lunedì, 27 Settembre, 2021

Disordini a Cuba, una nuova rivoluzione

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Cuba sta vivendo una nuova rivoluzione. Migliaia di persone sono scese nelle strade e nelle piazze dell’isola per una protesta di massa di proporzioni enormi, che non si vedeva almeno da trent’anni a questa parte.
Una contestazione unanime nei confronti del presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel, contro la dittatura comunista ed una situazione economica sempre più critica, complici le restrizioni imposte dagli Stati Uniti d’America.
I cubani, si sono riuniti al grido di alcuni slogan reiterati (“Abbasso la dittatura!”, “Basta morire di fame”, “Libertà!”). La protesta è arrivata in seguito ai numerosi tam tam sui social, inviati grazie all’hashtag #SosCuba.
I disordini hanno preso il via da una piccola località situata a sud-ovest della capitale, precisamente a San Antonio de los Banos (50mila abitanti), arrivando a coinvolgere almeno altre 25 città, ove si sono registrati scontri con la polizia, centinaia di arresti e un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. Numerose le persone scese in piazza anche in altre città del mondo, in segno di solidarietà ai manifestanti cubani.
I protagonisti della rivoluzione scesi nelle strade e nelle piazze di Cuba accusano il governo del presidente Díaz-Canel di non attivarsi per risolvere la crisi economica che sta dilagando in tutta l’isola le cui cause, oltre all’embargo economico e finanziario degli Stati Uniti d’America sin dai tempi della rivoluzione di Fidel Castro, si aggiunge la pandemia, che ha inevitabilmente azzerato gli afflussi turistici, che rappresentano da sempre il volano economico del Paese. Così, i disoccupati sono cresciuti a vista d’occhio e le code di coloro che si rivolgono agli enti di solidarietà per assicurare i beni di prima necessità alla propria famiglia sono ormai interminabili.
Il presidente cubano, dal canto suo, ha accusato gli USA, dicendo: “Hanno tutto l’interesse a provocare disordini sociali. Non siamo una dittatura e dietro a tutto questo c’è solo il sogno di porre fine alla rivoluzione cubana. Noi non permetteremo a nessuno di manipolare la nostra situazione, né ammetteremo che un qualsiasi mercenario venduto agli Stati Uniti provochi una destabilizzazione a Cuba”.
Joe Biden ha risposto per le rime: “Gli Usa stanno saldamente con il popolo cubano mentre fa valere i suoi diritti universali. Chiediamo al governo cubano di astenersi dalla violenza nel suo tentativo di silenziare le voci dei cittadini”.
Il consigliere per la Sicurezza degli Stati Uniti, Jake Sullivan, aveva già messo in guardia Cuba contro qualsiasi uso della violenza per reprimere i manifestanti.
Una affermazione subito respinta dal ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, secondo il quale: “Sullivan non ha autorità politica e morale per parlare di Cuba”.
Oggi Mosca ha lanciato un monito contro qualsiasi interferenza esterna e anche il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador ha esortato a “respingere ogni tentazione interventista”, offrendo anche di inviare degli aiuti a L’Avana.
Miguel Díaz-Canel ha chiamato direttamente in causa gli Stati Uniti in un discorso dal palazzo presidenziale, sottolineando: “Evidentemente i 60 anni della rivoluzione cubana hanno dato loro molto fastidio, tanto da spingere la Casa Bianca ad aumentare le pressioni nei nostri confronti”.
Al di là delle schermaglie diplomatiche, il popolo cubano è ridotto in miseria e soffre la fame. Il comunismo ha fallito anche a Cuba ed è giusto che i cubani chiedano un governo che sappia governare il paese, sfamare gli abitanti e dare dignità. Si tratta di applicare i principi universali sottoscritti per l’umanità.
Il 14 luglio 1789, a Parigi, su analoghe problematiche sociali, si compiva la rivoluzione francese. Differisce solo la forma di governo: l’assolutismo regio in Francia prima della rivoluzione ed il comunismo nella Cuba dei nostri giorni.

 

Salvatore Rondello

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