domenica, 28 Novembre, 2021

Due atti unici di De Filippo al Teatro delle Muse

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Fervore in platea venerdì sera, al Teatro delle Muse, alle 20,45, per lo spettacolo «Dolore sotto chiave». Il testo di De Filippo è stato scritto nel 1958 come radiodramma, ma fu riadattato ad atto unico nel 1964. Discussioni durante il primo intermezzo che ha fatto rilasciare giudizi positivi sulla messa in scena. Scambi di idee, invece, tra il pubblico all’uscita dal teatro per il secondo atto unico «Silk Silk l’artefice magico» per l’ironia.
Il pubblico è apparso d’accordo su tutto: l’interpretazione di Cecchi e l’affiatamento con gli altri attori ha permesso di assistere ad Ancona una singolare e originale esecuzione di due situazioni di vita che hanno risvolti tragicomici.
La profonda e significativa commedia di De Filippo ci è stata rappresentata nella prima parte della messa in scena dove lo strazio della malattia della moglie di Rocco Capasso rende la vita di tutti un inferno. Lo spettacolo è stato vivificato dalla spiritualità di Pirandello di cui si sente l’influsso delle novelle fino alla stesura dei «Sei personaggi» del 1921. Il dramma famigliare, che si consuma nell’interno delle mura domestiche, tra i sussurri di Lucia, sorella di Rocco, la sofferenza di Elena, ormai allettata, cui non si può neanche rivolgere la parola, diventa insopportabile. Attanagliato Rocco che preso da un moto d’ira, entra nella stanza della moglie ma non la vede. Pensa, allora, che sia fuggita con un altro uomo. Così Lucia è costretta a rivelargli la verità: Elena è morta.
L’amara notizia nasconde un’altra verità. Rocco si è innamorato di un’altra donna che è diventata la sua amante, ora è in cinta. La situazione di clandestinità l’avrebbe spinta ad allontanarsi da lui. Il fatto che cerchi di recuperare il rapporto con la sua donna, la storia si svincola dalla commedia pirandelliana. Diventa una commedia moderna per il linguaggio scenico contaminato dall’inquietante tecnologia. La telefonata finale di Rocco alla sua amante, non rivela nulla. Si rimane nel non detto. Lo spettatore non può sentire che la voce solo del protagonista al telefono: il che trasforma la struttura del testo da atto unico in monologo in poche frazioni di secondo e prima del finale.
Nel 1980 «Dolore sotto chiave» andò in scena con «SIK SIK L’artefice magico» al San Ferdinando di Napoli così come abbiamo potuto rivedere nel primo appuntamento della tournée al Teatro delle Muse. La commedia «SIK SIK L’artefice magico» è «un testo immediato, comprensibile da chiunque – ha detto Carlo Cecchi – e nello stesso tempo raffinatissimo. L’uso che Eduardo fa del napoletano e il rapporto tra il napoletano e l’italiano trova qui l’equilibrio di una forma perfetta, quella, appunto, di un capolavoro» (così da c. stampa).
Gli attori di questa ottima compagnia recitarono con signorilità e con armonia degne di elogio. Tanto che alla fine dei due atti si ebbero grandi applausi ad Angelica Ippolito, Vincenzo Ferrera, Dario Iubatti, Remo Stella, Marco Trott e dimostrazioni di affetto per Cecchi che, chiamato più di una volta in palcoscenico, dovette presentarsi varie volte al proscenio. La produzione è di Marche Teatro/ Teatro di Roma / Elledieffe.

Andrea Carnevali

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