domenica, 16 Maggio, 2021

Domanda unica nelle dilazioni INPS

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Rubrica-DIRITTIeLAVORONuova ristrutturazione per le procedure di rateizzazione dei debiti contributivi Inps in fase amministrativa: la circolare Inps n. 108 del 12 luglio scorso è infatti intervenuta sulla materia con l’obiettivo di unificare le modalità di attivazione delle dilazioni inerenti le diverse gestioni previdenziali (gestioni private, ex-Inpdap, ex Enpals), ormai sotto la competenza dell’Istituto previdenziale. Oltre all’armonizzazione dei criteri regolatori, l’Ente di via Ciro il grande ha previsto il definitivo rilascio della rateazione «breve», già sperimentata nel 2010 con l’applicazione web «piano di rientro» (messaggio n. 19684). Le modifiche riguardano le rateizzazioni dei debiti per i quali non risulti formato l’avviso di addebito e consentono di evitare le procedure esecutive e di assicurarsi il rilascio del Durc. Queste in breve le modifiche introdotte. La circolare 108 ribadisce, in primo luogo, che – ai fini dell’accoglimento dell’istanza – il contribuente deve presentare un’unica domanda telematica, che comprenda tutti i debiti contributivi in fase amministrativa, formatisi nei confronti di tutte le gestioni Inps: si pensi, ad esempio, all’ipotesi in cui il datore di lavoro ha omesso il versamento dei contributi relativi a lavoratori dipendenti (gestione dipendenti) e a lavoratori parasubordinati (gestione separata). Per le modalità telematiche di presentazione delle richieste di rateazioni, occorre far riferimento alle indicazioni del messaggio 11532/2013, prestando attenzione a seguire i passaggi corretti, a seconda delle gestioni interessate. Pertanto il soggetto contribuente, prima di inoltrare l’istanza, deve avere opportuna contezza della propria situazione debitoria, esaminando la posizione contabile, anche attraverso il nuovo servizio «Regolarità contributiva online» (messaggio Inps n. 11512/2013). A quel punto, nella domanda andranno indicate tutte le partite debitorie, suddivise per le singole gestioni. Queste potranno essere integrate con quelle delle quali si sia avuta conoscenza dopo l’emissione del piano di ammortamento, purché maturate precedentemente alla data di invio della richiesta di rateizzazione, perfezionando il parere favorevole dell’Istituto sulla pratica. Altra novità pregante attiene la definizione del piano di ammortamento: con le regole previgenti l’accettazione doveva avvenire entro 10 giorni con la sua sottoscrizione da parte del contribuente, previo versamento della prima rata. Con la circolare 108 questa prassi pare sia superata poiché l’Inps considera quale comportamento concludente il pagamento della rata di “acconto”, entro il termine comunicato nel piano stesso. Solo dopo questo passaggio potrà – se del caso – essere valutato favorevolmente il rilascio di un eventuale Durc. Inoltre La circolare 108 ha anche prefigurato una sorta di procedura di “ravvedimento” per quei contribuenti che – in pendenza di rateazione – non riescano a far fronte alla regolare corresponsione della contribuzione corrente, con il rischio di pesanti conseguenze sanzionatorie successive. Prima di questo intervento, difatti, era possibile proporre una nuova istanza di dilazione sulle nuove scoperture solo con l’estinzione anticipata della precedente rateizzazione. Diversamente, la rateazione «breve» consente invece di sanare i mancati versamenti riferiti a periodi non superiori a tre mesi per i datori di lavoro/committenti e a un trimestre/rata per gli autonomi. La durata della dilazione non può però superare i sei mesi (sei rate mensili). Il contribuente che si avvale di questo meccanismo, corrispondendo le sei rate prescritte, manterrà il requisito della correntezza contributiva, evitando così di far decadere la precedente rateazione. Questa procedura è esperibile anche quando la scopertura sulle partite correnti si riferisca a una gestione che non ha formato oggetto della rateizzazione principale: in questa ipotesi, l’istanza deve essere trasmessa alla sede Inps competente a gestire la contribuzione mensile/periodica regolarizzata con la domanda di rateazione «breve».

Assistenti sociali

Dopo vent’anni viene finalmente scritto nero su bianco quali sono le competenze tipiche dell’assistente sociale. A entrare nel merito delle attività caratteristiche di questa professione il decreto 106 del 2 agosto 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 223 del 23 settembre scorso che stabilisce i parametri per la liquidazione, da parte di un organo giurisdizionale, dei compensi per le professioni regolamentate vigilate dal ministero della Giustizia (in particolare: notai, attuari e appunto assistenti sociali). Dei 40mila assistenti sociali iscritti all’albo solo 6/7mila svolgono la libera professione, e sono quindi interessati direttamente ai parametri. Ma il decreto, che è da poco entrato in vigore, è molto importante per l’intera categoria. “Il suo valore aggiunto – ha spiegato Edda Samory, presidente dell’Ordine – è che la nostra professione, istituita nel 1993, ora viene codificata nelle sue attività. Il parametro costituisce soprattutto un indicatore delle prestazioni a supporto generale della professione – ha continuato Samory – serve ai professionisti per dirimere le questioni giuridiche, però rappresenta anche un indicatore delle questioni professionali cui si può fare riferimento per comprendere le competenze dell’assistente sociale”. In allegato al decreto 106 figurano due tabelle (A e B) relative agli assistenti sociali. Nella prima sono riportate le cinque aree di competenza – relazionale; gruppi e comunità; didattico-formativa; studio e ricerca; progettuale, programmatoria e di amministrazione dei servizi – la tabella B, invece, per ogni singola area specifica indica il valore medio di liquidazione e la variazione ammessa, facendo una distinzione tra casi semplici e complessi. L’elenco delle mansioni è stato stilato coinvolgendo direttamente gli organi di rappresentanza della categoria, grazie al dialogo che si è aperto tra il ministero della Giustizia e l’Ordine degli assistenti sociali, che da tempo stanno lavorando a un testo di riordino della professione, soprattutto sul fronte della formazione. L’organo di rappresentanza degli assistenti sociali chiede, infatti, una laurea magistrale di 5 anni, e a questo proposito sia alla Camera che al Senato sono state presentate due proposte di legge.
Carlo Pareto

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