientra nelle categorie di cui si è detto e non si riceve comunicazione entro fine febbraio l’informativa, è opportuno rivolgersi alla Sede decentrata dell’Ente assicuratore competente territorialmente.

Attenzione, dal 2011 le dichiarazioni vanno presentate esclusivamente per via telematica. L’invalido ha due modalità per inoltrare questa dichiarazione. Può rivolgersi ad un Centro di Assistenza Fiscale (Caf, Centri autorizzati di assistenza fiscale) o ad un professionista abilitato che trasmetteranno i dati richiesti direttamente al sistema informatico dell’Inps. Bisogna naturalmente presentarsi presso questi soggetti con la lettera ricevuta (che contiene anche dei codici a barre) e con la documentazione relativa all’invalidità, all’eventuale lavoro svolto o all’eventuale ricovero periodico per patologie legate alla propria invalidità.

In alternativa il Cittadino può trasmettere personalmente via internet le informazioni che lo riguardano utilizzando il codice Pin (Personal identification number) in suo possesso. In questo caso, sarà sufficiente seguire le istruzioni che si trovano sul sito www.inps.it, nella sezione Servizi al Cittadino. Per ogni opportunità è possibile inoltre contattare il numero verde dell’istituto 803164.

Le dichiarazioni

Come riferito le dichiarazioni sono diverse a seconda della tipologia di invalidità riconosciuta. Gli invalidi civili parziali titolari assegno mensile sono tenuti a presentare la dichiarazione di responsabilità relativa alla permanenza del requisito di mancata prestazione di attività lavorativa Il relativo modello Inps è denominato mod. ICLAV.

Gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento devono invece inoltrare la dichiarazione di responsabilità relativa alla sussistenza o meno di uno stato di ricovero a titolo gratuito in istituto Il corrispondente modulo Inps è il mod. ICRIC. Gli invalidi civili titolari di indennità di frequenza devono inviare la dichiarazione di responsabilità relativa alla eventuale sussistenza di uno stato di ricovero; anche in questo caso il modello di riferimento è il mod. ICRIC

I titolari, invece, di pensione sociale e assegno sociale trasmettono la dichiarazione di responsabilità relativa alla permanenza del requisito della residenza stabile e continuativa in Italia e per i soli titolari di assegno sociale anche la dichiarazione di responsabilità sulla sussistenza dello stato di ricovero o meno, in un istituto di cura. Il modulo da utilizzare in questa fattispecie è il mod ACC.ASPS.

Disabilità intellettive

La normativa (Legge 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1 comma 254, ammette una semplificazione per i disabili intellettivi o psichici: in sostituzione della dichiarazione può essere presentato un certificato medico che riporti la patologia neurologica.

Macchine industriali, la ricerca dell’Inail al servizio della sicurezza

L’Inail ha recentemente partecipato – con contributi dei propri ricercatori -alla manifestazione internazionale, “29.BI-MU” dedicata all’industria delle macchine utensili, dei sistemi di produzione, dei robot, e di tutte le tecnologie annesse, svoltasi dal 30 settembre al 4 ottobre scorso nel quartiere espositivo di Fieramilano. Nel corso del convegno “Qualità, sicurezza e ambiente: le norme a supporto dell’innovazione e della sostenibilità delle macchine utensili” i ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti ed insediamenti antropici dell’Istituto hanno esposto i risultati degli studi realizzati. Inoltre, Luciano Di Donato, primo tecnologo Inail, ha presentato un contributo inedito sulle tematiche dei torni e dei centri di lavoro.

La valutazione e la gestione dei “rischi residui”. Uno dei due interventi previsti ha riguardato la gestione dei rischi residui, ovvero quelli dovuti all’incompleta efficacia delle misure di protezione adottate. Nel corso del convegno, così, si è illustrato lo studio realizzato dal gruppo di lavoro Inail appositamente costituito che – partendo dall’esame della normativa sulla materia – ha analizzato le definizioni e le metodologie disponibili per la loro valutazione, nonché le misure tecniche e organizzative per poterli ridurre. La valutazione dei “rischi residui” riguarda i prodotti che ricadono nel campo di applicazione della direttiva 2006/42/CE (la cosiddetta “direttiva macchine”). “Si tratta di prodotti per i quali il fabbricante deve eliminare o ridurre i rischi nel miglior modo possibile – ha spiegato Luciano Di Donato, responsabile dei gruppi di lavoro – adottare le misure di protezione necessarie nei confronti dei rischi che non possono essere eliminati e informare gli utilizzatori dei rischi residui dovuti all’incompleta efficacia delle misure di protezione adottate, indicando se è richiesta una formazione particolare e segnalando la necessità di un dispositivo di protezione individuale”.

“La mancata conformità ai requisiti di sicurezza spesso legata a infortuni gravi”. “In questa prima fase, lo studio si è concretizzato in un’analisi, condotta in collaborazione con l’associazione di categoria Federmacchine, sulle problematiche riconducibili a rischi residui riscontrate nelle macchine e nelle attrezzature di lavoro da rapporti degli associati – ha sottolineato Antonella Pireddu, ricercatrice Inail – Un’altra analisi ha interessato, invece, il dato complessivo di non conformità ai requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute, ricavati dalle segnalazioni riscontrate dal 1998 fino ad oggi, nell’ambito delle attività di accertamento tecnico della sorveglianza del mercato per i prodotti rientranti nel campo d’applicazione della direttiva macchine”. “Inoltre” ha continuato Pireddu “si è analizzato il dato riferito ai soli requisiti essenziali del gruppo “Segnalazioni, Marcatura Istruzioni”, rappresentativi dei rischi di tipo residuo”. L’aspetto pregnante, secondo i ricercatori, è che questa prima analisi storica delle non conformità di questo gruppo ha mostrato che sono spesso associate a casi di infortunio grave e mortale: ciò può rappresentare un indicatore utile per un’indagine più approfondita del fenomeno.

