giovedì, 23 Settembre, 2021

“Dolo” Mondadori: per Berlusconi “multa” con lo sconto

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Berlusconi-Mondadori

Cesare Previti agiva in nome e per conto della Fininvest “con lo stesso tipo di rapporto che lega un promoter finanziario alla banca: per questo dalla sua responsabilità penale nella corruzione del giudice Vittorio Metta deriva, nella vicenda del ‘Lodo Mondadori’, la condanna della società a risarcire la Cir”. Con  questa premessa il sostituto procuratore generale della Cassazione Pasquale Fimiani ha aperto il suo intervento innanzi alla Terza sezione civile della Suprema Corte dove è approdato – l’udienza è durata cinque ore – quello che potrebbe essere l’ultimo capitolo della ‘Guerra di Segrate’ iniziata nel 1988 per il controllo della casa editrice Mondadori, contesa, allora, da Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. La Cassazione potrebbe depositare la sua decisione entro un paio di mesi. Secondo il Pg, il diritto al risarcimento per Cir – cosa sempre contestata dai legali Fininvest – non è in discussione, così come stabilito “con motivazione congrua e priva di vizi logici” dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Milano con verdetto del 9 luglio 2011. Tuttavia, per Fimiani – l’unico pg con diritto di parola in questa causa risarcitoria, che, per motivi di procedura, esclude l’intervento delle procure nelle fasi di merito – potrebbero essere ridotti “lievemente”, al massimo del 15%, “per un vizio di motivazione”, i 564 milioni liquidati in appello per i danni patiti da Cir, ‘vittima’ della sentenza scritta da Metta. L’ex magistrato ricevette 400 milioni di vecchie lire per annullare il ‘Lodo’ favorevole a Cir dopo il ‘ribaltone’ della famiglia Formenton, prima alleata di De Benedetti.

IL PROCESSO – Toccherà al collegio presieduto da Francesco Trifone stabilire se serve una lieve limatura e se farla direttamente, oppure rinviare la riscrittura della motivazione ed eventualmente il ricalcolo dell’importo ad un giudizio di appello-bis. Non è da escludere, peraltro, che le cose rimangano come sono e, magari, si provveda direttamente ad integrare eventuali lacune della sentenza milanese. O che la Cassazione sia di altro avviso rispetto al procuratore generale. Il compito toccherà al consigliere Giacomo Travaglino che ha svolto la relazione introduttiva della causa. A guidare il team difensivo di Fininvest, è stato l’ex giudice costituzionale Romano Vaccarella – accompagnato dalle arringhe di Giuseppe Lombardi e Giorgio De Nova – che è andato all’attacco sostenendo che la strategia di Cir “è stata suicida perchè ha stravolto le regole del diritto chiedendo il risarcimento senza far revocare la sentenza di Metta”. Vaccarella ha parlato di “ingiustizia intrinseca della sentenza” d’appello. Ed ha aggiunto: “Dove cavolo stava l’aggressione che avrebbe subito Cir, in un momento in cui era intervenuta la legge Mammì che danneggiava Fininvest, mentre consentiva a Cir di tenersi le sue testate?”. Il tono ha destato uno scambio di sguardi tra il Pg e il presidente Trifone che hanno lasciato correre.

I MAL DI PANCIA DI FININVEST – “Suona davvero pretestuosa – ha replicato per Cir l’avvocato Vincenzo Roppo – e un po’ vittimistica la tesi dei legali Fininvest in base alla quale i giudici di Milano avrebbero, per pregiudizio avverso, liquidato alla Cir un risarcimento eccessivo. Non c’è stato invece alcun illecito arricchimento e tanto meno una ‘over compensation’ dal momento che in appello c’è già stato uno ‘sconto’ di circa 212 milioni di euro”. Il team legale di Cir, capeggiato da professore Nicolò Lipari, decano dei civilisti italiani, e composto anche da Elisabetta Rubini, al termine dell’udienza ha stretto la mano al Pg e gli ha fatto i complimenti per gli argomenti dispiegati. Ed è già cominciata l’attesa per la sentenza.

Lucio Filipponio

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