giovedì, 5 Agosto, 2021

Dottor Jekyll e Mister Hyde. Quando diventeremo un paese normale?

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APPUNTI DI VIAGGIO – Chi sa cosa avrà pensato Salvini alla notizia dell’iniziativa presa dal suo amico tedesco, Bernd Lucke, l’economista fondatore di AFD, il nuovo partito dell’ultradestra tedesca, nazionalista.

Il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca blocca la ratifica del Recovery Fund e rallenta – sicuramente per poco – il percorso della storica misura che, in un modo o nell’altro, cambierà l’Europa.

Ricordiamo che dei 750 miliardi di euro, circa 200 saranno destinati all’Italia. Si tratta di risorse del bilancio dell’Unione Europea ed è proprio questo l’aspetto “rivoluzionario” perchè si poggiano su risorse del bilancio della UE, su un pilastro solidale.

Un rafforzamento della funzione della UE contrastata dai nazionalisti tedeschi che siedono assieme nei banchi del gruppo “Identità e Democrazia” del Parlamento Europeo proprio con i parlamentari europei della Lega Nord di Matteo Salvini.

Si tratta della stessa formazione politica che in Germania, fra l’altro, si sta rendendo protagonista di attacchi alla comunità ebraica e ai migranti.

 

Salvini in Italia è tra i più “allegri” sostenitore del Governo Draghi che, già nelle prime ore, gli ha subito notificato che “l’euro è un processo “irreversibile”; ma Salvini è lo stesso che a Bruxelles va a braccetto con l’ultradestra anti-semita che contesta l’euro e che prova a bloccare anche l’aiuto ai singoli Stati Europei come l’Italia, con fondi del Recovery Fund.

AFD in Germania è opposizione al Governo Merkel, mentre Salvini in Italia è maggioranza, per cui si permettono il lusso di essere nazionalisti a Bruxelles ed europeisti in Italia. Ma non è più una sorpresa perché il leader leghista ci ha abituati a così tanti capovolgimenti delle sue posizioni che nessuno se ne fa più meraviglia.

 

In altri tempi si sarebbe posta una “questione politica”, oggi impensabile in un contesto in cui il quadro politico italiano è stato sedato dall’anestetico di marca Draghi, grazie al quale abbiamo transitoriamente superato lo stato di perenne fibrillazione in cui si è cacciato il giorno dopo le elezioni politiche del 2018.

Una crisi di sistema profonda, quella della politica italiana, che bisogna affrontare smettendo di avere paura del socio italiano (Lega) della destra europea che in Germania contesta gli aiuti che in Italia chiede.

D’altronde è lo stesso spartito che Salvini ha suonato in questo anni e che a parti invertite, senza alcun dubbio, lo avrebbe portato ad assumere il medesimo atteggiamento del suo omologo tedesco.

 

Se ci sarà una reazione della componente italiana dell’ultradestra europea, allora, forse, potremmo davvero assistere all’inizio di quel processo di trasformazione della Lega che, da soggetto populista-nazionalista, potrebbe muovere verso una destra conservatrice repubblicana che molti osservatori auspicano.

Diversamente registreremo un sintomo della triste conferma della staticità culturale della destra italiana, cinica calcolatrice nel sostenere l’unico Governo possibile in attesa di poter rispolverare le sue bandiere nazional-populiste.

 

Ma perché preoccuparci delle evoluzioni del leader padano?

Auspicare l’evoluzione in meglio della destra italiana che passi dal sollecitare sentimenti populisti-nazionalisti “anti-sistema” all’interpretare visioni della società (che naturalmente non condivido) tipiche dei conservatori inglesi, dei Repubblicani Americani o dei popolari europei significa voler bene al nostro Paese. Può significare uscire dalla fibrillazione di un quadro politico oggi modellato sulla instabilità umorale e culturale dei suoi protagonisti.

Immaginare Salvini premier non deve essere più percepito come oggi lo percepiamo, cioè un pericolo reale per la democrazia; la destra al potere è una normale possibilità derivante dalla contendibilità dello spazio elettorale, eventualità che deve basarsi sul reciproco riconoscimento e sulla condivisione delle regole del gioco e dei valori costituzionali.

Dobbiamo darci quanto prima un sistema elettorale e, se possibile, registrare l’architettura istituzionale per arrivare a creare maggioranze politiche sufficientemente stabili nelle mani degli elettori, allontanandoci dalla rassicurante partigianeria della legge elettorale proporzionale.

Insomma dobbiamo fare lo sforzo di diventare un Paese normale.

E’ questa, forse, l’unica vera opportunità che possiamo cogliere in questa fase di “calma apparente” del Governo DRAGHI

 

Livio Valvano

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