Due software per la divulgazione di contenuti normativi. L’altro intervento programmato è stato dedicato alla presentazione di due software per calcolo delle distanze di sicurezza, realizzati allo scopo di rendere immediatamente fruibili le prescrizioni contenute nelle principali norme tecniche esistenti per il computo delle distanze di sicurezza dalle parti pericolose del macchinario. “In particolare sono state elaborate la EN 13857:2008 “Sicurezza del macchinario – Distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento di zone pericolose con gli arti superiori e inferiori” e la EN 13855:2010 “Sicurezza del macchinario – Posizionamento dei dispositivi di protezione in funzione delle velocità di avvicinamento di parti del corpo” ha commentato Alessandra Ferraro, ricercatrice e membro del gruppo di lavoro “Questi prodotti, che rappresentano le moderne strategie di divulgazione dei contenuti normativi, hanno lo scopo di sensibilizzare alla cultura della sicurezza i fabbricanti, i progettisti, i controllori e in particolar modo i datori di lavoro tenuti a mettere a disposizione propria e dei propri lavoratori macchine e attrezzature di lavoro che siano sicure”.

Misurare tempo e spazio di arresto con uno strumento “ad hoc”. A seguire c’è stata anche la presentazione di un altro lavoro e dei suoi potenziali sviluppi, pianificato e avviato nell’ambito della medesima ricerca: una campagna di misure sul campo con l’utilizzo di uno strumento che, tra le varie potenzialità, consente la misura del tempo e dello spazio di arresto nonché fornisce il valore della distanza di sicurezza secondo le norme EN 13857 e EN 13855. “Questo strumento” ha continuato la ricercatrice “consente dall’insieme dei dati rilevati, due sviluppi: un’immediata verifica della corretta installazione di ripari e barriere immateriali installati o da installare e un confronto tra le norme di base del tipo A e B e le prescrizioni contenute nelle norme di tipo C, col fine elaborare proposte in sede normativa e di regolamentazione tecnica nazionale ed internazionale proprie di un laboratorio di ricerca”.

Fisco, Lombardia regina per i debiti a rate

La Lombardia è la regina, tra le regioni, per debiti fiscali rateizzati. Alla fine di agosto l’importo complessivo del carico dilazionato è arrivato a 5,2 miliardi di euro, diviso tra 361.709 istanze, per un importo medio di 14.469 euro. Tra le città il primo posto va a Roma, con 2,9 mld di debiti rateizzati, divisi tra 202.557 istanze per un importo medio di 14.326 euro. E’ quanto emerge dai dati di Equitalia, elaborati dall’Adnkronos, sulle rateazioni attive aggiornate al 31 agosto. Complessivamente la cifra rateizzata ammonta a 26,8 miliardi, suddivisa in 2.430.080 istanze, per un importo medio di 11.038 euro. ”La rateazione è lo strumento principale che Equitalia mette a disposizione per agevolare i pagamenti dei contribuenti in difficoltà”, ricorda la società di riscossione. Per debiti fino a 50.000 euro è sufficiente una semplice domanda senza aggiungere altri documenti. In presenza di particolari condizioni si può inoltre ottenere un piano di pagamenti dilazionato in 10 anni, prorogare una rateazione già in corso o chiederne una nuova in caso di nuove cartelle. E per chi vanta dei crediti erariali o commerciali, nei confronti della pubblica amministrazione, è possibile procedere alla compensazione.

Al secondo posto tra le regioni si posiziona il Lazio, con 3,7 miliardi di debiti rateizzati, per un numero complessivo di 296.288 richieste di pagamento a rate e un debito medio di 12.496 euro; terza classificata è la Campania con 3,2 mld divisi tra 265.334 istanze, per un importo medio di 12.125 euro. Le prime tre regioni, da sole, arrivano a quasi la metà del debito complessivo dilazionato (45,3%) che deve essere pagato dal 38% dei contribuenti. Al quarto posto la Toscana, con 2 mld di euro e 238.204 istanze, seguita da: Veneto, Piemonte e Puglia (superano tutte quota 1,8 mld), Emilia Romagna (1,7 mld). Tutte le altre regioni si fermano sotto il tetto del miliardo di euro, con il Molise ultimo in classifica (180 mln di euro e 17.787 istanze). Alla spesa media più elevata, pari a 14.465 euro in Lombardia, si contrappone quella più contenuta che ammonta a 6.843 euro in media per le istanze della Valle D’Aosta.

Valori sopra la media nazionale si registrano, oltre che in Lombardia, nel Lazio (12.496 euro), in Campania (12.126 euro), nel Veneto (12.118 euro). In tutti gli altri enti territoriali il dato resta sotto la media nazionale. Tra le città, subito dietro la capitale, si posiziona Milano, con 2,8 mld di debiti divisi tra 164.399 istanze di importo medio che arriva a 17.090 euro. Al terzo posto si posiziona Napoli con 1,7 mld che corrispondono a 127.936 istanze (debito medio di 13.165 euro). L’unica altra città a superare il miliardo di debiti rateizzati è Torino, con 1,1 mld divisi tra 99.186 istanze, per un importo medio di 10.982 euro. Fanalino di coda è Sondrio, con 31,6 milioni di debiti divisi tra 32.984 istanze, per un importo medio di 7.883 euro.

Carlo Pareto

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