lunedì, 10 Maggio, 2021

Draghi, i Borboni e i becchini di Gramsci

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Con la decisione di riaprire gran parte di quel che la pandemia virale aveva costretto a chiudere e con l’assumere in maniera replicata e plateale non solo la difesa, ma la promozione come ministro eccellente di un politico come Roberto Speranza, si evidenziano le contraddizioni del governo di Mario Draghi.

Messe da parte le qualifiche iniziali di salvatore della patria e il lenocinio sulla ricerca della misura del suo rapporto di continuità\discontinuità col suo predecessore Giuseppe Conte, resta in piedi ben solido il suo legame con la tradizione politica della mera sopravvivenza. Il potere senza onestà, come diceva Gramsci in riferimento all’onore connesso alla rappresentanza.

Soprattutto in una fase di emergenza, quando cioè un regime politico è in dissoluzione, esplodono i conflitti tra la ragion di Stato e il costume popolare.

Draghi nel sostegno dato a Speranza e nel piegarsi, in assenza di dati positivi su contagi e decessi, alla legittima domanda di ripresa delle attività lavorative della maggioranza dei partiti che lo sostengono, ha scelto di disattendere i sentimenti più intimi e profondi di equità e di giustizia delle masse popolari.

La gente gli chiedeva, e gli chiede, di procedere sulla via della vaccinazione di massa per ridurre la riformazione dei contagi e sulla base di essa di avviare una politica mirata di ritorno alla produzione e al lavoro ormai ridotti al lumicino.

La vaccinazione di massa, ad onta delle favole consolatorie che raccontava il super-commissario Arcuri e riecheggia il suo sostituto generale Figliuolo, resta per ora un obiettivo assai remoto. Mancano le dosi sufficienti (per la politica irresponsabile della Commissione europea e la subalternità ad essa del nostro ministero della salute e dei governi Conte) e manca una seria catena distributiva rispettosa di principi di equità e giustizia.

A disattenderli e violarli platealmente è stato il ministero della salute, di concerto con i governi Conte.

Fin dal primo momento è mancato, e manca tuttora, un piano sanitario diverso da quello antiinfluenzale. Sono mancate assistenza domiciliare, incrementi del personale sanitario, dei posti letto per terapie intensive, di mascherine, aghi, tamponi di massa, messa in sicurezza di scuola e trasporti, oppure sono stati forniti a prezzi tra i più elevati del mercato internazionale.

L’inefficienza e l’inettitudine del Ministero della Salute, combinandosi con l’insipienza di molte Regioni, hanno esposto a morte sicura migliaia di medici e infermieri, e un numero grandissimo di cittadini, soprattutto in età avanzata, assistiti spesso da personale infetto.

A Lei, premier Draghi, questi poveri morti chiedono semplicemente che venga accertata e punita l’indolenza, l’ignoranza, i ritardi del Ministro e del Comitato tecnico-scientifico. E, se le è possibile, le saranno grati se la smetterà di distribuire patenti di affidabilità, competenza, professionalità a chi non ne aveva, e continua a non averne, nessuna.

Ha mai letto il libro di autocelebrazione che Speranza ha scritto per Feltrinelli e poi a rotta di collo ha dovuto far ritirare dalle librerie perchè c’è un limite alle vanterie, al racconto di balle, all’indecenza ?

Un canale televisivo come quello privato di Tv7 diretto da un giornalista come Massimo Gilletti ha documentato, a viso aperto, senza cedere a remore e paure, tutti i traffici, gli imbrogli, gli interessi, le oscurità che si sono annodati in questa vicenda. E la Procura della Repubblica di Bergamo ha aperto un’inchiesta che coinvolge anche lo stesso ministro Speranza.

La solidarietà espressa a lui ripetutamente da Draghi è da prendere sul serio

Gramsci quando nel pieno della crisi dello stato liberale e alle origini del fascismo esaminava il cinismo degli uomini di governo lo paragonava alla “stessa indifferenza professionale che ha il becchino nel manipolare la putre dine. Il metodo di governo di simili periodi storici è stato incisivamente qualificato da Guglielmo Gladstone: negazione di Dio”.

La situazione dell’Italia odierna non è quella esistente nel Regno borbonico delle Due Sicilie prima della formazione dello Stato unitario. Ma comincia a preoccupare un governo che di fronte a un numero di contagi e di morti che sono superiori a quelli dell’anno scorso e degli stessi lockdown, invece di prolungare le chiusure e le restrizioni dà il disco verde ad allentamenti e concessioni che saranno interpretate come un “liberi tutti”.

Sarebbe stato molto meglio e più efficace fin da un anno fa limitarsi a provvedimenti correttivi come per esempio.

-stabilire il principio che si può consumare il caffè e i pasti nei locali muniti ( e munibili) di dehors e in generale situati all’aria aperta, nel rispetto ovviamente di tutte le restrizioni in auge,

-si può circolare nei musei, nelle biblioteche, negli archivi facendo la fila, aspettando il proprio turno ed evitando rigorosamente ogni assembramento,

-redistribuire l’afflusso ai mezzi pubblici (metrò, tram, pullmann, treni ecc.) e rivedere gli orari di percorrenza

– si può prescindere dalla mascherina nei parchi, nei giardini e nelle stesse vie quando non sono affollate,

-si può avere un governo decente rinunciando alla presenza replicata e quindi invasiva di ministri come Luigi Di Maio, Dario Franceschini e Roberto Speranza.

 

Salvatore Sechi

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